martedì, agosto 21

Governo, tanto paga Pantalone ‘Pericolo tecnici?’: in primo luogo che non obbediscano

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«Da qui ai prossimi mesi abbiamo centinaia di nomine da fare nelle partecipate, come facciamo a fidarci di un tecnico?» riferisce in questi giorni l’agenzia Ansa, citando un anonimo pentastellato sull’eventualità di affidare l’incarico di Governo a un personaggio estraneo al sistema dei Partiti (come se poi fosse così facile trovarne uno). Evviva, si lamenta sempre la incomprensibilità del linguaggio politico nazionale ed ora, grazie al cielo e complice l’anonimato, si cominciano a dire le cose con il loro nome. Lo sgomento, che confina nel terrore, dell’Anonimo Pentastellato (d’ora in poi: AP), rivela quanto l’ambiente politico italiano sia contrario ai tecnici, e soprattutto ad averli dentro Palazzo Chigi. Questo perché, come spiega candidamente l’AP, il tecnico farebbe scelte tecniche, soprattutto nelle «centinaia di nomine da fare nelle partecipate». E centinaia è dire poco, secondo noi.

E’ chiaro, sempre secondo il nostro prezioso AP (ah ce ne fossero, ce ne fossero), che le nomine sono un ghiotto bottino da spartire fra le forze politiche della maggioranza, un sottobosco pieno di erbe infestanti e mai ripulito a dovere dove si aggirano candidati trombati, grandi elettori da ricompensare, galoppini elettorali che hanno svolto bene il loro lavoro. Il ‘Bando’ per così dire è aperto a tutti, tranne che ai ‘tecnici’. Costoro hanno un difetto capitale. Progettano, scelgono e decidono in base a criteri tecnici e (orrore) non politici. Le loro azioni sono dettate da competenze specifiche acquisite con anni di studi e di pratica, ed essi, nell’immaginario politico, assumono quasi l’aspetto di ‘intellettuali’ che ragionano con la testa e non con la pancia, come si conviene. Tutti abbiamo presente sulla nostra pelle, dico tutti noi che paghiamo le imposte, quanto ci costi un Sistema Sanitario Nazionale sciaguratamente smembrato da ingorde Regioni. Si calcola almeno un terzo in più di quanto costerebbe con una spesa razionalizzata e depurata da uno spreco che, per carità a pensar male si fa peccato ecc. ecc., suscita qualche timore di una qualche forma di corruzione strisciante e diffusa.

Nelle fertili menti dei legislatori responsabili di quell’incauto squartamento del SSN nacque l’idea delle Aziende Sanitarie Locali affidate a un ‘manager, altra parola invisa al ceto politico ma subito stravolta in una versione casereccia: qualcuno dei nostri, qualcuno del sistema. Qualcuno di cui ci si possa fidare, in una parola ‘un amico’. Lungi dai cuori e dalle menti dei nostri futuri legislatori-governanti fare gli interessi dei cittadini, risparmiare, snellire gli organici, razionalizzare e accentrare le spese, eludere trattative più o meno private sempre sospette quando si paga poi con i soldi degli altri. Viene il sospetto che tanta noncuranza derivi da una sostanziale immunità fiscale per i responsabili, i cui redditi devono essere così lontani dai nostri da non temere l’erario: tanto, non paghiamo noi, ma loro (i cittadini). E’ ovvio che la cosa pubblica non può essere gestiti dai soli tecnici, per i quali se c’è da mangiare per mille e siamo cinquemila la soluzione è ucciderne quattromila. Ma i politici possono e devono intervenire a valle delle soluzioni tecniche elaborate dai competenti, per interpretarle, aggiustarle, renderle fattibili nella considerazione e armonizzazione degli altri elementi umani, sociali, civili del problema. Questo e non altro è il senso più alto della parola ‘politica’. Invece, povere ‘partecipate’: pioverà loro addosso una legione di incompetenti scelti per i peggiori motivi. E poveri noi, tanto paga Pantalone, figura storica che impersona lo Stato italiano. Peccato che sia anche il nome di una maschera di Carnevale.

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