sabato, dicembre 16

Gerusalemme capitale: Trump fuori legge Perchè la decisione del tycoon è violazione del diritto internazionale e delle direttive ONU. Ne parliamo con Pietro Pustorino, docente di diritto internazionale dell’Università Luiss Guido Carli

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La decisione del Presidente americano Donald Trump di spostare la sede dell’Ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, che di fatto significa il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele, “oltre a rappresentare un’inversione a U rispetto alla posizione costantemente tenuta dalle Amministrazioni statunitensi, democratiche e repubblicane, configura la violazione di numerose norme internazionali -il principio che vieta il riconoscimento di territori acquisiti con la forza da parte di altri Stati- e diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ci spiega, Pietro Pustorino, docente di diritto internazionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Luiss Guido Carli. Per il già zoppo processo di pace fra Israele e Palestina rischia così di subire un ulteriore colpo molto duro. «Rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite», è stato l’appello di oggi del Papa Francesco, in linea con l’intera comunità internazionale, tutta schierata contro questa decisione.

Una violazione del diritto internazionale e di una serie di risoluzioni ONU. Con risoluzione del 29 novembre 1947, n. 181 (II), “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha delineato quello che doveva essere l’assetto dei rapporti in Medio Oriente: la costituzione di due Stati indipendenti e l’istituzione di un regime speciale per la città di Gerusalemme, che avrebbe dovuto essere un ‘corpus separatum’, regolamentata da un regime internazionale speciale e amministrata direttamente dall’ONU. Questa risoluzione è nota per avere quindi configurato un piano di spartizione dei territori arabi. Il piano fu rigettato dai Paesi arabi, che attaccarono Israele all’indomani della proclamazione unilaterale dello Stato di Israele nel 1948”.

Con la guerra dei sei giorni, Israele ha occupato una parte della città di Gerusalemme, da allora quest’ultima è oggetto di controversie internazionali sia sotto il profilo politico che religioso. “Con risoluzione del 22 novembre 1967, n. 242, adottata a seguito della così detta guerra dei sei giorni fra Israele e Paesi arabi, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha dichiarato l’illiceità delle acquisizioni territoriali ottenute da Israele sulla base del suddetto conflitto e ha chiesto a Israele di ritirarsi dai territori occupati militarmente, che comprendono la città di Gerusalemme”.

A seguito dell’adozione, da parte di Israele, di una legge che proclamava Gerusalemme quale capitale dello Stato di Israele, “il Consiglio di sicurezza, con risoluzione del 20 agosto 1980, n. 478, ha dichiarato che la legge israeliana si poneva in contrasto con diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza e rappresentava una violazione del diritto internazionale’. Il Consiglio, nella medesima risoluzione, aggiungeva che qualsiasi misura adottata da Israele e finalizzata ad alterare lo status giuridico di Gerusalemme era da considerarenulla e priva di effetti giuridici’. Infine, chiedeva agli Stati membri dell’ONU che avessero stabilito missioni diplomatiche a Gerusalemme di ritirare tali missioni”.

Nel 1995 è stato approvato dal Congresso degli Stati Uniti, il ‘Jerusalem Embassy Act’ , legge che prevede il trasferimento dell’ambasciata nella città di Gerusalemme. L’atto è completato da una clausola in base alla quale è possibile rinviare il trasferimento ogni sei mesi per ragioni di sicurezza internazionale. La clausola è stata applicata da ogni predecessore di Donald Trump, ed anche da lui stesso il primo Giugno scorso.

Spostando l’Ambasciata a quali conseguenze andranno incontro gli USA? Secondo Pustorino sonoda escludere reazioni alla decisione statunitense da parte del Consiglio di sicurezza, posto che gli Stati Uniti detengono il diritto di veto nel Consiglio, mentre è possibile una condanna da parte dell’Assemblea generale e una reazione da parte di altre organizzazioni internazionali -ad esempio l’Unione europea, la Lega araba e forse l’Unione africana”. Più che in punta di diritto, le conseguenze possono essere affidate alla politica e forse agli apparati militari. “Non è affatto escluso che vi siano reazioni politiche o anche ritorsioni e persino contromisure da parte di Stati arabi e forse anche Paesi occidentali”.

Questa decisione creerebbe un precedente in primo luogo perché un Paese come gli USA in maniera così forte viola il diritto internazionale e le direttive delle Nazioni Unite. “Il diritto internazionale soffre dell’inesistenza di un’autorità superiore, indipendente e imparziale, che possa imporsi in modo obiettivo sui membri della comunità internazionale, soprattutto laddove siano in gioco interessi delle grandi potenze. e poi un precedente in se”. Non solo, si crea un precedente nello specifico dello spostamento della sede dell’Ambasciata, “certamente è un precedente, ma non credo che sarà, a almeno a breve, seguito da altri Stati”, afferma Pietro Pustorino. “La conseguenza generale di tale decisione dell’Amministrazione sarà anzi un irrigidimento delle rispettive posizioni e in particolare di quelle dei Paesi arabi”.

Al momento “non vi è notizia di violazioni analoghe provenienti da altri Stati, con specifico riferimento alla creazione di missioni diplomatiche a Gerusalemme in violazione della citata risoluzione 478/1980 del Consiglio di sicurezza. E’ però da precisare che qualsiasi condotta di Stati, posta in essere in via diretta o indiretta, finalizzata a riconoscere questa situazione specifica concernente Gerusalemme, o quella relativa all’occupazione militare illegittima dei territori palestinesi acquisiti nel 1967, costituisce una violazione del diritto internazionale”.

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