mercoledì, settembre 19

Indonesia nel mirino dell’ISIS. Di nuovo Domenica di sangue, una intera famiglia reduce dalla Siria compresi i bambini si trasforma in gruppo di kamikaze ed attacca tre differenti chiese cristiane a Surabaya, seconda città della Nazione

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Gli attentati alle chiese cristiane in Indonesia nella giornata di ieri non sono un caso improvviso e inaspettato, le Forze di sicurezza indonesiane sono operative in questo campo da almeno una quindicina d’anni con ostinata pervicacia. L’Indonesia, tocca precisare, è la Nazione musulmana più popolosa al Mondo, la strategia integrata messa in atto da parte delle principali agenzie governative e dalle strutture di sicurezza nazionale si contrappone alla strategia del terrore dell’ISIS a tutto raggio e da tempo. I precedenti storici non mancano, l’esperienza accumulata in epoca recente nel monitorare le frange estremiste islamiche e i miliziani affiliati all’ISIS s’è andata affinando. Così come è già noto –statistiche alla mano- che quanto più ci si approssima al Ramadan tanto più i terroristi di estrazione islamica si preparano a mettere a segno i loro attentati. Proprio quel che è accaduto Domenica 13 Maggio.
E’ stata allestita una cellula “leggera”, con mezzi facilmente mimetizzabili nella vita comune come accade in questi casi, come motorini e biciclette (tecnica usata spesso anche nel Sud della Thailandia), una intera famiglia è stata “strutturata” nella forma di cellula terroristica e l’obbiettivo era di facile identificazione, luoghi di culto, chiese.
I “kamikaze” in piena azione terroristica, si son fatti esplodere in tre diverse chiese cristiane a Surabaya , la seconda città d’Indonesia per ordine di grandezza, e sono tutti componenti della stessa famiglia. Tra di essi anche bambini e adolescenti, 11 morti e 41 feriti sono il triste bilancio di questa Domenica di sangue. Gli attentati sono stati rivendicati dall’ISIS, se mai ci fosse stato qualche dubbio. Si tratta di una intera famiglia reduce dalla Siria, dove l’ISIS ha spadroneggiato fino a poco tempo fa prima di soccombere sotto i colpi della coalizione internazionale che l’ha ripetutamente martellato. Secondo i resoconti ufficiali resi noti dalla polizia indonesiana, la madre si è fatta esplodere con due figli di 12 e 9 anni,
mentre il padre ed altri due figli di 18 e 16 anni hanno azionato le bombe in prossimità di altre due chiese.
L’Indonesia è da tempo in lotta contro l’ISIS ed il terrorismo di estrazione islamica più in generale da lungo tempo. E proprio negli ultimi giorni si è riscontrata una particolare recrudescenza, in questo ambito, visto che pochi giorni prima si è verificata una vera e propria rivolta carceraria da parte di detenuti affiliati alle milizie islamiche terroristiche, sedata con molta fatica dalle Forze di Sicurezza a Depok  , periferia di Jakarta, dopo che gli stessi detenuti in rivolta avevano preso in ostaggio e poi ucciso ben cinque agenti.
Secondo gli osservatori esperti in materia di terrorismo di matrice islamica, sia l’azione svoltasi nelle carceri di Depok sia l’attacco con coltello a Parigi, un morto e 4 feriti per mano di un cittadino di origine cecena, peraltro già schedato in Francia, attentato anch’esso rivendicato dall’ISIS, sono da considerarsi azioni atte a distrarre, confondere e “spalmare” l’azione dell’ISIS secondo un principio di rete operativa a vasto raggio a livello globale, così come già sperimentato in precedenza da al Qaeda e che l’ISIS ha ulteriormente raffinato.

Durante l’Angelus domenicale anche il Santo Padre è intervenuto sul tema, visto che sono sotto attacco appartenenti alla Comunità Cristiana in terra d’Asia del Sud Est: «Sono particolarmente vicino al caro popolo dell’Indonesia, in modo speciale alle comunità cristiane della città di Surabaya duramente colpite dal grave attacco contro luoghi di culto. Elevo la mia preghiera per le vittime e i loro congiunti. Insieme invochiamo il Dio della Pace affinché faccia cessare queste violente azioni e nel cuore di tutti trovino spazio non sentimenti di odio e violenza ma di riconciliazione e di fraternità».
L’Indonesia è stata –fino a poco tempo fa- considerata un Paese modello in quanto a moderazione e tolleranza religiosa. Soprattutto tolleranza religiosa attuata da parte della maggioranza musulmana. Infatti, l’87 per cento della popolazione dei suoi 255 milioni di abitanti rende l’Indonesia stessa la Nazione col maggior numero di musulmani al Mondo. Poi vi è da considerare un 10 per cento di cristiani, dei quali quasi un terzo è composto da cattolici, un 1,7 per cento di induisti  (soprattuttoconcentrati nell’Isola di Bali) e un numero più piccolo di buddhisti e seguaci del Confucianesimo. La tolleranza religiosa ha potuto consentire a questi differenti credenti di vivere uno accanto all’altro senza forme di estremismo o intolleranza religiosa. In tempi più recenti, però, il fenomeno dell’espansione di visioni più estremiste e fondamentaliste ha “ridisegnato” il panorama della convivenza pacifica e della reciproca tolleranza religiosa. Un vero e proprio “spartiacque” è istato il “caso” Ahok. Basuki Tjahaja Purnama detto “Ahok” è un cristiano protestante di origine cinese. E’ stato Governatore della Capitale Jakarta, un ruolo molto delicato e rilevante che per la prima volta era ricoperto da un cittadino indonesiano non-musulmano. Due volte minoranza, quindi: cristiano e cinese di origine. In realtà, alla prova dei fatti, si è dimostrato il Governatore di Jakarta più abile e preparato degli ultimi 40 anni. Ma a Settembre 2017, a causa di una sua affermazione mal letta o interpretata malignamente, ha offerto ai suoi oppositori e nemici lo spunto per accusarlo di blasfemia, con una vasta mobilitazione di centinaia di migliaia di musulmani. Da qui, la nascita dei tanti dubbi sulla solidità o fragilità della Democrazia indonesiana basata sui principi della cosiddetta Pancasila .

Come ha dimostrato il “caso” dello sbarco di truppe ISIS in territorio filippino, Marawi , Mindanao filippino, Maggio 2017, i terroristi affiliati allo Stato Islamico, organizzando gruppi operativi locali con l’appoggio di cellule pre-esistenti, identificano target ed attaccano a sorpresa, spostando il focus della propria azione e cercando di mettere quanto più possibile in difficoltà i servizi di Intelligence locali, nell’intero arco di Nazioni del Sud Est Asia.
I precedenti in terra indonesiana:
Ottobre 2000, una serie di bombe esplode in alcuni tra i più famosi locali notturni di Bali, il bilancio finale è di 202 morti, soprattutto turisti, il più grave attentato di matrice terroristica attuato in Indonesia.
Dicembre 2000: Svariate bombe rudimentali recapitate come pacchi di Natale in chiese e monasteri, uccise 19 persone.

Settembre 2004: Una autobomba esplode nei pressi dell’Ambasciata d’Australia a Jakarta, 10 morti.
Maggio 2005: una esplosione in un mercato nella città di Tentena, 22 morti, l’attentato è rivendicato da Jemaah Islamiyah.
Ottobre 2005: Tre kamikaze si fanno esplodere nei luoghi più famosi del turismo internazionalmente riconosciuto a Bali, muoiono 20 persone.
Luglio 2009: Una esplosione nei pressi dell’Hotel di lusso delle catene Ritz-Carlton e JW Marriot a Jakarta, sette morti tra i quali sei turisti e 40 feriti
Gennaio 2016: attacchi multipli a Jakarta, sette esplosioni e conflitti a fuoco tra agenti e terroristi, 7 morti (tra cui 5 terroristi, un indonesiano e un olandese alle dipendenze dell’ONU) e 10 feriti, attacchi rivendicati dall’ISIS e dietro i quali –secondo la Polizia indonesiana- vi è Bahrun Naim , indonesiano che ha combattuto con l’ISIS in Siria, al gruppo di attacco partecipavano un attentatore suicida ed altri quattro uomini.

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