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Elezioni ad Haiti

Haiti: il difficile compito del nuovo Presidente

Jovenel Moise chiamato a risolvere i problemi di un Paese in costante emergenza umanitaria

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Il 20 Novembre gli haitiani hanno votato il nuovo Presidente della Repubblica con il suo nuovo Parlamento (16 senatori e 25 deputati).

 

I risultati sono stati pubblicati una settimana dopo le elezioni, a causa delle difficoltà di spoglio dei voti. Nelle zone colpite dall’uragano dello scorso ottobre manca l’elettricità, e nonostante la situazione drammatica le elezioni si sono svolte senza incidenti gravi o contestazioni violente.

 

Il vincitore delle elezioni è Jovenel Moise, con il 55,67% dei voti sarà il 58esimo Presidente della Repubblica Haitiana. Il problema principale è che i risultati sono simili a quelli delle elezioni nel 2015, quando furono contestate per forti irregolarità. Altri tre candidati alle elezioni Presidenziali sono Jude Célestin (19,52%), Jean-Charles Moise (11,04%) e Maryse Narcisse (8,99%) hanno contestato il risultato preliminare, e tutti i candidati hanno il diritto di contestare l’esito elettorale.

 

Chi andrà a governare Haiti avrà un compito decisamente difficile: gestione dei danni dell’uragano e ricostruzione di un Paese considerato il più povero del continente americano, con il più alto tasso di disuguaglianza sociale.

 

In questo contesto si inseriscono i risultati di un’elezione in cui i veri sconfitti sono tutti i politici, data la bassissima affluenza (20%). Corruzione, malasanità e cattiva gestione delle risorse porta il Paese ad essere estremamente vulnerabile a qualsiasi evento. La vera sfida sarà costruire un nuovo Haiti, in grado di gestire le emergenze ambientali.

 

Ma basteranno solo 5 anni di mandato? Questo è il grande dubbio della nostra epoca, in cui i politici cercano di creare delle reti intorno a degli interessi che durano al massimo 5 anni, senza una prospettiva di lungo termine. In un Paese estremamente povero e vulnerabile come Haiti, questa prospettiva può diventare catastrofica visto la grave situazione economico-sociale in cui si trova. Il nuovo Presidente dovrà essere in grado di dare un futuro ai 10 milioni di haitiani.

 

L’isola, colpita nell’estate 2004 dall’uragano Jeanne, nel gennaio 2010 da un disastroso terremoto e nell’ottobre 2016 dall’uragano Matthew, vive in uno stato di emergenza umanitaria. Le missioni internazionali possono essere utili per gestire l’emergenza nel breve periodo, ma senza una prospettiva di lungo termine l’isola è destinata a rimanere in costante emergenza umanitaria.

La crisi politica ormai perdura da più di 10 anni, quando ci fu una rivolta popolare contro il Presidente Aristide. Da quel momento si sono susseguiti Presidenti ad interim ed eletti che non sono stati in grado di placare il divaricamento della forbice della disuguaglianza. Secondo una ricerca condotta dalla Caritas, il 10% della popolazione possiede il 70% dell’isola, mentre secondo Save the Children Haiti è il Paese più affetto da virus AIDS dopo l’Africa sub-Sahariana.

 

Le enormi sfide che si pongono davanti al nuovo Presidente sono tante, e il popolo sembra aver perso la speranza nella politica, vedremo se la stessa politica sarà in grado di rialzare un Paese stremato.

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