mercoledì, febbraio 21

Google – Aramco: il progetto dietro l’ accordo L’accordo fra la società digitale e la compagnia petrolifera è parte di qualcosa di più grande.

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La notizia è di qualche giorno fa, ma rimane di un’importanza epocale: Larry Page, uno dei fondatori di Google, ha incontrato esponenti di Aramco, la compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita, allo scopo di istituire quella che giornalisticamente è stata soprannominata ‘la Silicon Valley araba’, ossia un polo tecnologico avanzatissimo, di dimensioni considerevoli, volto a dare un impulso decisivo a quella serie di riforme modernizzatrici che il principe ereditario bin Salman ha iniziato ad attuare negli ultimi  mesi. Come sempre, però, dietro questo accordo si celano interessi e progetti ben più a lungo termine, che si innestano nell’intricata e complessa trama geopolitica dell’area medio orientale.

In che cosa consiste questo progetto di alta tecnologia? E come mai viene coinvolta un’azienda petrolifera? Per dare risposta a queste e altre domande abbiamo contattato Gabriele Picello, analista e caporedattore di CommoditiesTrading.com.

Partiamo dall’inizio.  Questo hub tecnologico, come lo chiamano gli esperti, in che cosa consiste? “Quando parliamo della collaborazione tra Google ed Aramco, parliamo di una colossale joint venture tra la controllata statale saudita ed Alphabet, società che ingloba il noto provider di ricerca Google, il portale web di condivisione video Youtube ed altre realtà come Google Capital (impegnata nel settore private equity), Google X (impegnata nella sperimentazione, ad esempio, di auto in grado di muoversi in modo autonomo e droni), Google Fiber (impegnata nella progettazione di connessioni internet ad altissima velocità) ed altre ancora come Google Nest e Calico”, chiarisce Picello. “Il progetto in fase di studio è decisamente ambizioso e sostanzialmente mira a dar vita in territorio saudita a quella che ormai molti media definiscono la ‘Silicon Valley Saudita’, ossia una sorta di hub mediorientale dedicato interamente all’alta tecnologia. I dettagli definitivi di quello che potrebbe essere il risultato finale di questa joint venture non sono ancora stati resi noti ed anche le indiscrezioni in arrivo a mercato – perlomeno quelle che si possono definire attendibili – sono comunque limitate, ma lasciano intendere che si parli di un enorme Data Center creato e gestito da questa partnership”.

E i progetti di Google non si limitano all’Arabia Saudita:La posta in ballo per Google (Alphabet) è decisamente elevata: si parla letteralmente di una enorme espansione internazionale in aree geografiche che possono essere oggetto di una rapidissima espansione ed al centro di queste troviamo società che si potrebbero proporre nelle vesti di preziosi clienti; a questo proposito, possiamo citare, ad esempio, le realtà del settore energy che sbarcano in questo mondo ‘ad alta tecnologia’ in cerca di una sempre maggiore produttività ed efficienza. Rimanendo nell’area del Golfo Persico, è bene notare come attualmente nessuno dei grandi gruppi statunitensi possa vantare hub di rilievo in quest’area, dove sono richiesti investimenti da centinaia di milioni di dollari, ma la corsa per accaparrarsi questo ambito mercato è già partita (Amazon, ad esempio, sta mettendo a punto un data center in Bahrein ed ha siglato un accordo da un miliardo di dollari per creare tre elementi simili in terra saudita).”

A prima vista, può sorprendere il fatto che un’azienda digitale faccia accordi con una compagnia petrolifera. “In questo contesto” ci spiega Picello, “è plausibile pensare che Google sia intenzionata ad espandersi in quelle aree connotate da un elevato potenziale di sviluppo con l’obiettivo di cogliere al volo tutte le opportunità che le società presenti nelle varie aree sono in grado offrire: pensiamo, ad esempio, alle società petrolifere costantemente impegnate a migliorare la loro performance con l’implementazione di nuove tecnologie che, come ben sappiamo, non consistono solo degli elementi tecnici utilizzati in fase di esplorazione od estrazione, ma anche di elementi informatici in grado di fornire un feedback positivo in termini di sicurezza. A mio avviso Google non si farà certo pregare qualora  si dovessero presentare opportunità significative, ma l’informatica continuerà a recitare la parte del leone nel business della società”.

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