mercoledì, settembre 19

Il non detto di Abidjan: nessun accordo commerciale Africa – Europa Il Piano Marshall per l’Africa aveva un obiettivo nascosto e fallito: firmare gli accordi commerciali tra UE e Unione Africana, bloccati da 6 anni

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Il quinto vertice tra Unione Africana e Unione Europea, svoltosi il 29 e 30 novembre 2017 ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, era incentrato sulle priorità comuni del partenariato UE-Africa individuate in quattro settori strategici: opportunità economiche per i giovani, pace e sicurezza, mobilità e migrazione, cooperazione in materia di governance, come recita il comunicato ufficiale del Consiglio Europeo. Sotto la guida di Parigi e Berlino, il quinto vertice doveva produrre un cambiamento nella politica estera europea verso l’Africa.

L’Unione Europea si è impegnata a lanciare un Piano Marshall per il continente concedendo 44 miliardi di euro destinati a creare opportunità di sviluppo economico nei Paesi africani, là dove l’immigrazione ha origine. Il Piano Marshall per l’Africa aveva un obiettivo nascosto attorno al quale ru.otava l’intero summit: firmare gli accordi commerciali tra UE e Unione Africana, bloccati da sei anni, anche su consiglio dell’ONU. Obiettivo fatto miserabilmente fallire dai Paesi africani, sempre più intenzionati ad abbandonare la vecchia Europa al suo destino, spezzando le logiche dell’economia coloniale che durano da 150 anni e che hanno permesso ai Paesi europei l’industrializzazione attraverso la ‘rapina’ di idrocarburi e minerali africani.

Per spezzare la sudditanza all’economia coloniale imposta dall’Europa e dall’Occidente in generale, l’Unione Africana ha stretto, fin dal 2012, un patto segreto con la Cina per rendere il Continente una potenza mondiale e privare l’Occidente delle risorse naturali africane, utilizzandole per lo sviluppo industriale dell’Africa e dell’Asia. Sul mensile ‘Jeune Afrique’, Carlos Lopes, docente di economia presso l’Università del Capo (Sudafrica) ed ex Segretario esecutivo della Commissione Economica per l’Africa (2012 – 2016), sostiene che il summit è stato condotto dagli europei con  insopportabile arroganza  che ha dettato il fallimento e rafforzato la convinzione dei governi africani che è giunto il momento di tagliare il cordone ombelicale con l’Unione Europea, accusata di atteggiamenti predatori. I Paesi africani interessati dal Piano Marshall intascheranno i 44 milioni di euro (se verranno realmente erogati) ma non cambieranno di una virgola i loro piani anti-europei.

«I dirigenti europei hanno tentato di proporre una partenariato con l’Africa su nuove basi prendendo come esempio il modello cinese del Winn Winn. Le promesse comunque tradivano un forte imbarazzo europeo che ha evitato le classiche denunce contro governi africani deficitari di democrazia. La Brexit, la Catalogna, gli estremisti polacchi e ungheresi, il ritorno del fascismo in Austria e Germania hanno temperato la volontà dei Capi di Stato europei di offrire a noi africani lezioni di democrazia e rispetto dei diritti umani», spiega il professore Lopes. La risposta africana ai tentativi europei è stata fredda: nessun accordo commerciale. Dimenticatevi gli Accordi di Lomé, di Cotonou e tutti gli altri inganni. Solo quando presenterete delle genuine proposte di partenariato economico, queste verranno esaminate.

«Crolla il sogno europeo di mantenere soggiogata l’Africa nonostante la Francia mantenga ancora forte la sua influenza sulle ex colonie. Le grandi dichiarazioni di impegni del 2015 per lo sviluppo africano e per mitigare gli effetti in Africa dei cambiamenti climatici, le promesse di grandiosi investimenti tedeschi nel Continente fatte all’inizio del 2017 non hanno attirato l’interesse degli africani che rimangono fermi sul loro rifiuto di continuare scambi commerciali ed economici diseguali e nocivi per il vero sviluppo umano dell’Africa. Constatato il clamoroso fallimento, i Capi di Stato europei si sono ancorati sul problema immigrazione assumendo le vesti di salvatori di migranti africani vittime della schiavitù in Libia.
Con quale coraggio hanno osato proporsi come salvatori quando note sono le politiche di respingimento europee e i finanziamenti ai campi di detenzione libici? Bruxelles rifiuta di trattare la complessa tematica delle migrazioni nel quadro delle convenzioni internazionali nonostante  l’Europa abbia approfittato delle precedenti migrazioni dall’Africa avvenute nel tardo periodo coloniale e negli anni Settanta e Ottanta. Anche la politica di accoglienza dei rifugiati si sta incanalando su logiche puramente razziste. Gli europei ci spiegano che la causa principale dell’immigrazione è la povertà e assicurano che sono pronti ad offrirci soldi per risolvere tale causa. Si dimenticano di dire che la povertà è il principale prodotto di un mondo ingiusto creato  dall’Occidente per meglio sfruttare le ricchezze africane creando non solo povertà ma guerre civili e destabilizzazioni di intere Nazioni»

Le dure parole contenute nell’analisi del professore Lopes continuano con una accusa senza parafrasi della situazione creatasi in Libia. «Se non sbaglio siete state proprio voi, potenze europee, a voler distruggere la stabilità creata da Mouammar Gheddafi con un disastroso intervento militare che ha generato il caos terroristico in tutto il Sahel e fatto riapparire la schiavitù.  Nel 2008 Silvio Berlusconi ha negoziato con Geddafi dei risarcimenti coloniali chiedendo di contenere i flussi migratori. Questa tattica è ora attuata senza più ritegno. Gli schiavi africani in Libia sono la vergogna dell’Europa che ha ignorato ogni rispetto per i diritti umani creando le condizioni per questo inferno. Ora tutte le vostre tattiche non dette fanno parte della nostra storia contemporanea e non possiamo riconciliarci cosi’ facilmente con voi europei nel breve lasso di tempo di un summit ad Abidjan».

« Il summit ad Abidjan ha rappresentato il paradosso europeo. Abbiamo tentato di imporre interessi unilaterali scaturiti dalla nuova alleanza politica economica franco-tedesca senza offrire reali opportunità di sviluppo all’Africa», afferma un diplomatico europeo al sito di informazione ‘Slate Afrique’.

Anche la eurodeputata Cecile Kyenge, di origini congolesi, si unisce alla condanna del professore Lopes. «Essere i principali finanziatori dell’Africa non è sufficiente. L’arrivo della Cina nel Continente è un avvertimento per l’Unione Europea che deve uscire dal suo paternalismo per imbracciare nuovi rapporti. Non esiste una politica comune europea per l’Africa ma posizioni franco tedesche che raffigurano l’Africa come un continente in continua necessità di aiuti», spiega la Kyenge sempre su ‘Slate Afrique‘.

Ad unirsi al coro degli accusatori, anche Elissa Jobson, specialista presso l’Unione Africana per conto di International Crisis Group. «L’Europa deve smettere di raffigurare l’Africa come un insieme di Paesi bisognosi di aiuto. Deve mettere chiaramente sul tavolo certi dossier assai compromettenti e interrompere ogni atto eversivo contro l’Africa. Questo significa offrire un reale esempio di democrazia e buon governo».

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