Economia Analisi

Economia: il punto

Giovani, futuro con pensione bassa

Grecia – Commissione europea: pensieri diversi su un accordo che tarda ad arrivare

censis
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E’ stato un venerdì particolare non solo per l’Europa in se ma soprattutto per l’Italia. Sono ormai anni che la crisi economica attanaglia il Bel Paese e le ripercussioni aumentano di anno in anno sempre di più.

I problemi più grandi li stanno affrontando e li affronteranno anche in futuro soprattutto i giovani dai 25 ai 34 anni. Secondo uno studio effettuato dal Censis, in collaborazione con Fondazione Generali, il 40% dei lavoratori dipendenti di 25-34 anni ha una retribuzione netta media mensile fino a mille euro e la maggior parte di questi si troveranno ad avere dalla pensione un reddito più basso di quello che avevano a inizio carriera. Sempre secondo il rapporto del Censis, il 65% dei giovani occupati dipendenti 25-34enni di oggi avrà una pensione sotto i mille euro, pur con avanzamenti di carriera. Per quanto concerne invece gli 890.000 giovani 25-34enni autonomi o con contratti di collaborazione e quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano né lavorano, sempre secondo il Censis, saranno gli anziani poveri del domani.

Infine, Il Censis evidenzia che, in Italia si è passati dal 69,8% di giovani di 25-34 anni occupati nel 2004, pari a 6 milioni, al 59,1% nel 2014 (primi tre trimestri), pari a 4,2 milioni. In dieci anni, ci sono stati 1,8 milioni di occupati in meno tra i giovani, con un crollo di 10,7 punti percentuali. Tale perdita occupazionale, tradotta in costo sociale, è stata pari a 120 miliardi di euro, cioè un valore pari al Pil di tre Paesi europei come Lussemburgo, Croazia e Lituania messi insieme.

Intanto sembra che in Italia la recessione si sia fermata. A confermarlo è l’Istat la quale conferma che tra ottobre e dicembre il Pil è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, segnando uno stop della recessione. Nel secondo e terzo trimestre dell’anno scorso c’erano stati segni negativi, mentre la casella del primo era stata a ‘zero’, come nel quarto periodo. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, il dato complessivo del 2014 è di una recessione dello 0,4%, e cioè in linea con le stime del Fondo monetario internazionale, di Bankitalia, dell’Ocse o anche di Confindustria. Infine, sempre secondo l’Istat, la variazione congiunturale dell’ultimo trimestre dell’anno scorso è la «sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dell’industria e di un aumento nei servizi. Dal lato della domanda, il contributo negativo della componente nazionale è compensato da un apporto positivo della componente estera netta».

Notizie positive per l’Italia giungono invece dall’Unione europea. Infatti, la Commissione europea, ha adottato i Piani regionali di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio e delle due provincie autonome di Trento e di Bolzano, per un valore totale di oltre 5,5 miliardi, di cui 2,75 stanziati dall’Ue e l’altra metà derivante dal cofinanziamento nazionale. Tale pacchetto d’investimenti si pone come obiettivo quello del favorire la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro, aiutando soprattutto le piccole e medie imprese.

Su tali obiettivi si basa principalmente il Piano della Lombardia che mira, con una dotazione totale di 970,4 milioni ad intervenire sull’innovazione tecnologica e la competitività delle PMI, a ristrutturare 580 alloggi (38.000 mq) nelle aree urbane e a realizzare 500 punti di ricarica per veicoli elettrici. Non è da meno l’intenzione di costruire 120 chilometri di piste ciclabili, 1.200 posti bici,18 velostazioni e parcheggi per biciclette.

Mentre però l’Unione europea accorda nuovi fondi all’Italia per i piani presentati dalle regioni, i capi di Stato europei continuano a parlare dei possibili scenari post-riunione del 16 febbraio. Mentre i negoziati tecnici sul debito greco sono formalmente cominciati, si sono creati intanto due filoni di pensiero: da un lato, ci sono Paesi come Grecia e Francia, che pensano che sia fattibile giungere ad un nuovo accordo; dall’altro lato c’è la Germania e soprattutto la Commissione europea, con Juncker e Dijsselbloem a capo, che non sono per niente ottimisti. I colloqui tecnici fra governo greco da una parte e Commissione europea, Bce e Fmi dall’altra sono iniziati questa mattina e serviranno a delineare punti di contatto e divergenze fra i piani del governo di Alexis Tsipras e dell’ex troika sul futuro del programma europeo di sostegno finanziario ad Atene e la gestione del debito pubblico del Paese.

Aspettando la riunione del 16 febbraio dell’Eurogruppo, non si può far a meno di notare il grande risultato ottenuto sul finire del 2014 dalla Germania. Secondo le prime stime, il prodotto interno lordo nel quarto trimestre è cresciuto dello 0,7%, contro le aspettative di uno 0,3%. Su base annua la crescita è attorno al 2,8%, il che colloca la Germania più o meno sullo stesso ritmo degli Stati Uniti. Tale risultato dovrebbe portare a questo punto anche ad una revisione di uno o due decimi di punto, anche della crescita media nell’eurozona, che era attesa allo 0,2-0,3%.

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