mercoledì, settembre 19

Il desco di famiglia è salvo … grazie alle domeniche Di Maio Ciò che manda fuori della grazia di Dio è l’uso disgustoso e offensivo di ogni senso morale della demagogia più crassa e volgare

0

Dite la verità, su. Confessate, abbiate l’onestà intellettuale di dire e dirvi la verità. Voi non ci contavate più.  E invece no, avete torto: la famiglia italiana è salva, parola di Luigi Di Maio. Voi direte: aumento degli assegni familiari, asili e scuole completamente gratuite, università per tutti, incentivo favoloso per ogni figlio nuovo, parcheggio gratis sotto casa, casa nuova ogni cinque anni. Macchè! Dall’anno prossimo le famiglie italiane potranno riunirsi al desco famigliare, magari informale, vista la ormai prevalente abitudine di non convolare, fare anche una bella litigata, rompere qualche piatto, magari qualcuno dei ‘membri’ di quella ‘famiglia’ sarà giusto un tantinello incavolato perché appena licenziato dal supermercato, ma, volete mettere … il desco famigliare, domenicale!

Perché? Ma è chiaro: dall’anno venturo i negozi, i supermercati, i centri commerciali chiudono la Domenica e i giorni festivi! Però potrete fare acquisti via internet, ma se li fate di Domenica valgono a far data dal Martedì. E Di Maio rincara la dose: dopo avere detto alla riaperta ‘L’Aria che tira’, anch’essa chiusa la Domenica, che ci sarà una turnazione per cui solo il 25% resta chiuso ecc. (la solita marcina inidietrino … e vedrete che si continuerà a tirare di qua e di là), aggiunge stentoreo: «ci sono ragazzi sfruttati in maniera indegna con introiti che non sono aumentati» e quindi non solo lo sfascio delle famiglie, anche la salvezza dei ragazzi. La salvezza? Scusate io temo di non capire.

La salvezza dei ragazzi, sta, o forse starebbe anche, nel garantire a quei ragazzi di non essere sfruttati e di essere pagati adeguatamente anche la Domenica, la salvezza delle famiglie forse sarebbe migliorata se il familiare che lavora la Domenica sarà pagato per la festività, ecc.; se poi, addirittura, tutti i membri della famiglia avessero un lavoro …  Sbaglio?

Ma no, queste sono banalità e io, per carità, non voglio entrare nel merito di questo provvedimento che, personalmente, giudico idiota ma è solo l’opinione di chi fa e vede fare spesso la spesa di Domenica ecc. Figuriamoci poi se voglio entrare nelle solite battute da salotto tipo ‘allora chiudiamo anche i treni’ ecc., quelle vanno bene per Matteo Renzi, Sandro Gozi (o Gori o entrambi?) e non so chi altro. No, facciano loro, loro governano, si prendano le proprie responsabilità, vivaddio almeno decidono qualcosa. Ma ciò che è intollerabile, ciò che mi manda fuori della grazia di Dio è l’uso disgustoso e offensivo di ogni senso morale della demagogia più crassa e volgare. Pur di farsi propaganda, pur di andare alla riaperta ‘L’Aria che tira’, pur di essere in prima pagina, l’uso di una affermazione che colpisce, clamorosa, rumorosa. Perfino, credo, se si sa che farà solo ridere: l’importante è la prima pagina, l’importante è che ci sia qualcuno che, cadendo nella trappola mediatica, ne parla. Chi era quel tale che diceva «parlate male di me purché ne parliate», o meglio per Di Maio & co.: «Better to be spoken of badly than not spoken at all» (shhhhhh, non fate leggere a Salvini, era omosessuale, pare, Oscar Wilde).

Oggi, però, non ho voglia di parlare di cose serie, tanto in pochi giorni riaprono ‘Di Martedì’, ‘Cartabianca’ e magari anche ‘8 e ½’ e ‘Porta a Porta’ e ne sentiremo delle belle. Mi limito solo ad un’altra marginale notiziola.

Pare, infatti, che l’avvocato del popolo aspirante Presidente del Consiglio dei Ministri e sedicente Premier avesse chiesto di rinviare (poi però ha rinunciato) la prova di inglese per la ‘chiamata’ per la cattedra di diritto privato a Roma Sapienza.

Maligni come siete ora vi aspettate che vi parli della poca opportunità di presentare una domanda del genere ora, o della probabilità che venga accolta, o del modo personalistico che si usa nella gestione del potere. Ebbene, vi sbagliate. Di ciò, ne sono certo, gliene e ve ne parleranno, magari nottetempo (ora usa così), l’adamantino Di Maio, il concentrato Danilo Toninelli, il brusco Matteo Salvini e quindi lascio a loro il campo.

Voglio solo parlare di un’altra cosa. Per essere ‘chiamato’ (il che vuol dire che il soggetto è già professore ordinario a tutti gli effetti, come infatti è) di diritto privato italiano (ovviamente) si deve fare una prova di … inglese. Non di latino: vivaddio il diritto lo hanno inventato i romani e lo hanno inventato in latino e il diritto privato (italiano, ma in pratica di tutto il mondo) è diritto romano: un professore che si rispetti il latino lo deve conoscere (o ‘sapere’ come direbbe Di Maio). Non di tedesco: la dottrina tedesca, del diritto civile (Zivilrecht, il famoso BGB, Bürgelisches Gesetzbuch) e in genere del diritto è insieme a quella italiana la migliore, ripeto insieme a quella italiana la migliore del mondo. Il diritto anglo-americano (cioè inglese) è in pratica diritto romano, non a caso molte loro espressioni giuridiche sono … in latino. Si suppone che l’avvocato ecc., ove mai faccia lezioni a studenti italiani, le farà in italiano, come prescrive la legge! Ebbene no, tutto ciò non conta: devi ‘sapere’ l’inglese.

Perché? Perché una serie di ministri dalla signora Mariastella Gelmini alla Signora ValeriaFedeli, tutti arche di scienza ben noti, hanno deciso che se nonsail’inglese sei un fesso e quindi non puoi fare carriera accademica in Italia, anche nelle scienze giuridiche. È una delle peggiori manifestazioni di quel provincialismo ignorante e becero, arrogante e pretenzioso, che caratterizza, ahimè, il nostro Paese, e non da poco.

Quello stesso provincialismo per il quale se sei stato un week-end (guardate come sono bravo, anche io ‘so’ l’inglese) a prendere un paio di caffè (rigorosamente americani, altrimenti noti come ‘sciacquabudella’) in una Università inglese o meglio americana, e se annoti nel tuo curriculum ogni cosa che hai fatto, ivi compreso quante volte hai fatto pipì, sei un genio, altrimenti un fesso. Da ciò, la ridicola prova di inglese e i curriculum vitae di venti pagine, che ovviamente nessuno legge.

Tempo fa, non ricordo perché, qualcuno mi chiese di mandargli un mio curriculum e, ricevutolo, mi telefonò ansante “ma mi hai mandato solo l’indice!” Ebbene no, il mio curiculum occupa una pagina, anzi due perché ne ho fatto una traduzione (anche più breve) in inglese: vuoi vedere che è per questo che nessuno mi si fila?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.