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Grillo, da Alde a Ddm, come e perchè

Fallito il voltafaccia dei 5 stelle, l'europeista Verhofstadt non ci sta

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Via dal gruppo Efdd (Europe of Freedom and Direct Democracy) di Nigel Farage, per spostarsi all’Alde (Alliance of Liberals and Democrats of Europe) di Guy Verhofstadt. Così aveva deciso Beppe Grillo per il Movimento 5 Stelle, e il web gli aveva dato il via libera. Operazione fatta, accordi abbozzati e sottoscritti dai due leader, tra il 4 e il 6 gennaio. All’ultimo, però, Verhofstadt ha cambiato idea, o meglio, ha rilevato che: «non esistono garanzie sufficienti per concludere un programma comune in vista di riformare l’Europa», «non esistono abbastanza punti di accordo per dare seguito alla domanda del Movimento 5 Stelle di raggiungere l’Alde». Ora M5S ancora membro dell’Efdd o riesce afare pacecon Farage e scusarsi, e restare nel suo gruppo oppure finirà  nella categoria dei così dettinon iscritti‘, e nel frattempo lavoreranno, hanno detto ieri sera, per la prossima legislatura UE per formare «un nuovo gruppo intorno alle nostre politiche», per il quale, a dire di Grillo, ci sarebbe già il nome, si chiamerà Direct democracy movement (Ddm).

La proposta citava «una Commissione europea più efficace e più leggera, un Consiglio europeo riformato e un Parlamento europeo con più potere che si trovi su un piano di parità con il Consiglio» come visione che accomunava i due partiti e direzione politica da perseguire in Europa. Come da tradizione, il Movimento sottolinea anche l’importanza della democrazia diretta, auspicando di poter, con l’inaspettata alleanza, «migliorare il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi democratici e aumentare la trasparenza». Stessa retorica anche per quanto riguarda l’euro, da sempre attaccato da base e leadership pentastellata: «la nostra moneta […] non è stata all’altezza di rafforzare la nostra economia e il raggiungimento della convergenza tra le economie nazionali. L’euro non ha mantenuto la promessa. E’ giunto il momento di correggere alcuni dei difetti che lo contraddistinguono». Apertura anche per quanto riguarda diritti fondamentali e libertà civili, materia di cui «l’Unione Europea deve essere il campione mondiale».

Tutto fallito, in ogni caso. «Portiamo avanti battaglie a prescindere dal gruppo», aveva giustificato Di Maio, ma Verhofstadt chiude ai grillini la porta del gruppo, sottolineando le «troppe divergenze» e ‘indorando la pillola’ confermando che «su questioni di interesse comune come l’ambiente, la trasparenza e la democrazia diretta, Alde e Movimento 5 Stelle continueranno a collaborare strettamente». Difficile, in effetti, sperare di vedere una collaborazione coerente tra il Movimento 5 Stelle e il gruppo più europeista del Parlamento Europeo, apertamente pro-austerity e neoliberista in economia. Emblematica anche la figura di riferimento del gruppo: il Presidente Guy Verhofstadt. Ex-presidente belga, politico di professione, russofobo e promulgatore del TTIP, rappresenta perfettamente la figura che il M5S ha sempre detto di voler combattere.

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