mercoledì, settembre 19

Gaza: la situazione attuale e le speranze per il nuovo anno Secondo l'ONU Gaza sarà inabitabile nel 2020: timori e interrogativi dei palestinesi

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Questi giorni, mentre tutto il mondo celebra il nuovo anno e pianifica come passare al meglio le festività, i palestinesi di Gaza pensano a cosa sarà della loro vita per la fine del prossimo anno. Questa è la realtà. Ciò che si sogna qui è che le case siano finalmente illuminate di notte, che non si viva più nell’oscurità a causa della mancanza di elettricità a cui siamo abituati da ormai un decennio. Si sogna che i confini con l’Egitto e con Israele siano finalmente del tutto aperti per tutte le persone che desiderano attraversarli, non soltanto per turismo, ma soprattutto per andarsi a curare dall’altra parte. Nel corso del 2017, il valico di Rafah è rimasto aperto per soli 20 giorni in totale mentre le autorità israeliane ancora impongono restrizioni criciali per la libertà di movimento dei palestinesi a Gaza. Tutto questo accade ormai dal 2007.

La gente spera anche che quest’anno si possa navigare senza respirare gli scarichi del mare inquinato, che si possa usufruire di un adeguato sistema di assistenza sanitaria, ora che ci ritroviamo il peggior sistema medico degli ultimi dieci anni. I medicinali scarseggiano, così come le attrezzature negli ospedali e i pazienti non possono attraversare i confini per essere curati; il più delle volte muoiono lentamente nell’attesa colma di speranza e di disperazione che gli venga data la possibilità di viaggiare.

I giovani palestinesi sognano che nel 2018 riusciranno a trovare un lavoro, a costruirsi una famiglia; sognano di non continuare a disperarsi versando lacrime. La disoccupazione a Gaza ha raggiunto il 50% e tra i giovani, addirittura il 63.8%. L’85% delle famiglie palestinesi continuano a dipendere dall’aiuto fornito dalle organizzazioni umanitarie. La FAO ha dichiarato che sospenderà l’aiuto a 11.000 famiglie che supportano 60.000 persone a Gaza con l’inizio dell’anno nuovo a causa della mancanza di fondi. Sono 50.000 i lavoratori che supportano circa un quarto del milione di famiglie a Gaza che non godono di alcuna entrata finanziaria da mesi. Persone che hanno lavorato sotto il peso del controllo di Hamas degli ultimi 10 anni.

I bambini sperano di poter sognare senza incubi e senza la paura di un conflitto, sognano di avere l’infanzia che meritano tutti i bimbi del mondo. Il 40% di loro a Gaza soffre di malnutrizione e di anemia per non parlare dei traumi, delle condizioni umanitarie che peggiorano di anno in anno cui il blocco israeliano e la divisione palestinese contribuiscono. La verità è che i palestinesi a Gaza sono disperati, questi giorni più che mai. Nel 2017 hanno sperato che sarebbe stato l’ultimo anno all’insegna della divisione palestinese, ma ciò, ahimè, non è accaduto.

La riconciliazione tra Hamas ed Autorità Palestinese è una riconciliazione avvenuta solo sulla carta, qualcosa che di fatto sta collassando anche secondo Yahya Sinwar, il leader di Hamas che lo ha dichiarato qualche giorno fa. Anche gli ufficiali israeliani hanno avvertito il Governo del pericolo di un’escalation. La situazione è fin troppo simile a quella già vissuta nel non troppo lontano 2014.

Le proteste e gli scontri post Trump, poi, non si fermano. 10 palestinesi rimasti uccisi e tanti feriti. La violenza usata da Israele è visibile a tutti. Ibrahim Abu Thuraya è stata una delle vittime, disabile, su una sedia a rotelle a causa della perdita di entrambe le gambe per un attacco missilistico del 2008. La vita qui è un inferno e la gente si raffronta con essa cercando di rimanere viva in quella che è una battaglia continua con le terribili condizioni di vita. Tutto ciò intimorisce e ci fa scontrare con tanti interrogativi. Anche gli ufficiali delle Nazioni Unite hanno avvertito il mondo più volte: Gaza diventerà inabitabile nel 2020. La data, certo, è sempre più vicina.

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