sabato, gennaio 20

Iran nel caos proteste. Khamenei parla dei ‘nemici’ Segnali di distensione fra Corea del Sud e Corea del Nord. In Egitto è lotta al Bitcoin

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Nove persone sono state uccise nella notte tra lunedì e martedì nel corso delle proteste antigovernative in Iran: lo riporta la Tv di Stato del Paese. Il bilancio delle vittime nei sei giorni di proteste sale così ad almeno 20. Sei dimostranti sono stati uccisi durante un attacco a una stazione di polizia a Qahdarijan. Inoltre, un ragazzino di 11 anni e un uomo di 20 sono stati uccisi a Khomeinishahr, mentre un membro della Guardia Rivoluzionaria iraniana è stato ucciso a Najafabad.

Mentre sono 450 i manifestanti arrestati da sabato scorso, 30 dicembre.  Lo riferisce il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht. Secondo questo bilancio, 200 persone sono state arrestate sabato, 150 domenica e 100 nella giornata di ieri. Il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, ha detto che alcune delle persone arrestate durante le proteste nel Paese potrebbero essere accusate di ‘Muharebeh’ (guerra contro Dio), un reato che prevede la pena di morte.

Ovvia la reazione della Guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei: «I nemici dell’Iran hanno rafforzato l’alleanza per colpire le istituzioni islamiche, Con i diversi strumenti come denaro, armi, politica e sistemi di sicurezza, i nemici hanno provato a minare il sistema». Khamenei non ha menzionato nessun Paese straniero in particolare: «Parlerò al popolo dei recenti incidenti a tempo debito», ha poi aggiunto la Guida suprema.

Secondo il ‘Wall Street Journal‘, che cita dirigenti Usa, le nuove sanzioni minacciate nei mesi scorsi da Donald Trump contro l’Iran potrebbero colpire i Guardiani della rivoluzione, una forza che risponde solo al leader supremo. In tal modo si eviterebbe di danneggiare gli iraniani che stanno manifestando. L’amministrazione Trump, intanto, sta facendo pressioni su vari Paesi per sostenere i diritti degli iraniani ad attuare proteste pacifiche, sempre secondo le stesse fonti.

Segnali di distensione fra Corea del Sud e Corea del Nord. Seul ha accolto con favore l’apertura di Pyongyang sulla sua presenza alle olimpiadi invernali di Pyeongchang, come detto dal leader Kim Jong-un: il presidente Moon Jae-in per questo ha invitato i ministeri dell’Unificazione e dello Sport «a dare rapidamente seguito a misure per riavviare un dialogo Nord-Sud» sulla partecipazione della delegazione nordcoreana. E poi ha proposto al Nord di tenere il 9 gennaio i colloqui di alto livello bilaterali. «Spero che il ministero dell’Unificazione e il ministero della Cultura e dello Sport mettano a punto rapidamente le misure necessarie per un veloce riavvio del dialogo Nord-Sud e per consentire la partecipazione della delegazione nordcoreana ai giochi olimpici di PyeongChang», ha detto Moon aprendo i lavori della prima riunione di gabinetto del 2018. «Vedo i commenti del presidente Kim Jong-un sull’invio di una delegazione nordcoreana ai giochi di PyeongChang e di tenere un dialogo a livello governativo come una risposta al nostro proposito di fare di PyeongChang un’innovativa opportunità di migliorare i rapporti Sud-Nord e di fondare la pace», ha osservato Moon. «Questa è una buona cosa», ha detto in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang, per il quale Pechino sostiene «ogni sforzo efficace al miglioramento delle relazioni».

Sono tra i 2,5 milioni e i 2,7 milioni gli iracheni sfollati a causa della guerra all’Isis negli ultimi tre anni che non hanno potuto ancora fare ritorno alle loro case. Ad affermarlo un portavoce del ministero delle Migrazioni e Sfollati. «Delle circa 5,5 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le loro case a causa della guerra contro i terroristi di Daesh, quasi la metà, tra il 45% e il 50% hanno finora potuto fare ritorno nelle province che sono state liberate. Prevediamo che molti altri torneranno alle loro case nei prossimi mesi, grazie al miglioramento delle condizioni climatiche e all’accelerazione delle operazioni di ricostruzione».

In Egitto è lotta al Bitcoin.  Il Gran Muftì ha infatti lanciato una ‘fatwa’, mettendo in guardia sui rischi della criptovaluta che è proibita dall’Islam. In particolare è stato lanciato l’allarme sul Bitcoin perché comporta rischi di «frode, mancanza di conoscenza e imbrogli». Ed è «vietata dalla Sharia perché provoca danni a individui, gruppi e istituzioni». Un consigliere del Muftì, Magdy Ashour, ha poi aggiunto che i Bitcoin sono stati usati «per finanziare i terroristi».

La Francia è pronta a installare un telefono fisso nella cella di ogni detenuto. Ad annunciarlo il ministero della giustizia di Parigi, che ha lanciato una gara d’appalto per equipaggiare progressivamente circa 50.000 utenze nei penitenziari del Paese. Chi sconta il carcere potrà telefonare solo ai numeri autorizzati dall’amministrazione penitenziaria. Le prime linee dovrebbero essere attivate entro fine anno.

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