venerdì, settembre 22

Iran: Daesh a Teheran per dimostrare che è vivo

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L’attentato a Teheran rappresenta il primo colpo riuscito, da parte dello Stato Islamico (IS), al cuore sciita dell’Islam e ai luoghi simbolo dell’Iran12 morti e 42 feriti è il bilancio ufficiale delle vittime degli attacchi, 7 i terroristi che sarebbero stati uccisi e Ministero dell’Intelligence iraniano ha fatto sapere che «più di un terrorista è stato arrestato vivo» tra quelli che hanno partecipato al duplice attacco, senza precisare quanti.

L’IS ha rivendicato molto prontamente l’attacco – praticamente mentre era ancora in corso – il che deporrebbe per una operazione effettivamente non solo coordinata, come è evidente, ma anche gestita direttamente dai vertici del Califfato.

Che si tratti autenticamente di IS non vi sono ancora conferme ma pare che altrettanto non vi siano ragioni fondate per dubitarlo. Si tratta di capire il significato di questa apertura ufficiale del fronte iraniano da parte di un Califfato che ogni giorno sta perdendo terra ed è messo a dura prova. Altresì sarà importante capire cosa questo attentato che, molto evidentemente alza il livello dello scontro tra i terroristi sunniti e il mondo sciita, scatenerà sul fronte iraniano e dei suoi alleati, in primis Russia, in un momento in cui le potenze sunnite del Golfo stanno cercando di mettere alle corde l’Iran isolando il Qatar. Lo abbiamo fatto, intervistando Marco Maiolino, emergency team member presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, resercher-analyst presso ITSTIME, esperto di strategie militari e scenari internazionali.

 

Cosa c’è dietro a questa entrata di scena dell’Isis a Teheran?

Di nuovo c’è effettivamente poco, la novità è che il Daesh è riuscito ad attaccare in Iran, anche se tentativi di pianificazione di attentati sul suolo iraniano ci sono già stati, almeno la stampa iraniana così ha dichiarato, ma ovviamente non possiamo confermarlo. Dobbiamo ricordarci che l’Iran è un’avversario dello Stato Islamico, sta combattendo con la coalizione russa e siriana legata ad al-Assad, contro le postazioni Daesh in Siria, ed è quindi un avversario non solo militare, ma anche ideologico, perché il regime iraniano sciita, legato all’Hayatollah Khamenei, è sostanzialmente considerato dal Daesh come miscredente. Noi abbiamo avuto già esempi di attentati contro la componente sciita in Medio Oriente, questo potrebbe farci presumere una strategia da parte del Daesh. In un momento come questo, in cui i territori del Califfato sono pesantemente sotto attaccato, vista l’imminente liberazione delle roccaforti di Mosul e Raqqa  -si parla di sei mesi o probabilmente meno di un mese per Mosul-  i terroristi devono trovare una nuova strategia per sopravvivere all’interno dei territori mediorientali. Questo attacco ci fa presumere la volontà del Califfato di sfruttare sempre più quelli che sono i conflitti settali che caratterizzano il Medio Oriente, che sono alla base della crisi in Iraq, in Siria e in altri Paesi del Golfo. Lo scontro tra sunniti e sciiti ha un ruolo chiave nella crisi del Golfo. Sfruttando queste criticità, Daesh riesce a mantenere un alto livello di stabilità all’interno dei Paesi dove opera, e lo stesso livello di stabilità permette di aggirare il controllo delle autorità, e di mantenere attivamente il controllo territoriale.

Quindi mi conferma che è da diverso tempo che l’intelligence iraniana lavora su tentativi di attentati?

Si, dal 2014, sicuramente si, considerando anche l’incremento delle attività paramilitari iraniane all’interno del contesto siriano, tramite la sponsorizzazione di quelle forze paramilitari sciite, irachene e non, che combattono, sia in Siria che in Iraq.

E’ possibile fare una quantificazione della forza di Daesh in Iran?

La situazione è sicuramente molto complessa adesso per quanto riguarda la presenza del Daesh in Medio Oriente, non posso fare stime certe di quanti miliziani Daesh è in grado di contare, non sappiamo bene il numero, ma sappiamo che effettivamente nell’ultimo periodo i possedimenti sia in Iraq che in Siria si sono effettivamente quasi dissolti. In Iraq, Daesh mi pare sia presente solamente nelle aree di Bandar e Limim, invece in Siria, sembra essere presente principalmente nella Provincia Deir ez Azor, quindi per operare al confine iracheno, punto strategico tra le roccaforti di Mosul e di Raqqa, soprattutto sembra che sia poi centrato nell’area di Al Kamishi e Al Qaen, come presenza territoriale. Comunque l’offensiva di Raqqa da parte delle milizie ribelli siriane, appoggiate dagli Stati Uniti e dall’altra parte dalla coalizione legata ad Bashar al-Assad, e quindi supportata dall’Iran e dalla Russia, sta chiudendo su Raqqa. Questo confine iracheno sta diventando un punto strategico nel contesto siriano e nel giro di sei mesi si prevede la riconquista della roccaforte di Raqqa, sintetizzando, è partita l’offensiva finale.

Questo attentato non rappresenta per il Daesh un tentativo di smentire la perdita di forza in relazione alla perdita di territori? È sbagliato credere che siano ancora più attivi, visto che in Iran non erano mai riusciti ad attaccare?

Io credo che l’attacco faccia parte  di una strategia, sulla base della perdita di questi territori, devono comunque continuare ad operare per dimostrare ai potenziali proseliti che non sono stati spazzati via, non hanno perso la guerra, ma sono ancora capaci di colpire. Questo sostanzialmente è vero, il Daesh può perdere tutti i territori del mondo, in Siria e Medio Oriente, ma ancora sarà capace di colpire, non solo nel teatro mediorientale, ma in Occidente e in qualsiasi altro teatro sulla scena internazionale, Filippine, Iran e il contesto africano sono tutte realtà che confermano questa strategia.

Possiamo parlare di attacco sunnita contro gli sciiti, è corretta questa sintesi?

No. Perché Daesh non rappresenta integralmente il gruppo sunnita, l’Islam sunnita è composto di diverse matrici, e l’ideologia proposta da Daesh non è assolutamente rappresentativa di tutta la frangia sunnita.

Teheran alleato della Russia, abbiamo sentito il portavoce del governo di Mosca, utilizzare toni abbastanza pacati, come crede che reagirà Mosca?

Io credo che nel breve periodo si vedrà un incremento delle operazioni militari sia della Russia, che delle milizie sponsorizzate dall’Iran, contro gli obiettivi Daesh.

Invece per quanto riguarda l’Iran, come reagirà dopo aver subito questo attacco al cuore delle sue Istituzioni?

Se effettivamente viene accertata la responsabilità califfale, credo si incrementerà l’azione militare contro Daesh.

In che modo?

Credo tramite il mezzo che stanno utilizzando maggiormente in Iraq e Siria che sono le milizie paramilitari sciite irachene e Hezbollah.

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