sabato, dicembre 16

Gerusalemme, perchè simbolo che trascende la divisione tra sunniti e sciiti Un viaggio nei luoghi, nei simboli e nel loro significato della Gerusalemme musulmana guidati dal maggior orientalista italiano, Massimo Campanini

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الشريف القدسي الحرم, è il nome in arabo di al Ḥaram al Sharif, ovvero quello che i musulmani considerano il terzo luogo sacro più importante al mondo, dopo la Mecca e Medina, in Arabia Saudita. Questo è situato nel complesso delle moschee nella città di Gerusalemme, centro di culto delle tre grandi religioni monoteiste e che attualmente è ritornato nell’ occhio del ciclone dopo l’annuncio del riconoscimento da parte del Presidente degli Stati Uniti della città quale capitale dello Stato d’Israele.

Ma perché Gerusalemme è città santa per i musulmani? Ed è vero che possiede un valore tale da trascendere le divisioni tra sunniti e sciiti? In un’intervista a ‘BBC’ Sheikh Azzam al Khatib al Ta-mimi, il capo dei custodi musulmani della Spianata delle moschee, ha spiegato che per l’Islam la moschea al Aqsa è il «posto più vicino al paradiso». Ne consegue che i musulmani nutrono un sentimento di protezione nei confronti del luogo sacro e si pongono come custodi di esso. Così si spiega perfettamente come la mossa di Donald Trump abbia di fatto incendiato le proteste nella città, “protesta che è estremamente fondata e giusta”, ci dice Massimo Campanini, storico e orientalista, uno dei maggiori esperti del Medio Oriente.

“È uno schiaffo inflitto ad un simbolo sacro dell’Islam, cioè l’Occidente è sempre pronto ad additare l’Islam come terrorista, però continua a dare calci e pugni all’Islam. Ci meravigliamo che poi questi rispondano?! Io non escluderei neanche un attentato, non escluderei neppure che possa accadere che qualche te-sta calda faccia un attentato dimostrativo. È chiaro che una cosa di questo genere io la troverei assolutamente lecita e comprensibile, perché la decisione di Trump è la decisione di un imbecille, che deve rendersi conto delle conseguenze a cui va incontro”.

Professore ci spieghi perché Gerusalemme è una città sacra per i musulmani, e quali nello specifico i luoghi considerati più importanti dal punto di vista religioso, all’interno del territorio?

Gerusalemme è una città sacra per i musulmani per due motivi: in primo luogo perché inizialmente il Profeta aveva indicato Gerusalemme come direzione della preghiera. Oggi quando i musulmani iniziano la preghiera, si voltano verso La Mecca, inizialmente però la direzione della preghiera era verso la città di Gerusalemme e questo probabilmente dipendeva dal fatto che alcuni seguaci del Profeta erano anche Ebrei, e quindi il Profeta voleva anche essere riconosciuto dagli Ebrei come autore di un messaggio divino. Poi ad un certo punto quando emersero le rivalità tra il Profeta e gli Ebrei, il Profeta spostò la direzione della preghiera da Gerusalemme a La Mecca. Gerusalemme però è rimasta come un punto di riferimento fondamentale per la preghiera del musulmano. Il secondo motivo è che da Gerusalemme il Profeta ha iniziato il viaggio celeste. Uno dei miracoli, o forse il principale miracolo che viene narrato della vita del Profeta è il fatto che Mohammed sarebbe salito al cielo e avrebbe effettuato questo viaggio celeste tra tra il Paradiso, l’Inferno, arrivando fino al trono di Dio. Il punto di partenza di questo viaggio verso il cielo che si chiama miʿrāj, è appunto Gerusalemme. In particolare una zona specifica di Gerusalemme, cioè quella che si chiama ‘la spianata della moschee’. La spianata delle moschee contiene due edifici sacri: uno è la moschea di al-Aqṣā che è stata costruita probabilmente all’epoca del califfo Omar, e l’altra è quello che normalmente viene detto ‘il duomo della roccia’ o appunto moschea di Omar. E questo duomo della roccia che è un edificio ottagonale con una cupola d’oro, è un edificio accanto alla moschea di al-Aqṣā, che sarebbe il luogo da cui appunto Mohammed sarebbe partito per il viaggio celeste e per questo percorso attraverso i cieli e le terre fino ad arrivare al trono di Dio. Quindi in questo senso, evidentemente Gerusalemme, soprattutto la spianata delle moschee e soprattutto la moschea di al-Aqṣā, che sembra essere citata nel corano nel versetto l17-1 proprio in relazione al viaggio di Mohammed, fa di Gerusalemme un luogo particolarmente sacro. Nel duomo della roccia che è un edificio con una cupola molto visibile, c’è una pietra sacra che appunto sarebbe la roccia da cui Mohammed avrebbe incominciato la sua ascesa celeste, ed alcuni dicono che all’interno di questo santuario ci sarebbe un’orma del piede del Profeta. Si tratta di una concentrazione di segni e di reperti sacro-archeologici che fanno della spianata delle moschee in particolare, quindi in generale della città di Gerusalemme, anche per i musulmani, un luogo particolarmente sacro.

Condivide l’affermazione che Gerusalemme rappresenta un simbolo centrale che trascende dalle divisioni interne all’Islam tra sunniti e sciiti?

Certamente, proprio perché Gerusalemme è legata alla vita del Profeta come abbiamo detto. La divisione tra sunniti e sciiti avviene dopo la morte del Profeta e sia i sunniti che gli sciiti evidentemente riconoscono la profezia di Mohammed, quindi se la santità di Gerusalemme è collegata alla figura del Profeta Maometto, è chiaro che questo trascende la differenza tra sunniti e sciiti. Quindi da questo punto di vista non c’è nessuna differenza dogmatica né alcuna divisione di tipo religioso, di tipo settario tra sunniti e sciiti.

Alcuni analisti sostengono che la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, potrebbe diventare la capofila di una coalizione morale/politica contro gli Stati Uniti e dunque contro la decisione presa da Trump sul riconoscimento di Gerusalemme. Lei condivide?

La scelta di Trump è stata evidentemente una scelta provocatoria, che potrebbe avere delle conseguenze assolutamente dirompenti proprio per l’altissimo valore sacrale che ha Gerusalemme per i musulmani. Quindi è chiaro che la scelta di Trump è stata uno schiaffo ai mussulmani, e l’ennesimo schiaffo che gli americani, ed in generale gli occidentali, fanno ai musulmani. Certamente ci sarà una reazione. Il fatto che la Turchia si proponga come leader di un movimento trasversale, e che forse addirittura unisca i musulmani nella protesta contro questa ‘sciocchezza’ fatta da Trump, dipende dal fatto che la Turchia ormai da qualche anno, con Erdoğan, ambisce a presentarsi come leader del mondo musulmano sunnita. La Turchia ormai è in ‘competizione’ con l’Arabia Saudita, cercando di strappare a quest’ultima il ruolo appunto di leader del mondo sunnita. Il fatto che Erdoğan si sia proposto o il fatto che cerchi o cercherà di coagulare dietro la sua persona varie correnti di protesta che emergono in tutto il mondo musulmano sia sunnita, sia sciita, è ovviamente un gesto che vuole rimarcare potenzialmente il fatto che la Turchia potrà essere , o potrebbe diventare il il capofila del mondo religioso musulmano in generale. Questo ovviamente è in alternativa non solo all’Arabia Saudita, ma anche all’Iran. Nel quadro del Medio Oriente, visto che in questi ultimi anni l’Egitto ha in qualche modo abdicato quello che era ed è stato un pò il suo ruolo naturale di guida del mondo arabo, oggi il triangolo è quello di Turchia, Iran e Arabia Saudita. L’Arabia Saudita è strettissima alleata agli Stati Uniti, quindi forse pronuncerà una condanna formale a parole, ma certamente non farà nulla di particolarmente aggressivo o di particolarmente pesante. L’alleanza che la lega al Stati Uniti è troppo stretta, quindi non può permettersi in questo momento di romperla. Le altre due potenze che quindi potrebbero mettersi alla testa di un movimento di protesta islamico trasversale contro l’occidente e contro Trump, in particolare sono l’Iran e la Turchia. L’Iran è sciita, la Turchia è sunnita, la Turchia potrebbe cercare di, non solo rimarcare questo suo ruolo di potenza egemone all’ interno del mondo sunnita, ma anche di approfittare di quello che sarà con tutta verosimiglianza un silenzio imbarazzato da parte dell’Arabia Saudita, e quindi da porsi in questo modo anche in contraddizione, o comunque in competizione, con l’Iran in questa protesta che è estremamente fondata e giusta.

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