mercoledì, settembre 19

Il risiko dell’ Est Europa Paesi Baltici e Balcani fra UE e Russia

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L’Europa orientale è da sempre sottoposta alla duplice tensione di due forze attrattive contrapposte: quella occidentale del Vecchio Continente e quella orientale della Russia. E così , fra pulsioni a diventare sempre più integrate in una Nuova Europa e tendenze a tornare a far parte di un vecchio-nuovo blocco simil-sovietico, gli Stati ai confine fra Unione Europea e Federazione Russa sono sempre più terreno di conquista e di competizione. Una sorta di grande Risiko.

Il paragone appare calzante se si tiene conto di come le due potenze si stiano muovendo per aggiudicarsi possibilità di influenzare queste aree, magari riuscendo ad accaparrarsele prima che arrivi il nemico. Le zone centrali di questa ‘corsa allo Stato’ sono la regione baltica e l’area balcanica. Due forze contrapposte stanno cercando di sopraffarsi vicendevolmente, con esiti e implicazioni tutti da verificare.

La regione baltica è strategica per il controllo dei confini dell’Unione Europea. In prossimità dell’enclave russa di Kaliningrad, il trio composto da Lettonia, Estonia e Lituania (specialmente quest’ultima) sono al centro delle strategie NATO per il contenimento della Russia. Un contingente dell’alleanza atlantica è presente nella regione a presidio della pace ma, nonostante le tensioni, ciò non ha impedito alla Germania di portare avanti, con la Federazione Russa, il progetto Nord Stream II, con la costruzione di un condotto per l’approvvigionamento di gas dalla Russia. Questo ha allarmato non poco i Paesi baltici. Per rinsaldare il legame fra Estonia, Lettonia e Lituania, pertanto, Angela Merkel incontrerà, questo fine settimana, la Presidente lituana Dalia Grybauskaite, per poi vedersi con i primi ministri dei tre Paesi Baltici durante la visita al contingente multinazionale della NATO guidato dalla Germania a Rukla, in Lituania. I lituani sono preoccupati per l’intenzione tedesca di voler mantenere i rapporti con i russi, per soddisfare i vicendevoli interessi economico-energetici e la visita della Merkel a Vilnius servirà appunto per sottolineare come, in caso di inopinato attacco russo, la Germania interverrà a supporto dei Paesi baltici.

L’incertezza dei lituani non è legata alla figura della Cancelliera Angela Merkel, fra i tedeschi la più risoluta a dimostrare la propria contrarietà al Governo di Mosca e a mantenere le sanzioni per la guerra in Ucraina. A Vilnius dubitano, tuttavia, della reale volontà tedesca di intervenire in caso di guerra. Troppi interessi economici legano i due Paesi. Peraltro, pur non pregiudicando nulla a livello di rapporti fra i due Stati, un sondaggio sembra dimostrare che i timori della Lituania non sono poi così infondati: fra le popolazioni dei Paesi impegnati nel contingente multinazionale, quella tedesca sarebbe la meno incline ad accettare un intervento militare atto a difendere un alleato della NATO attaccato da un nemico. Il lavoro diplomatico che attende la Merkel in questo weekend sarà piuttosto impegnativo.

Ma non è solo la Germania, che in questo contesto opera come Stato sovrano e non come parte di una coalizione o dell’Unione Europea, che deve fare attenzione ai propri alleati in chiave anti-russa. La stessa Russia, che ha da sempre mire ben radicate sui Balcani, deve fare i conti con quella che è da sempre, tradizionalmente, una nazione alleata. È noto, infatti, come la Serbia e la Russia condividano (salvo eccezioni che nella storia sono occorse) un legame culturale, religioso e politico. Mosca è tradizionalmente protettore delle popolazioni di cultura e lingua di origine slava e di religione ortodossa: non è un caso che, ai tempi della Prima Guerra Mondiale, i primi a intervenire in difesa della Serbia attaccata dall’Austria-Ungheria fu proprio l’Impero russo. E, nonostante ciò, in un’intervista rilasciata a Reuters, il Presidente serbo Aleksander Vučić ha dichiarato che la risoluzione della questione kosovara, che vede l’Unione Europea come mediatore fra Belgrado e Pristina, passa anche dall’ingresso della Serbia nella UE. Non è una novità assoluta, ma legare il superamento della questione kosovara, fondamentale per la stabilità della regione e dell’Europa tutta, all’ingresso nell’Unione è un qualcosa di molto forte, per varie ragioni. Questa dichiarazione sull’ingresso dello Stato dell’ex Jugoslavia nell’Unione avviene in un momento in cui l’UE sembra in crisi, distrutta fra tensioni centrifughe e sempre sul punto di iniziare a disgregarsi: gli Stati di Visegrad sono fra i principali contestatori dell’attuale Unione Europea. Sapere che, nonostante la crisi, c’è chi ancora, a est, vede nell’Unione Europea un qualcosa a cui tendere è sicuramente simbolico della credibilità che l’Europa esercita ad est. Far entrare nell’Unione uno Stato, tradizionalmente vicino a Mosca, significherebbe inoltre ridurre l’influenza russa nei Balcani, sottraendole un prezioso punto di riferimento e conquistando un fondamentale alleato nella regione della ex-Jugoslavia. E a Mosca non sono tranquilli: il Montenegro, non più tardi di un anno fa, è entrata a far parte della NATO. La metafora del Risiko è qui più calzante che mai.

I Balcani sono fondamentali per Mosca, che da tempo tenta in vari modi di destabilizzare l’area, una vera e propria polveriera sempre pronta a scoppiare. Si pensi, ad esempio, alla questione macedone, che da anni divide Macedonia e Grecia. Nelle pieghe di quello scontro diplomatico si è insinuata la Russia, creando e alimentando spinte nazionalistiche in Grecia per far sì che salti l’accordo raggiunto fra Skopje e Atene, dopo anni di estenuanti trattative. Soffiare sul fuoco di un conflitto mai sopito e alimentare le fiamme dello scontro, puntando su quei sentimenti nazionalisti che mal si conciliano con la pace, è la via seguita da Mosca per creare problemi all’Unione Europea. In quest’ottica va anche letta la prossima visita in Bosnia del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, volto a rinsaldare i rapporti fra i due Paesi: è quanto mai fondamentale tenersi buono un amico in momenti come questi, in cui l’Unione Europea e la NATO stanno piazzando pedine strategicamente fondamentali nella regione balcanica. Specialmente se quell’amico, in passato, ha creato più di un problema, al mondo occidentale, come dimostrano i sanguinosi fatti degli anni Novanta. La visita di Lavrov, infatti, ha come obiettivo un incontro con la Repubblica Serba di Bosnia, uno dei due Stati federati della Bosnia Erzegovina: l’occasione è la costruzione di una chiesa ortodossa a Banja Luka. Tuttavia, non è una semplice costruzione di un edificio, benché culturalmente e religiosamente significativo, a spingere Lavrov a recarsi in Bosnia: ci sarebbe di più. La Russia starebbe sostenendo con sempre maggior forza le forze separatiste dei serbi di Bosnia, per creare ulteriore instabilità in un Paese che si regge su un sofisticato sistema di pesi e contrappesi istituzionali, per regolare le diverse etnie che lo abitano.

Il Risiko dell’est Europa è iniziata da qualche tempo e non si vede la sua fine, ma i prossimi lanci di dadi potrebbero essere fondamentali.

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