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Gabon: trionfa la Real Politik di Ali Bongo

La Francia puntava su Jean Ping, che ha fallito, sia alla prova del voto che dopo

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KampalaAppoggiare per trent’anni una famiglia presidenziale e cercare di ringraziarla all’ultimo momento chiedendole di cedere il potere ad altri uomini di fiducia non è un compito facile nemmeno per una potenza economica e militare come la Francia. Troppe ricchezze e potere accumulato. Troppe amicizie regionali e internazionali basate su reciproci interessi. Troppi soldi che sono stati utilizzati per comprare consenso sociale.

Parigi era convinta di poter sbarazzarsi della Famiglia Bongo in modo pulito, tramite elezioni. Un passaggio di potere soft, nel rispetto della democrazia o del suo simulacro. Non è andata così. Il nuovo uomo di fiducia, Jean Ping, non è riuscito a conquistare la fiducia della maggioranza dei votanti. I risultati delle elezioni del 27 agosto dimostrano una netta spaccatura del Paese. Anche senza la sospetta truffa elettorale attuata presso la provincia natale di Bongo, il Haut-Ogoouè, Jean Ping avrebbe ottenuto, forse, un risicato margine sull’avversario non una schiacciante vittoria. Se la stampa internazionale si è soffermata su questa presunta truffa elettorale commessa da Ali Bongo, i media africani, prove alla mano, fanno notare truffe e tentativi di alterare il voto compiuti da Ping grazie all’aiuto di hacker ivoriani. Un tentativo che di certo non ha fatto onore al contendente né lo ha differenziato dal presidente per diritto ereditario.

Durante le violenze scoppiate il 1° settembre in protesta dei risultati ufficiali Jean Ping non è riuscito a galvanizzare le masse popolari. La maggioranza della popolazione non ha risposto agli appelli rivoluzionari, preferendo restare al sicuro nelle proprie abitazioni al riparo dei proiettili sparati da esercito e polizia. La famiglia Bongo è odiata dai gabonesi eppure molti di essi non hanno preso le difese di Jean Ping. Per quale ragione?

La cultura africana è priva di congetture e strategie complicate tipiche dell’Occidente. Alle teorie si preferiscono i fatti. Jean Ping era un uomo di potere che per anni ha goduto dei privilegi elargiti dalla Famiglia Bongo, servendola con scrupolo e devozione. Era parte integrante del sistema di potere tramite legami familiari e interessi finanziari. Si era successivamente allontanato dal Paese per seguire una carriera personale presso istituzioni internazionali, fonti di ulteriori prestigi, potere, privilegi e guadagni, mentre i gabonesi soffrivano la fame. Con questo passato Jean Ping non è risultato credibile alla maggioranza dei cittadini  che hanno rifiutato di credere che fosse l’uomo nuovo capace di dare una svolta favorevole alle sorti del Paese. Il tasso di partecipazione alle urne (57%) chiarisce senza ombre di dubbio che gran parte della popolazione ha preferito estraniarsi dalla lotta politica di Bongo e Ping, forse rassegnata o forse troppo preoccupata a portare a casa i due dollari giornalieri necessari per far mangiare la famiglia in un Paese che galleggia sul petrolio.

Sprecata la carta rivoluzionaria, Jean Ping si rivolge ai suoi tutori, richiedendo l’intervento della Francia, mentre il Gabon è in preda a caos, violenze e paura. Spera in una riedizione delle elezioni ivoriane del 2011 quando i carri armati francesi tranciarono un verdetto esterno sulla disputa elettorale tra Laurent Gagbo e il suo rivale Alassane Ouattara, arrestando il primo e ponendo alla Presidenza il secondo. I tempi sono cambiati. La potenza coloniale è con il fiato corto, economicamente in bilico al precipizio. Il Gabon è un Paese strategico per l’impero coloniale francese in Africa ma troppi sono i fronti aperti e le sconfitte, ultima quella duramente sofferta nella Repubblica Centrafricana. Venti di ribellione soffiano a gran velocità in tutte le colonie, dal Ciad al Camerun. Un intervento militare in Gabon sarebbe stato insostenibile. Avrebbe aperto il vaso di Pandora, impossibile da controllare proprio nel momento più difficile della Francia, impegnata sul fronte siriano e in aperto scontro con la Russia. A prova di ciò nessun carrarmato francese ha ricevuto l’ordine di mettere Jean Ping alla Presidenza.

Ali Bongo, astuto politicante, ha continuato imperterrito a considerarsi vincitore delle elezioni, preparandosi all’ennesimo mandato. Ha agito con astuzia tipica di chi è abituato ad esercitare il potere per diritto familiare. Conoscenze tramandate da padre a figlio. Ha impedito che le proteste tentate dai sostenitori di Jean Ping potessero estendersi in tutto il Paese e acquisire consensi tali da creare una situazione di guerra civile. Lo ha impedito con la forza, con proiettili veri e distruzioni di sedi di partito e televisioni indipendenti. Il sangue è colato ma con cinico controllo. L’obiettivo non era quello di sterminare i partigiani di Ping ma quello di far comprendere alla popolazione che l’uomo nuovo del Gabon era una causa persa per cui non vale la pena perdere la vita.

La pressante richiesta dell’opposizione di ricontare i voti (richiesta supportata da Francia, Unione Europea e Stati Uniti) è stata gestita nel modo più esemplare e astuto. Ali Bongo ha lasciato la decisione alla Corte Costituzionale il più alto organismo democratico esistente in Gabon. Venerdì 23 settembre verso l’una di notte la Corte Costituzionale ha rigettato il ricorso depositato dall’opposizione riguardante le frodi elettorali confermando i risultati elettorali. Ali Bongo Ondimba ottiene il 50,66% dei voti mentre Jean Ping si attesta al 47,24%.

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