sabato, dicembre 16

Il Nepal alla prova di un voto storico Nella giornata di domenica si è tenuto il primo turno delle elezioni federali, le prime con le nuova Costituzione. Parola agli esperti

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Quando in Italia sentiamo parlare di Nepal, generalmente si tratta di notizie legate agli sport estremi, all’alpinismo e alle scalate delle a dir poco inospitali vette dell’Himalaya. Sentiamo parlare di Reinhold Messner, degli sherpa e degli yak, di come l’ossigeno rarefatto al di sopra dei 7.000 metri di altitudine renda impossibile fare anche solo pochi passi senza un enorme dispendio energetico e di come, a quelle altezze, il sangue umano diventa così denso da avere la stessa consistenza del miele, aggiungendo difficoltà a difficoltà. Quello di cui non sentiamo mai parlare è, invece, la situazione politica del Nepal, che proprio in questi giorni sta vivendo un avvenimento politico importante, storico: il 27 novembre, infatti, i nepalesi per la prima volta sono potuti andare a votare per eleggere il proprio Parlamento con la nuova Costituzione, varata nel 2015 dopo anni di instabilità.

Per capire qualcosa in più di ciò che è successo in Nepal, abbiamo contattato Enrico Crespi, grande conoscitore di Nepal e collaboratore della ONG ‘TakeCare Nepal’, che da vent’anni si occupa di educazione e sviluppo comunitario nello Stato himalayano, e Nicola Missaglia, analista dell’ISPI. Ci hanno spiegato cosa sta accadendo in Nepal e cosa sono stati questi ultimi anni.

Missaglia ci fa un piccolo riassunto: “Le cose importanti da sapere per quanto riguarda ciò che sta accadendo in questi giorni sono che il Nepal ha attraversato una sanguinosissima guerra civile per 10 anni, dovuta in particolare a un’insorgenza dei maoisti. Ha portato il Paese a molte divisioni al suo interno, con una instabilità che è durata fino a poco tempo fa, fino al 2015, quando è stata promulgata la nuova Costituzione. In questi giorni, il Nepal è andato al voto, ha votato domenica in una prima tornata e voterà in una seconda il 7 dicembre: sono le prime vere elezioni legislative, parlamentari e provinciali dalla fine della guerra civile e, sostanzialmente, dalla fine della monarchia. Dovrebbero suggellare la nuova Costituzione, che vuole costruire una Repubblica Federale, fra province. Nella prima tornata ha votato una parte della popolazione, quella delle province montane e collinare del Nord, che è una parte minoritaria della popolazione votante (hanno votato 3 milioni di persone); il 7 dicembre voterà il resto della popolazione e solo dopo si saprà chi avrà vinto”.

E aggiunge:L’instabilità al Governo si è espressa attraverso il formarsi di alleanze fra i partiti dominanti, che sono i due partiti comunisti, uno di ispirazione Marxista-Leninista e l’altro Maoista, che fa riferimento agli ex-insorgenti maoisti (ora entrati nel mainstream della politica), e il Partito del Congresso, che attualmente governa il Nepal. Ha governato fino a poco tempo fa il Partito del Congresso con il sostegno dei maoisti, che però ora ha tolto il sostegno e ha formato un’alleanza di sinistra con l’altro Partito Comunista, in funzione elettorale. Ci sono quindi due schieramenti, uno più schierato a destra e uno di sinistra: c’è chi dice che questo bipolarismo aprirà un periodo di stabilità, con l’alternarsi al Governo delle due forze e chi dice che, comunque, le alleanze resteranno sempre fragili, specialmente a sinistra, con i due partiti comunisti che sono sempre stati competitors”.

Il nuovo assetto istituzionale nepalese è quello di Repubblica Federale, come vuole la nuova Costituzione. Una scelta non priva di polemiche, ci ricorda Crespi: “Ci sono state tante polemiche. Io sono tendenzialmente contrario alla scelta federale, avrei preferito che si fosse dato maggior potere ai Comuni. Le modalità della divisione in province ha suscitato polemiche specialmente nel sud del Nepal, nel Terai, perché ritenevano che le province erano state fatte dando maggior possibilità agli abitanti delle colline: gli abitanti del Terai, i madhesi, hanno fatto una serie di proteste, hanno bloccato il Paese, l’anno scorso, per diversi mesi. Queste proteste erano nate anche perché i partiti rappresentanti i madhesi ritenevano che con questa divisione avrebbero preso meno voti: all’atto pratico, alle elezioni locali i madhesi hanno preso pochissimi voti, quindi tutte queste proteste sembrano essersi placate. Allo scoppiare delle proteste, con la gente in strada, il Governo reagì in maniera sbagliata, e la situazione diventò incontrollabile, ma allo stato attuale tutti i partiti partecipano alle elezioni e tutto si sta svolgendo in maniera ordinata, tanto che è andato a votare il 65%. Una percentuale decisamente alta, calcolando che in alcune zone, durante le elezioni, nevicava e lì diventa ancora più difficile muoversi, dovendo farlo a piedi, ragion per cui l’affluenza è stata minore rispetto alle elezioni locali, con un’affluenza del 73%”.

Percentuali altissime, a cui noi non siamo più abituati, ma, ci mette all’erta Crespi: “Direi che comunque c’è sfiducia. Le elezioni locali hanno registrato maggior affluenza anche perché si eleggevano persone conosciute, in quelle nazionali c’è meno partecipazione, sono meno sentite, c’è meno interesse. Anche perché la classe politica, dai maoisti al Partito del Congresso, non ha mai dimostrato di essere particolarmente efficace o esente da corruzione”.

Un appuntamento del genere non passa inosservato agli ingombranti vicini del Nepal, la Cina e l’India, come ci ricorda Missaglia: “Ovviamente, in casi come questi, ossia, di elezioni in uno Stato piccolo circondato da due vicini così ingombranti, giocano sia equilibri interni che interessi regionali dei vicini. Entrambi vogliono garantirsi un’influenza nel Paese.  questo è valso anche per il Bhutan, per lo Sri Lanka e per le Maldive. Negli ultimi anni è sempre stata l’India la più influente. Tuttavia la Cina è sempre in crescita, in fase di forte assertività regionale, e sta assumendo un’influenza sempre maggiore in Nepal. Le elezioni ci diranno chi avrà più peso nella politica del Nepal nei prossimi anni: la Cina è data come maggior sostenitrice dell’alleanza di sinistra, mentre l’India è sostenitrice dell’alleanza di centro destra, quindi del Partito del Congresso, che, per non rimanere minoritario si è dovuto alleare con dei partiti più piccoli, come quello di ex monarchici, quelli di ispirazioni tribale. Se vincono le sinistre, la deriva del Nepal verso la Cina sarà più accentuata, al contrario verso l’India. Chiaramente, un Paese come il Nepal non può fare una scelta netta tra l’uno e l’altro, perché rischierebbe instabilità politica, quindi continuerà a fare affari con entrambi. Pragmaticamente, sia che vinca l’uno o l’altro, manterrà i rapporti con entrambi”.

Crespi è d’accordo: “il Nepal tenterà, come ha sempre fatto, di barcamenarsi fra i due vicini e di cercare di avere il meglio dall’uno e dall’altro. Dubito che cambierà qualcosa: cercherà di trarre il massimo da Cina e India, con cui i legami sono più stretti, anche per ragioni culturali, perché i confini sono pianeggianti, perché gli investimenti indiani sono ancora superiori. Poi, chiaramente, anche la Cina fa investimenti: costruisce le strade, fa le centrali idroelettriche, etc.” Infatti: “Il Nepal è stato da secoli la via di mezzo fra il Tibet-Cina e l’India: mettevano delle gabelle sulle merci che arrivavano dall’India (riso, burro, verdure) e dal Tibet (pelli, sali, etc). Katmandu è diventata Katmandu perché faceva da intermediaria fra questi due mondi. Hanno sempre fatto così e si presume che, giustamente, continueranno a fare così, perché sono uno Stato piccolo, landlocked. I legami culturali, comunque, rimangono più forti con l’India, con cui le frontiere sono aperte e l’India ha più interesse a controbilanciare gli investimenti cinesi”.

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