sabato, dicembre 16

Gerusalemme capitale, Hamas chiama nuova Intifada Il mondo contro Trump. Chiesta riunione urgente del Consiglio di Sicurezza ONU

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Un’ondata di scontri tra manifestanti e forze israeliane sta infiammando Gaza e Cisgiordania all’indomani della decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Finora si ha notizia di 114 palestinesi che hanno necessitato soccorsi medici perché feriti da armi da fuoco, o intossicati da gas lacrimogeni o contusi da proiettili rivestiti di gomma.

Proteste anti Trump si sono registrate in tutte le principali città della Cisgiordania. A Betlemme sono state lanciate pietre contro le forze di sicurezza che hanno reagito, mentre a Hebron ci sono stati incidenti nei pressi di un insediamento israeliano e nel quartiere di Bab al-Zawiyah. Nella Striscia di Gaza decine di manifestanti si sono radunati nei pressi di due punti lungo il confine meridionale lanciando pietre contro i soldati. Duri scontri anche a est di Khan Younes, dove un manifestante è rimasto ferito da un colpo d’arma da fuoco e diversi altri sono rimasti intossicati dai lacrimogeni.
Tensione alta, oltre che per gli incidenti, anche per lo sciopero generale proclamato dalle autorità palestinesi. Oggi sono rimasti chiusi tutti gli esercizi commerciali, le scuole e le istituzioni pubbliche e private, anche a Gerusalemme est.

Intanto fioccano le reazioni, a cominciare da quella di Hamas che oggi ha lanciato un appello a una nuova Intifada. Trump «si pentirà della sua decisione», ha affermato il capo dell’ufficio politico dell’organizzazione, Ismail Haniyeh. «Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti», ha aggiunto.
In una conferenza stampa a Gaza, Haniyeh ha fatto inoltre appello a «convocare una riunione palestinese generale e urgente per studiare la situazione» e ha poi chiesto all’Autorità nazionale palestinese di interrompere il coordinamento di sicurezza con Israele, allo scopo di permettere alla «resistenza palestinese in Cisgiordania di rispondere all’occupazione».

Chi esulta per la decisione di Trump è il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che oggi è tornato a felicitarsi con il presidente Usa per la scelta. Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele «ha legato per sempre il suo nome con la storia della nostra capitale», ha detto Natanyahu, sottolineando che altri Paesi potrebbero seguire il suo esempio. Per questo, ha concluso, Israele è in contatto con altri Paesi che hanno intenzione di seguire la decisione di Donald Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme e riconoscerla quindi come capitale di Israele.

Di tutt’altro avviso le reazioni del resto del mondo. L’Arabia saudita, si legge in un comunicato del Palazzo Reale, deplora la scelta come «irresponsabile e ingiustificata». Più duro il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, secondo il quale riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele equivale a gettare il Medio Oriente in un «cerchio di fuoco» Erdogan ha annunciato che affronterà la questione con alcuni leader mondiali tra cui Papa Francesco e i leader di Russia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, sottolineando come la modifica dello status di Gerusalemme sia una questione che allarma anche i cristiani.

Per l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, «L’annuncio del presidente Usa Donald Trump su Gerusalemme ha un impatto potenziale molto preoccupante. Il contesto è molto fragile e questo annuncio ha la potenzialità di riportarci indietro, a tempi ancora più oscuri di quelli in cui stiamo vivendo», ha sottolineato. «L’Ue ha una posizione chiara e unitaria – ha continuato Mogherini – crediamo che l’unica soluzione realistica tra Palestina e Israele sia basata su due Stati, con Gerusalemme capitale di entrambi gli Stati di Israele e di Palestina».

La Russia, in un comunicoto del Ministro degli Esteri, si dice «molto preoccupata». Quasi di rimando, il ministro israeliano per gli affari di Gerusalemme, Zeev Elkin, ha esortato la Russia a seguire l’esempio degli Stati Uniti e spostare la sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

Reazioni anche dalla diplomazia internazionale. Otto paesi, fra cui l’Italia (gli altri sono Bolivia, Egitto Francia, Senegal, Svezia, Gran Bretagna e Uruguay) hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu entro la fine di questa settimana. Chiesto alla presidenza del Consiglio di sicurezza anche un intervento del segretario generale Antonio Guterres.

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