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USA 2016

I Ponti di Francesco e quelli di Trump

Il Vaticano prende le distanze, sostenuto dai cattolici conservatori Usa in chiave anti-Bergoglio

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«Prendiamo nota con rispetto della volontà espressa dal popolo americano in questo esercizio di democrazia che mi dicono sia stato caratterizzato anche da una grande affluenza alle urne. Poi facciamo gli auguri al nuovo Presidente affinché il suo Governo possa essere davvero fruttuoso. Assicuriamo anche la nostra preghiera perché il Signore lo illumini e lo sostenga al servizio della sua patria, naturalmente, ma anche al servizio della pace e del benessere nel mondo», parola di Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede. Esattamente quanto era lecito attendersi dalla diplomazia vaticana. Poi, però, Parolin è andato oltre, e a margine di una Lectio magistralis alla Pontificia Università Lateranense sul ruolo della diplomazia pontificia, ha affermato: «Il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, oggi ha parlato da leader, sulle sue specifiche politiche è prematuro esprimere un giudizio». E: «Vedremo come si muove il futuro Presidente», «Normalmente dicono: altro è essere candidato, altro è essere presidente… mi pare, che in questo senso, da quello che ho sentito, si è già espresso da leader. Poi, sui temi specifici, vedremo le scelte, in base a quelle si potrà dare un giudizio, ma mi pare prematuro darlo ora». Insomma, il Vaticano, e in primis Papa Francesco, formalità a parte, sospende il giudizio sul nuovo Presidente, in attesa di vederlo alla prova dei fatti.

Nei prossimi giorni e settimane pioveranno analisi su come hanno votato l’8 novembre i cattolici, e più in generale i cristiani, ma il pronunciamento della Santa Sede, se da una parte supera gli attacchi riservati a Francesco da Trump nei mesi scorsi, dall’altra altrettanto chiaramente prende le distanze da quel pezzo di mondo cattolico che nei mesi scorsi è sembrato schierarsi con quello che da oggi è il nuovo Presidente.

Dopo una campagna elettorale molto rude, su di un programma lontano anni luce dalla Chiesa di Francesco, il lessico del discorso con il quale oggi si è presentato al mondo da nuovo inquilino della Casa Bianca è decisamente diverso. «Costruiremo ponti e strade. Non lasceremo indietro nessuno e rifaremo grande questo Paese. Sfrutteremo il talento degli americani. Nel frattempo costruiremo solide relazioni con gli altri Paesi». I ponti di Trump non sono certo i ponti di Francesco, ma niente spazio ai muri, all’espulsione degli immigrati e similari.

Come conciliare il discorso di oggi con quelli della campagna elettorale? Si tratta di un cambio di rotta? Il Vaticano starà a guardare. Mettendo da parte, ma senza scordarlo, lo ‘scontrotra Trump e Papa Francesco nel febbraio scorso, costituito da quell’aggressione verbale poi ritirata e rivista e definita ‘travisata dai media’. Dopo il viaggio in Messico del Pontefice, venne chiesto a Francesco sul volo di ritorno, cosa ne pensasse delle intenzioni di Trump di costruire un muro sul confine del Messico. Il Papa, premettendo di non voler giudicare la politica dell’allora candidato Presidente, rispose con una presa di posizione che di fatto è riscontrabile in ogni parola e azione messa in atto da Francesco sin dall’inizio del suo pontificato: «Una persona che pensa di fare muri e non a fare ponti, non è cristiana». Parole che hanno fatto saltare i nervi all’arrogante Trump, che rispose: «Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona è vergognoso. Io sono orgoglioso di essere cristiano e come Presidente non permetterò alla cristianità di essere continuamente attaccata e indebolita, proprio come sta avvenendo adesso, con l’attuale presidente americano. Tutti sanno che l’obiettivo ultimo dell’Isis è attaccare Il Vaticano e il Papa dovrebbe pregare che Donald Trump diventi Presidente, perché così questo non accadrà». Ripensamento immediato e così,  durante l’incontro elettorale con i cittadini, organizzato da Cnn il 19 febbraio scorso, Trump ammorbidisce quanto ha precedentemente dichiarato: «Non mi piace scontrarmi con il Papa, è una persona fantastica». Tutto nello stile di Trump.

L’unica certezza che una figura come Trump può consegnare, è l’assenza nel suo passato e nel suo presente di una, anche minima, sensibilità ai temi cari alla Chiesa, si sottolinea negli ambienti vaticani. La sua netta presa di posizione contro l’abortoCon me alla Casa Bianca, la storica sentenza della Corte Suprema che legalizzò l’aborto sarà abolita automaticamente grazie alla nomina di uno o più giudici conservatori pro-vita»- nei corridoi di oltretevere puzza di essere strumentale, volta a conquistare le simpatie dell’elettorato cristiano conservatore americano, a scapito della laica Hillary Clinton, sostenitrice della libertà di scelta delle donne, e Francesco è perfettamente consapevole che tale presa di posizione è alla base del voto dei cattolici per Trump.

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3 commenti su “I Ponti di Francesco e quelli di Trump”

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