Economia Analisi

Economia: il punto

Grecia, la Germania ha detto sì

Fca Melfi, stop alla crisi e nuovi 1000 contratti stabilizzati

tsipras Grecia
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La Germania dice sì e la Grecia può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Sono stati giorni difficili per il governo Tsipras che ha dovuto provarle tutte prima di accordarsi con l’Eurogruppo sull’allungamento del ‘prestito ponte’. In Germania tale concessione ai greci non è stata accolta con grande entusiasmo, eppure alla fine il Paese ellenico avrà ciò che ha chiesto.

Alla fine il Bundestag tedesco ha votato via libera alla proroga di quattro mesi agli aiuti alla Grecia. Il governo, tramite l’intervento del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha chiesto di accettare la richiesta della Grecia, pur non astenendosi dal lanciare nuovi moniti verso Atene: «La Grecia non può decidere da sola e non deve fare ricatti»,  ha detto il ministero delle finanze tedesco.

Se da un lato, con qualche remora, il Bundestag ha dato il via libera, dall’altro non sono mancate le critiche per quanto deciso. Uno di questi è stato il deputato del Cdu, il partito della Merkel, Klaus-Peter Willsch, che  fatto ricorso alla classica metafora «dell’auto usata: non ne comprerei mai una da Tsipras o Varoufakis».

Intanto in Grecia si apprestano a riavere nuovamente la televisione pubblica. Infatti,  il governo Tsipras ha deciso la riapertura della tv pubblica Ert, annunciando che è stato presentato un progetto di legge che sarà in Parlamento il 5 marzo e che prevede la riapertura della radiotelevisione pubblica Ert, chiusa dal precedente esecutivo di Antonis Samaras. La televisione pubblica ellenica era stata chiusa nel giugno 2013, nell’ambito del piano di privatizzazioni concordato con la troika (Ue-Bce-Fmi). La chiusura della Ert aveva portato al licenziamento di circa 2.800 persone e al suo posto subentrò  Erit, struttura con 500 impiegati in tutto, ovvero meno di un quinto del personale di ERT. Il motivo di tale chiusura riguardava i costi: per l’Ert annualmente venivano spesi 300 milioni di euro all’anno di soldi pubblici.

In Europa a tener banco non sono solo le questioni inerenti la Grecia, la Germania, l’Ucraina e la Russia ma anche il salario minimo mensile. Secondo i dati comunicati da Eurostat, il salario minimo mensile in Europa varia dai 184 euro della Bulgaria ai 1.923 del Lussemburgo. Sempre secondo l’Eurostat, sono dieci i Paesi con un salario minimo mensile sotto i 500 euro: oltre alla Bulgaria sopra citata, ci sono la Romania (218), la Lituania (300), la Repubblica Ceca (332), l’Ungheria (333), la Lettonia (360), la Slovacchia (380) ed l’Estonia (390). I paesi che hanno un salario minimo che va dai 500 ai 1000 sono: il Portogallo (589), la Grecia (684), Malta (720), la Spagna (757) e la Slovenia (791). La soglia di 1000 euro mensili viene superata solo dal Regno Unito (1.379), dalla Francia (1.458), dall’Irlanda (1.462), dalla Germania (1.473), dal Belgio e dall’Olanda (1.502), e dal Lussemburgo (1.923).

A prescindere dal minimo salariale mensile, in Italia giungono comunque buone notizie dall’Istat. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, l’indice dei prezzi, sale questo mese dello 0,3% congiunturale (-0,4% a gennaio) mentre a livello tendenziale scende dello 0,2% (-0,6% a gennaio). Tale risultato è dipeso dall’impennata dei prezzi dei vegetali freschi che registrano su base mensile un +8,2% mentre su base annua un +11,2%. Segnali di ripresa si registrano anche per quanto concerne i prezzi degli alimentari che in questo mese segnano un +0,7% su base annua. I  prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,6% in termini congiunturali e fanno registrare una flessione tendenziale del -0,5% rispetto al -1,4% di gennaio.

Per quanto concerne invece i prezzi dei carburanti, l’Istat rivela che a febbraio sono cresciuti dell’1,4% rispetto al mese precedente e quelli del gasolio dello 0,7%. Infine, l’inflazione acquisita per il 2015 è pari a -0,3% mentre  l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,3% su base mensile e fa registrare una ripresa della crescita su base annua (+0,1%, da -0,5% di gennaio).

Un momento positivo lo sta vivendo lo stabilimento di Melfi della Fca. La produzione della Jeep Renegade e della 500X ha consentito allo stabilimento di mettersi alle spalle  la crisi e la cassa integrazione degli anni precedenti. Così, dopo le nuove assunzioni annunciate a gennaio, oggi si arriva al passaggio da 15 a 20 turni stabilito in un preliminare d’intesa siglato ieri con i sindacati, a cui si aggiunge “un totale di mille assunzioni a carattere strutturale, comprese le 700 già effettuate, inizialmente con contratto in somministrazione e poi con contratto a tempo indeterminato”.

I 20 turni previsti dal preliminare dovrebbero portare alla produzione nello stabilimento fino a 1.100 autovetture al giorno. Tale produzione porterebbe ad un aumento di circa 1,400 euro annui nelle buste paga degli operai addetti alla linea.

In un contesto economico del genere, le Borse europee hanno registrato nella giornata di oggi discreti risultati.   Piazza Affari chiude in rialzo con il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,78% a 22.337 punti mentre la  Borsa di Francoforte chiude in rialzo dello 0,66%, con l’indice Dax a 11.401,66 punti. Bene anche la Borsa di Parigi con l’indice Cac-40 che sale dello 0,83% a 4.951,48 punti. Chiude la giornata in negativo invece la Borsa di Londra con l’indice Ftse-100 che segna -0,04% a 6.946,66 punti.

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