martedì, gennaio 16

Il sistema gas, ‘ponte’ della transizione economica italiana Il Global Gas Report. Interessi e investimenti dell'Italia come hub europeo, tra riconfigurazione strategica delle reti ed equo accesso alla concorrenza

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Il 29 settembre è stato pubblicato il primo Global Gas Report, curato da SNAM S.p.A. in collaborazione con il Center for Energy Impact e presentato a Washington, D.C, presso Paul H. Nitze School, un istituto di alti studi internazionali affiliato alla Johns Hopkins University.  A livello globale, i costi più competitivi rispetto ad altri combustibili e un aumento di liquidità hanno portato, con l’aiuto dell’innovazione tecnologica, la domanda di gas a un ‘punto di svolta’ nell travagliato processo di decarbonizzazione,  DI fronte ai parziali vuoti di consumo rispetto al carbone presenti in un contesto-chiave come l’Asia e al mantenimento del primato USA, «il trend di ripresa dei consumi in Europa prosegue e ha segnato un’accelerazione nel 2016».

Ricordiamo, in sintesi, vantaggi e svantaggi del gas naturale: fonte fossile non rinnovabile (ha tempi di formazione molto lunghi), costa meno e brucia in maniera più pulita degli altri combustibili fossili, pur producendo gas serra (in particolare, ossido di azoto) e comportando un impatto ambientale nell’ estrazione (abbassamento dei livelli del terreno e danno agli ecosistemi) e nel trasporto. Oltre all’ uso residenziale generalizzato, per le sue qualità di sicurezza e economicità ottimizza i processi di produzione industriale e permetterà nel tempo – nell’opinione ormai corrente, asseverata dalla International Energy Agency – di ridurre fortemente la CO2 in atmosfera, facendo da ponte verso un futuro a basso contenuto di carbonio. Tale funzione potrà essere assolta sia in complemento con le energie rinnovabili, sia sviluppando ‘gas rinnovabile’ e  nuove tecnologie (ad esempio, power-to-gas o cattura del carbonio). Per unità di energia prodotta, l’anidride carbonica rilasciata dal gas naturale è inferiore del 20% rispetto al petrolio e del 40% rispetto carbone. Il metano, insieme a bio-diesel e biomasse, è impiegato anche nella co-generazione, processo innovativo che permette di recuperare il calore residuo prodotto nella generazione di elettricità: con un solo impianto, e un risparmio energetico superiore al 30%, si producono allo stesso tempo energia termica ed elettrica.

Nel 2005 uno studio dell’Associazione Italiana Economisti dell’Energia (AIEE) rilevava diverse criticità esistenti nel ‘sistema gas’ italiano, in particolare la sua incapacità di risposta ai picchi della domanda, connessa alla scarsità in termini di infrastrutture e produzione, e la debole attitudine alla competizione del nostro mercato nazionale. L’inversa proporzionalità fra produzione e domanda, complice un settore termoelettrico che sarebbe presto entrato in crisi (con un calo del 13% tra il 2008 e il 2014), ha confermato nei fatti un aumento della domanda nazionale (con una media costante del 2% nel decennio 2010-2020), compresa tra i 102 e i 112 miliardi di mc di gas nel quinquennio 2015-2020. In proposito, Edgardo Curcio (Roma, 1930-2015), fondatore storico e ex-Presidente dell’Associazione, aveva auspicato per l’Italia un ruolo di ‘collettore’ verso l’Europa continentale, a condizione che le imprese private cogliessero questa opportunità aumentando le capacità strutturali e di approvvigionamento, nel quadro del mercato europeo. Il trend nazionale «si riscontra», scriveva Curcio, «anche a livello europeo, dove emerge che il gas naturale rappresenta attualmente la seconda fonte energetica più importante, rispondendo al 25% dei primari bisogni di energia per crescere fino al 30% nel 2020, secondo le previsioni di Eurogas». Tuttavia, «quando la mancanza di nuove infrastrutture di ricezione del gas in Italia e la caduta della produzione nazionale metteranno a rischio la copertura di una domanda (…) in forte crescita».

Rispetto ad altri Paesi dell’UE, l’Italia appare un consumatore ‘anomalo’ della fonte in questione: secondo i dati di SNAM rielaborati da Staffetta Quotidiana, a novembre del 2017 il consumo di gas è risultato pari a 7903,7 milioni di mc, cioè il 6,3% in più rispetto al 2016 e il 21,8% rispetto al 2015, sullo stesso mese. Responsabili per questo dato sono, innanzitutto, il settore civile (3842,6 milioni di mc), seguito dal termoelettrico (2538,1) e dal settore industriale (1264,9). A ciò non hanno fatto riscontro un aumento produttivo, in calo del 10,4% rispetto allo scorso anno, né delle importazioni, mentre sono aumentate le erogazioni provenienti dai siti di stoccaggio.

L’andamento del mercato del gas è un aspetto cruciale delle politiche energetiche del mondo attuale: esso fornisce risposte in termini di approvvigionamento e sostenibilità ed è perciò legato a questioni strategiche di politica estera economica. Considerando l’evoluzione del ‘sistema gas’ italiano e il nostro potenziale ruolo di ‘hub’ (‘punto di snodo’) nel settore, l’aumento della competitività e il processo di liberalizzazione costituiscono obiettivi non privi di criticità. La preziosa risorsa fossile costituisce un pilier della nostra «Strategia Energetica Nazionale» (SEN), la cui definizione fu affidata al governo con Decreto-Legge nel 2008 (n.112, convertito dalla L. 133/2008). Strumento di indirizzo e programmazione statale nella cornice europea, la SEN risulta centrata sulla triade sicurezza-competitività-sostenibilità’. Da quest’anno al 2030, è previsto un investimento di 175 miliardi di euro per portare le rinnovabili al 28% nel consumo totale e al 55% in quello elettrico – superando il target UE –  e azzerare, entro il 2025, il ricorso al carbone. Insieme alle reti elettriche, il governo destina al gas 30 miliardi con l’obiettivo di ridurre il gap di costo tra Italia e Paesi nordeuropei, che si aggira sui 2 €/ MWh tra il nostro punto d’incontro tra domanda e offerta (il ‘Punto di scambio virtuale’ o PSV) e l’omologo olandese (‘Title Transfer Facility’ o TTF), base di riferimento per le quotazioni sul mercato ‘spot’, ossia quello sviluppatosi sui contratti a breve termine.

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