sabato, luglio 21

Gran Bretagna – Russia: il Mare del Nord si surriscalda E' stata rilevato un «intensificarsi» dell’attività delle navi russe «che transitano attraverso le acque britanniche»

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«Non esiterò a difendere le nostre acque o tollererò qualunque forma di aggressione… La Gran Bretagna non sarà mai intimidita quando si tratta di proteggere il nostro Paese, il nostro popolo e i nostri interessi» Queste le dure parole del Ministro della Difesa Gavin Williamsont, in relazione all’ ennesima tensione tra Mosca e Londra: una fregata russa,  Admiral Gorshkov, era stata individuata il 23 dicembre nelle acque territoriali britanniche ed una fregata della Royal Navy era stata spedita nel mare del Nord per «monitorare la sua attività in zone di interesse nazionale» . Nella giornata seguente, sono poi state inviate nella Manica anche una nave pattuglia, la HMS Tyne, per tenere sotto controllo una nave dei servizi segreti russi, una porta-elicotteri e un elicottero “Wildcat”  per sorvegliare altre due navi russe.

«Non è mai facile rinunciare al Natale ed al Capodanno in famiglia, ma ciò è assolutamente necessario come parte del nostro dovere di garantire la sicurezza del paese in ogni giorno dell’anno, e ne siamo molto orgogliosi». ha dichiarato il comandante inglese Chris Ansell.

E’ da tempo, però, ha reso noto il ministero, che è stata rilevato un «intensificarsi» dell’attività delle navi russe «che transitano attraverso le acque britanniche»: già a gennaio, la HMS St Albans era stata inviata a sorvegliare i movimenti di una portaerei e un incrociatore russo.

«Movimenti russi sono stati intercettati anche vicino alle coste europee e americane» ha dichiarato il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, intervistato dal Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung e Politico. «L’attività sottomarina dei russi è tornata a livelli da guerra fredda ed è una vera minaccia- ha proseguito Stoltenberg – dopo la fine della guerra fredda, la NATO ha ridotto il suo potenziale in mare, specialmente nella lotta contro i sottomarini. Ci siamo addestrati meno ed abbiamo perso le nostre capacità»

Tutto questo mentre «la Russia» – ha proseguito Stoltenberg – «ha investito massicciamente nella sua flotta e ora si muove lungo l’Oceano Atlantico. É una vera minaccia e per la Nato l’essenziale è garantire che le rotte atlantiche siano aperte e sicure».

«Abbiamo a che fare con la Russia, che aumenta l’attività dei suoi sottomarini nel Nord Atlantico. Abbiamo a che fare con la Russia, che sfida la NATO, il Regno Unito e gli Stati Uniti nell’Europa dell’Est» aveva detto il Ministro della Difesa inglese a inizio dicembre. «Invece di discutere la sicurezza europea, un tema importante per tutti i Paesi europei, Gran Bretagna compresa, Londra continua a speculare su innumerevoli ed ipotetici scenari di conflitto» era stata la risposta dell’ Ambasciata russa a Mosca.

Ma di per sé, la paura di Londra ha ancora più ragione d’ esistere se si tiene conto del fatto che «c‘è una nuova minaccia per la nostra prosperità e stile di vita, ovvero per i cavi che attraversano il fondale marino, i quali se messi fuori uso, provocherebbe danni al commercio internazionale e interromperebbe la connessione a internet» ha detto Stuart Peach, il comandante dello Stato Maggiore britannico e il futuro numero uno del comitato militare della NATO.

E’ nelle profondità oceaniche che si trovano i cavi in fibra ottica che trasportano quasi la totalità del traffico delle comunicazioni quotidiane. Recidere un cavo di comunicazione vorrebbe dire bloccare  il commercio elettronico globale, una vera catastrofe.  E questo Mosca lo sa bene, visto che ha fatto più o meno la stessa cosa durante l’ annessione della Crimea nel 2014, mettendo a segno un vero e proprio attacco asimmetrico.

«Per questo» – sostiene Peach – «la NATO deve sviluppare delle proprie forze navali in grado di non restare indietro all’ammodernamento della marina russa», oramai, secondo le direttive del Cremlino, «uno dei più importanti strumenti di contenimento strategico al tentativo americano di limitare il nostro accesso alle risorse del mare».

Se gli Stati Uniti di Donald Trump hanno definito la Russia, insieme alla Cina, una “minaccia strategica”, La Gran Bretagna da tempo monitora l’ attività russa.  «Sappiamo quello che stai facendo e non ci riuscirai perché sottovaluti la capacità di recupero delle nostre democrazie, l’attrazione duratura di società libere e aperte e l’impegno delle nazioni occidentali per le alleanze che ci vincolano» ha affermato Theresa May in un discorso all’annuale Lord Mayor’s Banquet a Londra a metà novembre.

«Il Regno Unito farà ciò che è necessario per proteggerci e collaborerà con i nostri alleati per fare altrettanto. Quindi intraprenderemo le azioni necessarie per contrastare l’attività russa. Ma questo non è dove vogliamo essere  e non il rapporto con la Russia che vogliamo» aveva aggiunto la Premier britannica, specificando che «questo è il motivo per cui stiamo guidando la riforma della NATO, quindi questa vitale alleanza è maggiormente in grado di scoraggiare e contrastare l’ostile attività russa. È per questo che abbiamo rafforzato il nostro sostegno militare ed economico all’Ucraina. È per questo che stiamo rafforzando la nostra sicurezza informatica e osservando come rafforziamo i nostri regimi finanziari per garantire che i profitti della corruzione non possano passare dalla Russia al Regno Unito».

E se le parole della May hanno trovato conferma in quanto sostenuto dall’ ex Vicepresidente americano Biden circa il tentativo di influenzare l’ esito del referendum italiano del 4 dicembre 2016, dopo quanto era già stato effettuato nel corso delle elezioni americane e prima di quanto sarebbe poi avvenuto in Francia o in Catalogna, bhé è impossibile mettere la testa sotto la sabbia. L’ azione destabilizzate della NATO e del blocco occidentale da parte della Russia sembra un dato di fatto, corroborato dai continui sconfinamenti nello spazio aereo baltico da parte di velivoli di Mosca e dalle provocazioni in corrispondenza del confine orientale dell’ Europa. Ecco che, soprattutto dopo Brexit, sarebbe sempre più auspicabile una svolta nell’ ambito della difesa UE così da rafforzare anche l’ Alleanza atlantica.

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