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Iran: la forza delle donne

La situazione delle donne iraniane spiegata da Farian Sabahi. Il risultato elettorale peserà sul loro futuro
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L’Iran, stando alla classifica stilata da Global Gender Gap Index 2016, si trova in 139esima posizione su 144, come abbiamo già avuto modo di vedere: questo evidenza che la questione di genere in Iran esiste ed è anche molto radicata. Le donne tentano di ritagliarsi il loro spazio.

Per approfondire meglio la condizione delle donne iraniane abbiamo incontrato Farian Sabahi, docente di relazioni internazionali mediorientali presso l’Università della Valle d’ Aosta, oltreché giornalista e scrittrice, autrice di alcuni libri sull’ Iran e sulle donne iraniane come ‘Noi donne di Teheran’.

C’è differenza tra la concezione della donna imposta da Khomeini negli anni ’80 e quella imposta da Khamenei?

C’è una differenza. Khomeini è morto alla fine degli anni ’80. Sono passati tanti anni, ovvio che la situazione è comunque cambiata. Due matricole su tre, oggi, all’università, sono donne, due laureate su tre sono donne, sono cambiati i modi. Anche complice la rete. E’ cambiata come è cambiata la società italiana. Si sono fatti passi avanti. Dal punto di vista legislativo, ci sono stati tentativi, anche con Ahmedinejad, di fermare l’emancipazione femminile, limitare i diritti delle donne, riportare indietro le lancette dell’ orologio. Hanno giocato a favore delle donne, in questi anni di Repubblica Islamica, dei vantaggi: ad esempio, la segregazione che è stata imposta dalla Repubblica Islamica sugli autobus o sulla metropolitana. Se tu vai in Iran, le donne si trovano nella parte posteriore degli autobus di linea. Molte famiglie conservatrici hanno permesso alle figlie di prendere i mezzi pubblici per andare a scuola, contando sul fatto che non potessero essere molestate da nessun uomo. Hanno sfruttato quello che potrebbe sembrare uno svantaggio. Grazie alla segregazione dei sessi, le ragazze hanno potuto muoversi liberamente. E’ stato letto come un vantaggio perché, del resto, se non puoi prendere i mezzi pubblici e non hai l’autista, come puoi spostarti in una città come Teheran?! Anche quello che viene percepito da noi come negativo, in realtà, lì è stato percepito come qualcosa di positivo.

 

Si possono definire emancipate le donne iraniane?

Le donne lavorano nello stesso ufficio dove lavorano gli uomini, guidano la macchina. Mentre in Arabia Saudita non si vota proprio, in Iran, nonostante non abbia un grande valore, si vota e le donne votano dal ’63. La monarchia, tra l’ altro, aveva prodotto una serie di norme che non erano poi così positive: ad esempio le donne, sotto lo Scià, dovevano chiedere al marito per andare all’ estero. C’era stata un’occidentalizzazione che però era imposta dall’alto. Non è perché c’è la pornografia che allora c’è la libertà. La Polizia segreta dello Scià non era proprio tenera. Era una modernizzazione imposta dall’alto che aveva tutti i suoi limiti.

 

Rouhani ha fatto qualcosa per migliorare la condizione femminile?

Per quanto riguarda la condizione femminile, il problema vero è che le principali protagoniste di queste battaglie sono tutte all’ estero. Le grandi protagoniste del femminismo iraniano non sono in Iran.

 

Se fosse eletto Raisi, come cambierebbe la questione femminile?

Sicuramente in peggio. Ci sarà una segregazione dei sessi e lo abbiamo già visto nei comizi in cui le donne erano separate dagli uomini a differenza dei comizi di Rouhani. Ci sarà anche una minore libertà sul web.

 

Come è visto dalla donna iraniana, soprattutto dalle giovani generazioni, l’obbligo di indossare il hijab? Sono libere di scegliere?

Il velo è obbligatorio per legge. C’è un tale divario tra classi sociali che si vedono bambine che già ad otto o nove anni mettono già il chador, mettendolo per accentuare la propria identità. Anche tra i giovani, con questo isolamento dell’Iran, con tutti questi attacchi ai musulmani, tra cui sono inseriti gli iraniani, si rafforza quell’ identità.

 

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