domenica, novembre 19

Gli asteroidi che incombono sulla Terra Comete e meteore: spettacolari quanto pericolose

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Non è stata la merendina della Motta ad aver convocato il convegno internazionale di meccanica celeste conclusosi appena a San Martino al Cimino, un borgo di Viterbo, ma certo è che sono stati almeno 150 i delegati provenienti da tutto il mondo a dire la loro su 2012 TC, l’asteroide che il 12 ottobre si prepara ad affiancare la Terra come già accadde sei anni fa in cui raggiunse la distanza un quarto di quella lunare, e 3122 Florence e i suoi minuscoli satelliti naturali: sono più di 600 i sassi cosmici che potenzialmente ci mettono a rischio e pertanto vanno adeguatamente tenuti sotto controllo. Ma certo è che l’azienda fondata a Milano nel 1919 da Angelo Motta, con lo spot confezionato dall’agenzia Saatchi&Saatchi l’interesse per i rischi di impatto li ha avuti.

Asteroide è per definizione un piccolo corpo celeste simile per natura a un pianeta con piccoli diametri, probabilmente residui di protoplanetario ovvero di una struttura discoidale di gas e polveri in orbita attorno a una stella o a una protostella che è in sostanza la fase della formazione astrale compresa tra il collasso della nube molecolare e la fase di stella pre-sequenza principale.

Ma questi corpuscoli possono essere anche frammenti derivanti da collisioni planetarie, con le dimensioni di un masso o anche meno e in tal caso si parla di meteoroidi, mentre gli asteroidi composti per la maggior parte di ghiaccio sono le comete.

E di questo materiale ne è pieno il sistema solare, o forse l’universo con tutti i rischi che possono comportare pericolosi avvicinamenti: per farsi un’idea, l’asteroide che si sbriciolò su Chelyabinsk, in Siberia occidentale il 15 febbraio 2013 misurava circa 17 metri e liberò nella bassa atmosfera 30 volte la potenza della bomba di Hiroshima, causando 1.500 feriti e rovinando 7.000 edifici. Quindi gli esempi esistono e sono importanti. Basterebbe per questo ricordare l’evento di Tunguska che nella mattina del 30 giugno 1908, a seguito di un impatto abbatté decine di milioni di alberi nel territorio di Krasnojarsk in Siberia centrale e generò un bagliore visibile a 700 km. circa di distanza.

Molto si è detto sugli impatti avvenuti in passato con il nostro pianeta e alcune circostanze non sono dimostrabili ma non per questo inverosimili, dal momento che molte pietre potrebbero conservare i loro segreti negli abissi più profondi degli oceani. Potrebbe però essere vero che il cratere di Chicxulub nel Golfo del Messico sia stato prodotto da un impatto 66 milioni di anni fa e se così fu, si trattò di un evento catastrofico del passato della Terra, che fu forse concausa della scomparsa di buona parte delle forme di vita del nostro pianeta, tra cui i dinosauri, enormi animali che si nutrivano di una vegetazione che per molte stagioni non potè ricrescere a causa dell’offuscamento del Sole. Vera o falsa che sia questa storia, l’ipotesi merita alcune riflessioni perché siamo su questa Terra, un piccolo elemento che viaggia assieme agli altri pianeti a una velocità tremenda e soprattutto, come gli altri siamo esposti alle bizzarrie orbitali di particelle molto piccole ma non per questo senza rischi di danni. Va certamente detto che l’atmosfera che ci avvolge ci protegge, in quanto, in caso di penetrazione, le velocità delle traiettorie vengono fortemente degradate e così pure le dimensioni corpuscolari.

Nel caso di 2012 TC -che non è il prototipo di un’autovettura- il corpo dovrebbe avere un diametro compreso tra i 12 e i 20 m. quindi notevolmente più piccolo del Sancarlòn di Arona. Ma non è poco! e la sua velocità di impatto nell’alveo atmosferico sarebbe di 12,9 km/s sviluppando un’energia massimamente abbattuta sui gas dell’aria. Quanto all’avvicinamento, non dovrebbe essere superiore ai 44.000 km. che non sarebbe un rischio per alcuni satelliti e nemmeno per la Stazione Spaziale Internazionale, che ruota a circa 400 km. dalla nostra superficie o per i satelliti geostazionari, a 36.000 km.

Non si sa di che materiale sia composto il TC e questo è sicuramente un problema: se fosse roccia, l’asteroide si annienterebbe nell’atmosfera, ma se dovesse essere ferro o qualche altra materia a alta temperatura di fusione, allora si creerebbe un vero e proprio danno. Secondo Judit Györgyey-Ries, un’astronoma che lavora all’Osservatorio McDonald dell’Università del Texas, la possibilità di collisione con il nostro pianeta è 0.00055%, che non è zero, secondo noi e per quanto la prof. Alessandra Celletti del dipartimento di Matematica dell’università di Roma Tor Vergata abbia tranquillizzato le preoccupazioni durante il concegno di Viterbo, l’evento merita tutta l’attenzione possibile da parte degli scienziati, ma anche delle forze dell’ordine che dovrebbero dare indicazioni su come scegliere le posizioni in cui minimizzare i rischi di collisione. Un evento remoto, sicuramente ma non per questo da trascurare.

Ora, le fonti istituzionali asseriscono che ogni giorno il nostro pianeta è bersagliato da un numero di parti dell’universo, imprecisato ma molto ampio. Qualcosa come 100 tonnellate di residui di pianeti che si nebulizzano a contatto con gli strati atmosferici per impattare in minima parte sul nostro manto terrestre. Quando qualche frammento viene intercettato dai ricercatori, è una gran fortuna perché la sua cattura rappresenta l’apertura di un nuovo codice di identificazione della genesi. Se finisce su un centro abitato, a parlare di buona sorte sono comprensibilmente in pochi. Il brandello più grande mai ritrovato sulla Terra è stato un blocco di ferro e nichel di 60 tonnellate denominato Hoba, rinvenuto nel 1920 vicino a Grootfontein, nella regione di Otjozondjupa in Namibia, presumibilmente finitoci lì 80.000 anni fa e recuperato da tal Michael Hanssen mentre arava il suo campo. Ma si tratta di un blocco di appena due metri e mezzo di lunghezza. Che se certo sia finito sulle capanne di qualche Homo Erectus o precedente Homo Sapiens della zona, non sarà stato un passaggio indolore.

Tra Marte e Giove, antichi come il sistema solare e così scuri da riflettere solo il 5% della luce della nostra stella madre c’è la famiglia di asteroidi più vecchia mai studiata e potrebbero essere forme primordiali rimaste masse fluttuanti. Che vi possa essere qualche rischio per noi abitanti del pianeta Terra, è abbastanza evidente, tanto è che l’Agenzia Spaziale Europea ha promosso il piano di monitoraggio dei NEO (Near-Earth Objects), che è diventato una priorità anche della Nasa: le due agenzie osservano con telescopi dell’ultima generazione le orbite in tempo reale aggiornando continuamente le mappe orbitali, con le caratteristiche fisiche di tutti i campioni visionati. In un futuro non lontano si realizzeranno degli sbarchi per analizzare e forse portare sulla terra i preziosi materiali, che oggi sono una minaccia peggiore dei micidiali giocattoli di Kim Jong-un, ma tra qualche decennio potrebbero trasformarsi in importanti opportunità.

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