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Economia agli antipodi

Australia, il partner lontano di Italia e UE

Dopo le critiche per i pesanti tagli alla spesa pubblica, il Governo di Abbott prova a invertire la rotta

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SydneyÈ stato presentato il Budget 2015, ovvero la legge finanziaria federale per l’anno fiscale 2015/2016. Lattesa è stata caricata da grandi aspettative, soprattutto considerando che il Budget 2014, i cui effetti sono ancora in corso, è stato il più controverso degli ultimi anni.
Quest’ultimo, infatti, trova origine nelle classiche teorie liberali australiane in tema di finanza pubblica qualora la crescita sia stimata al ribasso e, allatto pratico, è consistito nella più grande serie di tagli di spesa pubblica degli ultimi 10 anni. Il Budget 2014 è stato accolto così male da aver influito pesantemente sulla popolarità del Governo e del Premier Tony Abbott, al punto da renderlo, fino a 6 mesi fa, il Primo Ministro con il più basso indice di gradimento degli ultimi anni. La situazione politica interna, anche a causa di queste vicende, è sfociata in un voto di sfiducia al Premier da parte del suo stesso partito, che però non ha ottenuto voti a sufficienza.
Con la nuova legge finanziaria, evidentemente, questo non doveva ripetersi. Il corrispettivo del nostro DEF (Documento di Economia e Finanza) è stato presentato il 12 maggio scorso dal Tesoriere Joe Hockey, con l’obiettivo di aggiustare il tiro rispetto a quanto varato lo scorso anno e risalire negli indici di gradimento.
È importante, in tale scenario, aprire una parentesi e ricordare che l’Australia è uno dei più grandi Paesi esportatori di minerali al mondo. L’Australia è infatti il maggiore produttore al mondo di bauxite, minerali ferrosi e opali, il secondo al mondo di piombo, manganese e ossido di alluminio, il terzo di oro, nichel, zinco, uranio, diamanti, gas naturale e carbone bruno (o lignite), il quarto di alluminio, carbone nero e argento e il quinto di stagno, nonché uno dei maggiori produttori delle risorse maggiormente usate nei processi industriali, quali rame, sabbie minerali ed altri. Il settore minerario contribuisce, da solo a circa il 6% dell’economia australiana, mentre il relativo indotto vale un altro 10%.
Proprio questa dipendenza dal settore minerario costituisce, tuttavia, una delle debolezze dell’economia australiana. Il rallentamento della crescita economica cinese – con conseguente minore richiesta dei minerali australiani – unito al sempre crescente costo del lavoro in Australia – cresciuto del 54% negli ultimi 10 anni – rappresenta più di un problema per gli ambiziosi obiettivi di crescita australiani. Il prezzo dei minerali ferrosi è crollato a meno di 50$ per tonnellata, il prezzo più basso degli ultimi 10 anni, una situazione che mette a rischio decine di miniere e migliaia di posti di lavoro e che di certo non aiuta la crescita economica del Paese né, conseguentemente, la redazione di un documento importante come il budget federale.
Tornando alla finanziaria di quest’anno, dunque, risulta naturale che il Governo abbia intenzione di approvare una serie di leggi che limiti la possibilità dei colossi minerari di usufruire di tassazioni speciali. Altre misure importanti riguardano investimenti per la digitalizzazione delle imprese e degli enti pubblici, nuove norme sulle pensioni – ma senza il discusso adeguamento all’inflazione – e nuovi fondi per le famiglie svantaggiate con più di un figlio. Ancora tagli massicci, invece, agli aiuti internazionali. I fondi per lo sviluppo diretti all’Indonesia sono stati ridotti del 40%, mentre quelli diretti al continente africano hanno addirittura subìto una riduzione del 70%. Il Budget 2015 è stato generalmente accolto in maniera migliore rispetto a quello dell’anno precedente, ma con una critica che è stata trasversale: l’eccessiva fiducia che la crescita del PIL del 3,5% proseguirà anche nel medio e lungo termine. Le opposizioni, al di là delle critiche nel merito dell’allocazione dei fondi, hanno rimarcato come sia necessario rafforzare i legami commerciali con gli altri Paesi, un tema estremamente delicato per l’Australia.
Come si è avuto modo di accennare, infatti, l’Australia non soltanto è un grande esportatore di materie prime, ma è anche un grande importatore di prodotti finiti. I rapporti con lEuropa e con lItalia, in particolare, sono storicamente significativi e rimangono tuttora, nonostante la grande distanza geografica, rilevanti dal punto di vista economico.
I rapporti economici sono favoriti dallAustralia – European Union (EU) Partnership Framework, ovvero la cornice di partenariato economico e culturale tra Unione Europea e Australia con 5 obiettivi principali: rafforzare il dialogo bi-multilaterale e la cooperazione nelle politiche globali condivise e negli interessi di sicurezza comuni; promuovere un sistema di scambi commerciali con regole condivise, consolidando e rafforzando commercio ed investimenti reciproci; aumentare le forme di cooperazione bilaterale e regionale nell’ambito dell’Asia-Pacifico; tentare di trovare misure comuni in tema di cambiamenti climatici, ambiente, sicurezza energetica, industria ittica e del legno; rafforzare la cooperazione nell’ambito scientifico, della ricerca, tecnologico, dell’innovazione, dell’educazione e della cultura, favorendo al contempo gli spostamenti dei rispettivi cittadini.
Ma come si traduce in ambito commerciale questa vasta dichiarazione d’intenti? LUnione Europea è il secondo partner economico e la prima fonte di investimenti esteri per lAustralia. Nel 2014 le esportazioni australiane nella UE sono ammontate a 12.380 milioni di euro (il 4,7% del totale), mentre le importazioni dalla UE hanno totalizzato 45.598 milioni di euro (18,1% del totale). L’intero interscambio commerciale è quindi di quasi 58 miliardi di euro, una cifra che, nonostante la riduzione delle esportazioni australiane in ambito UE, è in crescita del 2,5% su base annuale. È importante sottolineare, a questo punto, che tali cifre non tengono conto, come da prassi, del commercio dei cosiddetti ‘beni confidenziali’. In cosa consiste, dunque, il commercio tra Unione Europea e Australia? Nel 2014 le maggiori esportazione australiane verso la UE sono state, nell’ordine, carbone, oro, oli di semi ed altri minerali. Viceversa, le principali importazioni australiane dalla UE sono state automobili, prodotti farmaceutici, tubature e pompe idrauliche.
I rapporti economici tra Australia ed Unione Europea sono, dunque, solidi ed in crescita. Qual è il ruolo dellItalia in tale contesto? I rapporti tra i due Paesi hanno una grande rilevanza da quasi un secolo, mentre, oggi, poco meno di un milione di Australiani dichiara di avere origini italiane e poco meno di 200.000 residenti in Australia sono nati in Italia. Durante l’anno fiscale 2013-2014 l’arrivo di turisti italiani in Australia è quasi raddoppiato, con un aumento del 97%, mentre la spesa degli Italiani in Australia è cresciuta del 21%. Gli Italiani in Australia hanno contribuito alleconomia di questultima, nel solo 2014, con 519 milioni di dollari. L’Italia, d’altro canto, continua a rappresentare un’importante meta turistica per gli Australiani, la quindicesima per numero di visite, con circa 180.000 visitatori australiani in Italia nel 2014.
L’interscambio economico risulta ugualmente positivo, con 686 milioni di dollari di esportazioni australiane in Italia (lo 0,3% del totale) e con la cifra più significativa di 5.971 milioni di dollari di importazioni australiane dall’Italia (2,4% del totale). Ancora una volta, a dispetto di una riduzione delle esportazioni australiane, la cifra complessiva dellinterscambio commerciale, 6,657 miliardi di dollari, risulta in crescita del 6,9%. Quali i beni scambiati? Come sempre nel caso dell’Australia, quest’ultima esporta materie prime ed importa prodotti finiti. Le principali esportazioni australiane in Italia sono lana, carbone, pelli e carne di manzo. I principali prodotti importati in Australia dallItalia, invece, sono prodotti farmaceutici, pompe idrauliche, componenti elettriche e motori non elettrici per veicoli.
Nonostante la crisi economica internazionale – che ha attanagliato l’Italia più a lungo delle altre potenze europee – e a dispetto dell’attitudine australiana di concentrare gli sforzi politici ed economici nella propria regione, i rapporti economici dell’Australia sia con l’Unione Europea che con l’Italia sono positivi ed in crescita. Proprio per questo motivo desta ancora più sorpresa la decisione dell’Australia di non partecipare allExpo di Milano di quest’anno, una scelta che, secondo quanto dichiarato dall’ex Vice Primo Ministro australiano Anthony Albanese, in unintervista esclusiva rilasciata a L’Indro lo scorso novembre “[…] spetta al governo, nonostante questa sia una scelta decisamente miope. È vero che l’Australia è situata nel contesto Asia-Pacifico, ma la riluttanza a partecipare all’Expo e quindi a stringere i rapporti con l’Unione Europea è sbagliata. Inoltre, abbiamo ottimi rapporti con l’Italia, un motivo in più per il quale avremmo dovuto accettare l’invito. L’Australia avrebbe potuto mostrare le proprie eccellenze in ambito agricolo e pastorizio, creando sicuramente le basi per ulteriori esportazioni a livello internazionale, soprattutto dirette verso Unione Europea e Italia. […] La nostra partecipazione all’Expo avrebbe potuto migliorare le nostre esportazioni grazie al grande effetto vetrina, ma anche rafforzare i legami tra i due Paesi”.
Non resta, dunque, che lavorare per una continua crescita economica ed una rinnovata collaborazione in ambito culturale e politico negli anni a venire, a dispetto delle politiche isolazioniste che di tanto in tanto si frappongono.

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