mercoledì, giugno 20

Il populismo che trionfa nel mondo La gente si impoverisce e non é più disposta a sentire grandi discorsi teorici ed è stufa di voler far arricchire gli altri.

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“Uno spetto si aggira per l’Europa…”, inizia così Il Manifesto del Partito Comunista di Carlo Marx, ma tale “spettro” non è il comunismo del filosofo di Treviri, ma bensì il “populismo”, categoria della filosofia politica molto poco chiara e difficilmente inquadrabile scientificamente.

Ma cosa è il populismo?

Secondo il “Dizionario di Politica”, di Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino “possono essere definite populiste quelle formule politiche per le quali fonte precipua d’ispirazione e termine costante di riferimento è il popolo, considerato come aggregato sociale omogeneo e come depositario esclusivo di valori positivi, specifici e permanenti”.

Per Peter Wills il populismo è “ogni credo e movimento basato sulla seguente premessa principale, la virtù risiede nel popolo autentico che costituisce la maggioranza schiacciante e nelle sue tradizioni collettive” ( Wills in Ionescu e Gellner, 1969) e per Lloyd Fallers il populismo è una ideologia per la quale “la legittimità risiede nel popolo”, mentre Peter Worsley dà una definizione sostanzialmente sociologica: “Il populismo è l’ideologia della piccola gente di campagna minacciata dall’alleanza tra il capitale industriale e il capitale finanziario”.

Sempre nel Dizionario si precisa che il concetto teoretico di “popolo” non è quasi mai ben definito, concretizzato, formalizzato, ma più spesso solo intuito, percepito, sentito.

Ed allora diamone una definizione pratica, per così dire, fornitaci direttamente da Evita Perónmoglie di uno dei massimi populisti de XX secolo, l’argentino Juan Domingo Perón: “Un giorno saggiamente disse Perón che, avendo percorso il paese da un capo all’altro e avendone conosciuto tutte le bellezze e le meraviglie alla fine ebbe a incontrarsi con la sua più grande e alta bellezza, il popolo” (Evita Perón, 1952).

Insomma, il populismo è una dottrina centrata sul popolo, e questo è ovvio; il popolo è il vero Primo Mobile aristotelico di tutto il sistema politico e quindi sociale su cui è costruita una società, appunto populista.

Il popolo ha una funzione mitopoietica ed esso stesso si fa mito come fondamento della democrazia e legittimazione del potere costituito.

Dal punto di vista storico il populismo moderno si può far risalire alla rivoluzione francese, che fece del “Dio Popolo”, la propria divinità inalienabile. Il populismo è il giacobinismo, è il giustizialismo furioso di Meximilien de Robespierre e delle popolane parigine, le tricoteuses, che godevano dello spettacolo delle teste nobili che rotolavano sul patibolo rivoluzionario mentre facevano a maglia.

Il populismo dunque versus una concezione aristocratica della società, dei nobili, del potere tramandato.

Il populismo è di destra o di sinistra?

Domanda insidiosissima alla quale è difficile dare una risposta teorica che non sia strettamente fenomenologica, proprio per il carattere sfuggente dell’argomento.

E infatti fu il populismo all’origine del fascismo, del nazionalsocialismo e del comunismo (stalinismo, castrismo, ma anche marxismo che esalta la rivoluzione francese), esiti opposti di una stessa matrice.

Il popolo quando prende il potere lo fa in maniera violenta, non mediata dai filtri della cultura o dalle delicatezze della filosofia, il popolo è violento per definizione e il tutto, per una curiosa eterogenesi dei fini, in nome della “democrazia”.

Verrebbe da dire,” quale democrazia?”, ma la risposta è scontata: la democrazia del popolo (se non fosse una ripetizione) che non va troppo per il sottile e taglia teste in continuazione, salvo poi perdere spesso anche la propria, come accadde a Robespierre, a Masaniello, al Savonarola, a Cola di Rienzo, solo per fare qualche esempio.

Abbiamo detto dei populismi del XX secolo che portarono alla seconda guerra mondiale, poi ci fu un’epoca di relativa calma mondiale con l’emergere di partiti e sensibilità moderate, medianti, dialoganti, inglobanti. Ma, a partire dall’ultimo decennio del XX secolo la situazione è di nuovo cambiata sotto il modellamento di potenti forze sociali.

In Italia, fu proprio la stagione di “Mani Pulite” nel 1992 a portare il cambiamento. Il pool di Milano incarnava la volontà del popolo, su questo non c’è dubbio e tutta l’Italia si riempiva di scritte suggestive come “Di Pietro facci sognare”. I potenti della Prima Repubblica caddero come birilli sotto la mannaia implacabile e giustizialista, ma come per Robespierre anche Di Pietro dovette subire una legge del contrappasso che lo vide sotto accusa e poi reagire entrando in politica, per poi uscirne definitivamente.

Fondò un partito, Italia dei Valori, che fu un incubatore dei Cinque Stelle del comico genovese, Beppe Grillo.

E siamo ai giorni nostri.

I due parti populisti, Lega e Movimento Cinque Stelle, hanno vinto le recenti elezioni e si apprestano a tentare di governare. La somma dei loro voti supera il 50% e questo vuol dire che più di un italiano su due è per i modi spicci di risolvere i problemi.

E questa percentuale aumenta costantemente da anni.

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