sabato, dicembre 16

Hajj: accordo tra Arabia Saudita e Qatar

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Nelle prime ore di oggi, è stato annunciata, da parte dell’ Arabia Saudita, l’ apertura del valico di Salwa, in corrispondenza del confine con il Qatar. Questo per consentire ai pellegrini qatarioti di compiere il pellegrinaggio Hajj. Stando a quanto reso noto in queste ore, la partecipazione dei cittadini del Qatar al pellegrinaggio annuale avverrà senza bisogno del permesso elettronico.

Re Salman ha, inoltre, concesso ai pellegrini provenienti dal piccolo Emirato di effettuare l’Hajj a sue spese, permettendo alla compagna del Regno Saudi Airlines di raggiungere Doha per prelevare quanti vogliano adempiere ad uno dei dettami della religione islamica. La decisione spetta al Re dell’ Arabia Saudita in quanto Custode delle due Città Sante e sarebbe giunta in seguito all’ incontro avvenuto nella giornata di ieri, 16 agosto, a Gedda, tra il neo-Principe ereditario al trono, oltre che figlio del sovrano, Mohammad Bin Salman e Sheikh Abdullah bin Ali bin Abdullah bin Jassem Al Thani.

Verso la fine di luglio, il governo saudita, tramite il Ministero dell’ Hajj, aveva fatto sapere che avrebbe acconsentito al compimento del pellegrinaggio solo di quei pellegrini del Qatar che si fossero registrati e avessero ottenuto le autorizzazioni sia da parte delle autorità di Riad che da quelle del Qatar. Tra l’ altro, era stato imposto ai qatrioti l’ obbligo di ricevere il visto a Gedda e a Medina, i cui aeroporti avrebbero dovuto essere gli unici a fungere da destinazione e da partenza.

Circa un mese fa, era stato annunciato, anche attraverso le pagine di questo quotidiano, il raggiungimento di un accordo per il pellegrinaggio tra le autorità saudite sunnite e quelle iraniane sciite. Considerando che dal 5 giugno il Qatar è al centro di una crisi diplomatica che lo ha contrapposto ad altri Paesi del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Egitto, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, è sicuramente un passo in avanti.

Nel corso delle ultime settimane si sono svolti diversi incontri di mediazione che hanno visto protagonisti le autorità del Kuwait, quelle europee e, soprattutto, quelle americane, con il viaggio nel Golfo del Segretario di Stato Rex Tillerson, in supporto alle reiterate sollecitazioni da parte del Presidente Donald Trump affinché la frattura possa risolversi al più presto. Qatar che rimane, comunque, il Paese dove ha sede la base Usa Centcom, strategica per qualsiasi operazione in Medioriente.

Frattura che sarebbe stata causata, almeno stando a quanto dichiarato ufficialmente dal blocco emirato-saudita dal non rispetto, da parte del Qatar, di una serie di impegni presi in sede di Consiglio di Cooperazione del Golfo. L’ accusa è quella di «appoggiare e finanziare le organizzazioni terroristiche, destabilizzando la regione» e, non tanto velatamente, quella di intrattenere dei legami troppo stretti con l’ arcinemico Iran.

La chiusura dei rapporti diplomatici ha comportato il ritiro degli ambasciatori, l’ interdizione dello spazio aereo alla Qatar Airways e delle acque, la chiusura del confine saudita, rendendo complicato l’ approvvigionamento e i commerci del Qatar.

Per risolvere la rottura diplomatica, il blocco di Paesi a guida saudita aveva fatto 13 richieste, tra cui l’ oscuramento del network Al-Jazeera, l’ interruzione dei finanziamenti ai terroristi e dei rapporti economici con l’ Iran (basati soprattutto sul gas).

A queste richieste, il Qatar aveva risposto con un netto rifiuto, appellandosi al rispetto della sovranità nazionale. La nomina di Mohammad Bin Salman a Principe ereditario può avere influito in questa mossa saudita? Oppure, come ci aveva detto l’ Ymam Pallavicini, Presidente della COREIS, è un tentativo di scindere, quanto più possibile, la politica dalla religione?

 

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