lunedì, novembre 20

Il ‘Compagno’ Renzi Tutti i motivi che confermano che Renzi è davvero un uomo di sinistra, e leader di oggi, formato in TV

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Il dubbio che ha fatto molto discutere sulla provenienza politica di Matteo Renzi, ossia se fosse un uomo di sinistra, di centro o di destra, è stato risolto con le elezioni siciliane. Renzi è un uomo di sinistra, un uomo profondamente di sinistra.

Solo un uomo di sinistra, infatti, finisce nella sindrome maledetta, quella più volte evocata da Renzi, ossia la vocazione a perdere. E Renzi perde, ormai troppe volte.
Ma è di sinistra anche per l’altra caratteristica, sempre prontamente denunciata da Renzi, ossia l’eccesso di litigiosità degli uomini di sinistra, quelli che dicono sempre ‘no’. E Renzi è un maestro nell’arte del litigio e dice ‘no’ a tutto quello che non rientra nei suoi convincimenti. L’uomo di sinistra, infatti, avanza con le sue convinzioni e niente e nessuno gli fa cambiare idea. Anche quando la realtà gli sta dicendo che le cose vanno in modo un po’ diverso da quelle credute tra sé e sé.
E poi è di sinistra per la caratteristica forse principale, ossia far spazio ai giovani, perché le nuove generazioni sono il sol levante del futuro. Infatti, possiamo dire che il treno sul quale Renzi sta attraversando l’Italia intera, è il direttissimo della gioventù. E come ogni uomo di sinistra, parla di gioventù, la mette al centro del proprio programma col forte sospetto che i giovani che viaggiano con lui o che lo accolgono alla stazione, siano più la clap della rappresentazione itinerante che non veri protagonisti della vita politica.
Ed è di sinistra anche per quest’altro motivo: ha costruito una segreteria a sua immagine e somiglianza, secondo quella stessa logica che gli faceva dire di rottamare i vecchi del partito i quali avevano una direzione costruita su misura. Lui è il sarto tra i sarti per come ha cucito addosso a sé gli altri uomini della segreteria.
Infine è realmente di sinistra per la concezione del potere che sta mostrando: la dialettica interna non esiste; semmai, è un simulacro da offrire all’esterno del partito, perché il PD condotto da Renzi si distingue per aver buttato fuori tutti quelli che non la pensano come lui. Altro che dialettica, interna o esterna che sia.
E ancora sull’appartenenza di sinistra di Renzi: quando ha iniziato la campagna elettorale, Renzi ha più o meno fatto lo stesso ragionamento del compagno Pier Luigi Bersani quando ha detto che o vince il PD o vince Matteo Salvini e il populismo, ossia le destre. Ma ci si ricorda del Bersani nel 2013? Diceva che o vince il PD o vince la destra, che all’epoca era impersonata da Silvio Berlusconi e non da Salvini. Ma che Renzi, cinque anni dopo, si presenti al Paese con un partito che ripropone la stessa opzione elettorale, non fa pensare che a sinistra non cambi mai niente? Questo però permette di correggere le malelingue su Renzi: Renzi è proprio un uomo di sinistra, e non è vero che non ha un’identità politica definita. Ce l’ha: è quella del partito che alla fine perde le elezioni nonostante partisse come favorito.

Se proprio un difetto dobbiamo trovare nel Renzi uomo di sinistra è quello di essersi fatto asfaltare da un non-politico come Luigi Di Maio, quando il pentastellato ha detto che non avrebbe più fatto il dibattito televisivo con Renzi perché lui, Di Maio, il candidato in pectore Primo Ministro, parla solo con chi è davvero un competitore alla stessa carica. E Renzi non lo sarà. Ecco, un uomo di sinistra non si sarebbe fatto far su così banalmente da un principiante della politica, costringendolo pure a rincorrere il pivello sul terreno aperto da lui, e non, come un vero volpone di sinistra, portare l’avversario sul proprio terreno e lì massacrarlo. Il compagno Renzi è stato invece massacrato da un principiante.

A guardare ancora un po’ meglio il compagno Renzi, ci lascia perplessi il suo incedere populista, quando, per esempio, ha attaccato la Banca d’Italia, attacco che ha ripetuto per riaffermare la sua posizione quando tutti gli dicevano di essere un po’ più prudente. La vecchia guardia di sinistra era prudente, ma Renzi, si sa, è giovane, e come tutti i giovani scalpita un po’ più del dovuto. Ma non è tanto un suo problema; Renzi è sceso così a patti con la televisione che ha dovuto incarnare la prima regola che vige in trasmissione: accontentare il popolo, il popolo quello vero, sanguigno, viscerale, il popolo che non sa che farsene di analisi articolate, ma ha bisogno che gli butti un bell’osso da rosicchiare. Perché il populista nasce in TV; oggi gli unici veri leader li forma la televisione, perché i politici devono passare da lì per avere il consenso, e il consenso in televisione si ottiene parlando alla pancia non al cervello degli ascoltatori. Al massimo, la televisione concede che si parli alle emozioni degli telespettatori, ma le emozioni iniziano a mostrare che cosa siano in realtà e a chi si parla quando le si invoca: le emozioni sono il moderno irrazionalismo. Il che va bene ai nuovi profili dei leaders: tra pancia, emozioni e giovanilismo, ecco il piatto politico da far mangiare agli elettori.

Il compagno Renzi ha rinnovato, bisogna dargliene atto, l’immagine troppo seriosa dell’uomo di sinistra. Renzi ha capito che oggi vince la televisione, non il libro. Basta con quel giurassico di sinistra che procede per citazioni e analisi. E se oggi vuoi proprio scrivere ancora un libro, devi farlo in linea con le regole delle campagne di marketing, quelle che ritroviamo nel business plan di ‘Avanti‘. Perché l’Italia non si ferma. È solo il PD che s’è bloccato.

 

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