mercoledì, settembre 19

India e Cina: mai così lontane, pronti ad uno scontro militare? Ad un anno dalla questione del Doklam i rapporti tra Cina e India sono sempre più inclinati. Una situazione instabile che secondo alcuni analisti potrebbe presto esplodere in un conflitto diretto

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Una disputa territoriale in un’area dell’Himalaya. Un lembo di terra di appena 89 km quadrati che un anno fa aveva acceso la miccia tra India e Cina. Il Doklam, area di congiuntura tra India, Cina e Bhutan è stato per diversi mesi al centro di un impasse diplomatico tra i Governi di Pechino e Nuova Delhi.

A giugno del 2017 il piccolo Stato himalayano aveva notato presenze cinesi nell’altopiano del Doklam intente a costruire una strada. L’allarme era subito scattato a Delhi che si era precipitata in aiuto del suo prezioso alleato, portando circa un centinaio di truppe nella zona incriminata. Il Doklam è da tempo area di contesa tra il piccolo Stato dell’Himalaya e la grande potenza cinese, che rivendica come proprio l’intero territorio. Nel 1890, un accordo firmato dall’allora Impero Britannico e dalla dinastia Ming aveva delineato i confini di tale area, confini rimasti sempre molto labili lasciando adito a diverse interpretazioni sulla legittima appartenenza territoriale di uno o dell’altro Paese.

L’intervento indiano è stato fortemente criticato dalla Cina che ha subito intimato le truppe indiane a ritirarsi, accusando Delhi di aver violato la sovranità del Bhutan. Da parte sua l’interesse di Nuova Delhi nella questione Doklam è legato alla sua prossimità ad un corridoio ritenuto fondamentale per gli interessi e per la sicurezza indiana: il Corridoio di Siliguri. Il ‘Chicken’s neck’, ovvero collo di gallina, è un piccolissimo stretto che collega i sette stati dell’India nord-orientale al resto del Paese. La presenza cinese vicino a questa zona ha fatto subito scattare l’intervento indiano che temeva, e teme, che un eccessivo avventurismo cinese possa portare ad escludere il controllo dell’India su una parte del Paese, soprattutto sull’ Arunachal Pradesh, Stato indiano che la Cina considera Tibet orientale e quindi parte del suo territorio.

Ma se l’allarme sull’altopiano del Doklam è rientrato, sventando la possibilità di uno scontro militare tra le due maggiori potenze asiatiche, ad un anno di distanza dall’accaduto le tensioni tra i due Paesi non accennano a diminuire. La Cina continua infatti a mantenere una presenza militare nella zona, portando avanti i suoi progetti infrastrutturali iniziati immediatamente dopo la ritirata indiana.

La rivalità sino-indiana è da anni in costante crescita, alimentata dalla mancanza di fiducia reciproca e cooperazione. Entrambe le super economie asiatiche sembrano essere sospettose nei confronti delle intenzioni dell’altra. Molti analisti cinesi credono che l’India cerchi di ottenere lo Status di potenza mondiale in diretta competizione con la Cina, e che «il dispiegamento di truppe indiane sia un chiaro segno delle intenzioni offensive dell’India», afferma un report del Carnegie Tsinghua for Global Policy. Dall’altre parte molti strateghi indiani credono che la Cina cerchi una dominazione militare lungo le dispute di confine con l’India. Uno scambio di accuse che certo non favorisce un dialogo tra le due potenze.

Nonostante abbia demograficamente superato la Cina, con una popolazione di 1,33 miliardi rispetto agli 1,30 cinesi, la ‘Belt and Road’ initiative, la mastodontica opera economica cinese preoccupa, e non poco, il Governo di Deli. Sin dall’annuncio da parte di Xi Jinping di una nuova via della seta terrestre e marittima, l’India, così come il suo piccolo alleato Buthan, si è dimostrata reticente ad accettare una qualsivoglia partecipazione all’impresa cinese. L’India teme la penetrazione cinese in aree che sono storicamente sotto la sua influenza, come in Nepal e Sri lanka, dove negli ultimi anni Pechino ha investito molto. Ma a preoccupare Deli è soprattutto il rafforzarsi della relazione tra la Cina e il Pakistan, il cui porto di Gwadar dovrebbe essere uno snodo focale sulla Nuova Via della Seta. A mettere benzina sul fuoco in questo puzzle sino-indiano ci hanno pensato gli Stati Uniti che, spinti dalla nuova politica di Donald Trump, hanno riconosciuto nell’India il partner perfetto per arginare l’avanzata economia e politica cinese.

Le questioni geopolitiche e lo svilupparsi di alleanze antagoniste hanno sicuramente favorito l’inclinarsi dei rapporti tra India e Cina. Oltre alla questione del Doklam, gli sviluppi e gli investimenti nei rispettivi arsenali militari hanno portato ad un aggravarsi del ‘security dilemma’, il dilemma della sicurezza. «Gli sviluppi nella capacità convenzionale e nucleare indiana nell’ultima decade, e le pesanti differenze in come Pechino e Nuova Deli percepiscono questi avanzamenti, hanno contribuito ad un senso di rivalità strategica e sfiducia tra i due Paesi», scrive l’analista Frank O’Donell, ricercatore associato dell’Università di Harvard. Una percezione certo avallata dalla realtà dei fatti che vede l’India aver aumentato le sue forze di terra e aree lungo il confine con la Cina. Nel 2009-2010 due nuove divisioni, la 56 e la 75, di circa 35.000 truppe, sono state piazzate nel Arunachal Pradesh, Stato nord-orientale dell’India ai confini cinesi. Inoltre, entro il 2021 un altro gruppo di 35.000 unità dovrebbe posizionarsi lungo il confine sino-indiano.

La poca chiarezza e la confusione dei rispettivi obiettivi in termini di capacità nucleare ha ulteriormente aumentato la percezione di instabilità tra gli analisti cinesi, che hanno diffuso preoccupazioni sui media di una crescente postura militare offensiva da parte dell’India. Come evidenziato nel report, un articolo del ‘China National Defense Daily’ concludeva che l’India avesse improvvisamente aumentato il riversarsi di forze verso il confine cinese, mentre un’inchiesta rivolta a diversi analisti osservava come «la strategia difensive dell’esercito indiano ha cominciato ad essere direzionata verso una postura più offensiva». Anche il college militare di Nanjing aveva più volte incorniciato le azioni indiane nel campo della balistica nucleare come uno sforzo per assicurare non una minima deterrenza ma, piuttosto, come un tentativo di competere a livello nucleare con la Cina.

Secondo l’Orf, istituto di ricerca indiano, in risposta alle preoccupanti manovre di Nuova Deli, anche la Cina starebbe aumentando la sua presenza permanente dell’ EPL, l’Esercito Popolare di Liberazione, in vari punti lungo il confine sino-indiano. Che la questione di Doklam abbia acceso un assertivismo tra le fila cinese lo si evince anche dalle parole del Generale Zhou Bo, il quale afferma che «la disputa di confine non era sul radar strategico cinese, ma la vicenda ha fornito alla Cina una lezione per riconsiderare le sue preoccupazioni sulla sicurezza», aumentando dunque la presenza di infrastrutture cinesi nell’area.

La crescenta ostilità e incapacità di mettere le carte in tavola con chiarezza potrebbe essere dannosa più per Delhi che per Pechino; l’India, esclusasi dalla Nuova Via della Seta, rischia di trovarsi circondata dai giganteschi progetti cinesi che sono pronti a coprire tutta l’Asia. Inoltre, rimane l’incognita russa. Se per molti il Cremlino è diventato l’ago della bilancia delle questioni mediorientali e asiatiche, il suo rapporto con la Cina rimane ambiguo. La Shanghai Cooperation Organization ha visto negli anni il crescere dei rapporti tra Mosca e Pechino, che hanno fatto della SCO il loro campo da gioco perfetto dove far coincidere, a meno in parte, i rispettivi interessi. Dall’altra, la Russia preferisce l’alleanza con l’India rispetto all’avvicinarsi della Cina al Pakistan, rapporto che Vladimir Putin non vede di buon occhio.

Che sia veramente frutto di incomprensioni e reticenza al dialogo, o semplicemente il naturale evolversi di un rapporto tra due potenze che aspirano ad un ruolo egemonico nell’area, il dialogo tra Cina e India è sempre più in salita e «qualsiasi conflitto militare tra le due maggiori potenze in ascesa dell’Asia sarebbe catastrofico non solo per i loro interessi… ma anche per la sicurezza globale».

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