sabato, luglio 21

Iran: l’ISIS dichiara guerra agli sciiti

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Proprio poche settimane fa era stato additato come il Paese più pericoloso e tra i maggiori finanziatori del terrorismo islamico. Donald Trump in visita in Arabia Saudita era stato chiaro: è l’Iran il principale nemico dell’Occidente e di chiunque voglia combattere l’estremismo islamico. Parole che avevano confuso chi sa bene che il terrorismo sunnita non può certo contare sul supporto degli sciiti di Teheran.

Oggi è appunto lo stesso Iran a essere vittima di un attentato – o meglio, di una serie di attacchi – rivendicato dai tagliagole dello Stato Islamico. Fonti vicine al Califfato hanno anche fatto trapelare un video dell’attacco in cui si vede una vittima sanguinante e un secondo terrorista passare armato di kalashnikov. Il primo attacco ha avuto luogo nel Parlamento iraniano, dove degli uomini avrebbero aperto il fuoco uccidendo diverse persone. Un attentatore si è fatto esplodere al quinto piano dell’edificio. Altri quattro ‘terroristi’ – come li ha immediatamente definiti la TV di Stato di Teheran – avrebbero poi attaccato il mausoleo dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini, a circa 25 kilometri dal Parlamento, uccidendo una guardia e ferendo quattro persone. Due degli assalitori, anche in questo caso, erano equipaggiati come kamikaze imbottiti di esplosivo.

I terroristi sarebbero riusciti a entrare in Parlamento travestendosi da donna. Ad ora il bilancio finale dello scontro è di 12 morti e 39 feriti: i parlamentari sono riusciti a evacuare l’edificio, dopo aver reagito con rabbia all’assalto, gridando frasi come «morte all’America, morte ai Sauditi». Dopo aver chiuso e messo sotto stretta sorveglianza l’intera area le forze dell’ordine iraniane confermano di aver ucciso tutti i terroristi. Un terzo attacco, inoltre, è stato fortunatamente sventato per tempo.

L’Isis non aveva mai rivendicato attentati in Iran, prima dei due attacchi di questa mattina a Teheran, ma di recente il gruppo che fa capo ad Abu Bakr al-Baghdadi ha intensificato la propaganda in lingua farsi nel tentativo di attirare la minoranza sunnita che vive nella Repubblica Islamica, patria dello sciismo. Nelle ultime settimane, lo Stato Islamico infatti aveva lanciato la versione in lingua farsi del magazine online ‘Rumiyah‘.

«L’Iran è cruciale nella lotta al terrorismo», ha affermato Ali Larijani, Presidente del Parlamento, «per questo motivo è stato colpito». È arrivata anche la condanna ufficiale di Mosca, alleato numero uno di Teheran. Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato che «questi atti di terrorismo meritano la più dura delle condanne, ed evidenziano ancora una volta la necessità di coordinare la lotta al terrorismo, in particolare contro lo Stato Islamico».

Su questa vicenda abbiamo intervistato Anna Vanzan, professoressa di Scienze della Mediazione Linguistica e Studi Interculturali, esperta in Iran presso l’Università Statale di Milano.

 

Secondo lei c’è qualche coincidenza che questo attentato cada proprio nel periodo del Ramadan, visto che sappiamo che in questo periodo, già dal 2015, assistiamo a una recrudescenza degli attacchi, per dimostrare la loro forza oltre che garantirsi un accesso in Paradiso preferenziale?

Si, senz’altro, in questa loro fredda, illogica e folle interpretazione della religione musulmana, per loro è così, anche in linea con quando sta succedendo in Europa, Manchester, Londra, Parigi ecc., c’era da aspettarselo in qualche modo. Tra l’altro in questo attentato, in particolar modo, compiuto a Teheran dimostrano che di religione i terroristi ne masticano veramente molto poca, perché in realtà c’è il divieto di compiere altre azioni di guerra contro altri musulmani, durante il mese sacro del Ramadan, dimostrando di non sapere nemmeno che cosa sia l’Islam vero.

Questo attentato smentisce in qualche modo l’affermazione di Donald Trump che Teheran finanzia i terroristi?

Le giro la domanda, perché in realtà automaticamente questo non assolve qualsiasi cosa sia successa nel Paese. Però è vero che, in realtà, Trump cambierà la sua idea sul Qatar. Trump, non è con questo attentato che prenderà conoscenza del fatto che Teheran non finanzia il terrorismo, o perlomeno non finanzia l’Isis, perché l’Isis è un nemico. È probabile che dirà che sono gli stessi iraniani che lo hanno organizzato. Da questo punto di vista non lo vedo come un possibile miglioramento da parte di Trump. Sa benissimo che Teheran non finanzia il terrorismo, anche perché se non lo capisce lui, qualcuno dei suoi glielo ha detto. In realtà la sua politica è quella di rafforzare l’alleanza con l’Arabia Saudita, e più in generale, fino ad ora è stata quella di fare tutto il contrario di quello che aveva fatto Obama. Se Obama si era avvicinato all’Iran, di conseguenza Trump, ne prende le distanze.

Allo stesso modo crede poco credibile la stessa accusa mossa dai Paesi del Concilio del Golfo nei confronti del Qatar?

Si assolutamente, d’altro canto le prove trovate sono che sono proprio questi i Paesi che hanno finanziato il terrorismo, così come vi sono le prove che questi Paesi hanno creato ed hanno finanziato l’Isis, come si hanno le prove che l’Arabia Saudita aveva finanziato i Talebani, e quindi questi sono ormai fatti storici inconfutabili, sui quali è difficile chiudere gli occhi. È chiaro che anche questa presa di posizione che hanno preso alcuni stati del Golfo, tra cui anche l’Egitto, nei confronti del Qatar si tratta di una Proxy War: vogliono punire il Qatar perché ha fatto degli accordi commerciali con l’Iran, e vuole far vedere che isolano qualsiasi entità che, nell’area, si accordi con l’Iran. Quindi, in realtà l’attacco contro il Qatar, non è contro Doha, ma contro Teheran.

Professoressa crede che si tratti di un altro attacco del Blocco Sunnita contro gli Sciiti?

Questo senz’altro, purtroppo da molto tempo che c’è questa sorta denigratoria nei confronti degli Sciiti, che vengono rappresentati come il male, direi che su questo sono altrettanto, se non più, feroci nei confronti degli Sciiti, rispetto di quanto lo possano essere con il mondo occidentale. Tra l’altro, se si guarda attentamente, soltanto in alcune zone gli attentati terroristici vengono compiuti verso comunità non musulmane in quanto un’altra religione, ad esempio i copti in Egitto, ma generalmente sono compiuti nel cuore del mondo occidentale, contro questa presunta civiltà corrotta, che è la nostra, soprattutto colpevole di essere intervenuta in un certo modo, in Medio Oriente. Quindi, in questo caso, questo attentato prova che la politica di delegazione dei consoli sciiti, adesso, è diventata realtà anche all’interno dell’unico Stato che governa dal 1501 con lo Sciismo come religione di Stato. Fino ad oggi gli attacchi contro la comunità sciita si erano registrati a macchia di leopardo solo all’interno di grandi comunità sunnite, ad esempio ricordo gli attentati, mascherati da incidenti, contro gli iraniani durante il pellegrinaggio a Mecca, spesso sono state registrate questo tipo di tensioni tra sunniti e sciiti in India, senza parlare indubbiamente dell’Iraq, ma questa volta sono andati a colpire al cuore anche del potere istituzionale, quindi hanno alzato l’obiettivo.

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