martedì, agosto 21

G7, storia del club dei ‘grandi 7’

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Tra qualche giorno a Taormina inizierà il tanto atteso incontro dei 7. La Presidenza toccherà all’Italia quest’anno e non sarà una cosa semplice, visto il clima mondiale più che complesso e le incertezze che roteano soprattutto riguardo le posizioni di USA e Regno Unito. Facciamo, però, un salto indietro nel tempo. Il G7 nasce dalla volontà dei grandi Paesi industrializzati di confrontarsi su grandi temi e risolvere eventuali contrasti. Tutto ebbe origine negli anni ’70 con lo scoppio delle due grandi crisi economico finanziarie: da un lato, il crollo del sistema monetario di Bretton Woods ‘71 basato su cambi fissi e sul dollaro statunitense ancorato all’oro; dall’altro, la crisi energetica del ‘73 conseguente all’imposizione di un embargo sulle forniture di petrolio da parte dell’Organisation of Petroleum Exporting Countries (Opec) dopo la guerra dello Yom Kippur.

L’idea venne al Segretario del Tesoro statunitense, George Schultz, che decise di invitare negli Stati Uniti i ministri delle Finanze dei tre Paesi più industrializzati, ovvero, Francia, Germania dell’Ovest e Regno Unito. Nacque così nel 1974 il ‘Library Group‘, dalla biblioteca della Casa Bianca a Washington dove i leader si incontrarono. Dopo dodici mesi, l’incontro venne ripetuto, ma stavolta, anche con la presenza del Giappone.

Fu nel 1975, però, a tenersi la prima riunione ‘ufficiale’ del gruppo, quando il Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing decise di invitare anche l’Italia a Rambouillet, formando così il gruppo dei Grandi (‘Great’): il G6. Da lì si ribadì l’intenzione di un incontro annuale tra le maggiori potenze industriali per coordinare le strategie politiche ed economiche.  Il meeting di Rambouillet fu un vero punto di partenza perché definì quelle caratteristiche peculiari che contraddistinguono il gruppo anche oggi, ovvero, il senso di informalità, la trattazione di temi di attualità internazionale, l’intimità della location, la presenza di funzionari di fiducia dei Capi di Stato e di Governo (gli ‘Sherpa’), la brevità dell’incontro e la sottoscrizione di una dichiarazione congiunta. Il Presidente americano Gerald R. Ford, convocò nel 1976 un secondo incontro a Portorico, che consacrò formalmente l’ingresso del Canada, fortemente voluto dagli Stati Uniti. Di qui il nome di ‘Gruppo dei Sette’ o G7. La successiva riunione si tenne a Downing Street, nella residenza del Primo Ministro britannico, nel 1977. La Presidenza britannica del Consiglio europeo permise al Regno Unito di invitare anche quella che ancora si chiamava Comunità Economica Europea, che prese parte alle discussioni del secondo giorno di lavoro.

Nel 1994, al vertice di Napoli, venne costituito il P8 (dove ‘P’ significava per ‘politici’), formato dalle potenze del G7 e dalla Russia. Nel 1997, a Denver, Mosca partecipò anche ai lavori ufficiali del G7 che, così, divenne G7+1, e poi G8 a Birmingham. Il formato è rimasto immutato fino al 2014, quando è ritornato ad essere il Gruppo dei 7, in seguito all’espulsione della Russia per aver dichiarato l’annessione della Crimea durante la crisi in Ucraina. Esclusione che è rimasta invariata nei summit degli anni successivi, nonostante sia in corso un lavoro diplomatico per riportare dentro al gruppo la Russia.

Il G7 non ha mai avuto un segretariato permanente, perciò̀, non può̀ essere considerato un’organizzazione internazionale. Le dichiarazioni non hanno carattere vincolante, ma costituiscono impegni politici al più alto livello. Il G7, però, si è dotato di una struttura flessibile, al cui vertice si trovano i cosiddetti ‘Sherpa’. Si tratta di 6 rappresentanti di ciascun leader che ne fanno le veci per l’agenda di lavoro e sono responsabili della preparazione del summit e dei negoziati in vista della redazione del Comunicato finale dei leader. Ogni sherpa è a sua volta assistito da due rappresentanti del proprio Ministero degli Affari Esteri: il Direttore Politico, responsabile per la politica estera e la sicurezza e il sous-sherpa per gli Affari Esteri che tratta temi come l’ambiente, lo sviluppo e altre problematiche di tipo sociale. Degli argomenti da trattare circa economia e finanza sono invece direttamente responsabili i ministri delle Finanze. Le presidenze ruotano (Francia, Usa, GB, Germania, Giappone, Italia e Canada); l’Ue, invece, è a pieno titolo nel Gruppo ma non partecipa alla rotazione.

Sin dal vertice di Londra del 1977 l’ora Unione europea partecipa alle riunioni. La sua posizione nel forum, però, è del tutto particolare. Nonostante non risulti formalmente un membro, ha facoltà̀ di contribuire alla redazione dell’agenda, ha i suoi Sherpa per la preparazione dei summit, e partecipa a tutte le discussioni. Inoltre i suoi rappresentanti sono presenti alle riunioni a livello ministeriale. Il ruolo della Comunità fu inizialmente circoscritto agli ambiti di sua competenza esclusiva assegnategli dal Trattati di Roma, quali commercio e agricoltura. A partire dal Summit di Ottawa del 1981, però, l’Unione Europea prese parte a tutte le discussioni. Anche se non presiede il foro, a seguito della sospensione della Russia dal formato a otto Bruxelles ha ospitato il Vertice del G7 nel 2014. L’UE è rappresentata ai Summit dal Presidente della Commissione Europea e, dal 2009, anche dal Presidente del Consiglio Europeo. Inoltre, a seconda delle materie trattate e dal livello di partecipazione degli incontri tecnici, viene solitamente rappresentata dai Commissari competenti. L’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, infine, partecipa alle riunioni dei Ministri degli Esteri.

A partire dagli anni ’90 iniziò ad ampliarsi l’agenda dei Capi di Stato e di Governo. Si incominciarono a trattare anche grandi temi globali e trasversali, come il cambiamento climatico e l’istruzione, e più tecnici, come la lotta alle pandemie e i crimini transnazionali, i problemi legati alla criminalità organizzata, alla diffusione degli stupefacenti, al controllo degli armamenti e al terrorismo.

All’alba degli anni 2000 iniziarono anche le prime riunioni Ministeriali tematiche e la nuova realtà economica degli anni 2000, unitamente alla sensibilità per i temi globali, portò ad un approccio più inclusivo dei Paesi terzi. Nel 2001, infatti, sotto la Presidenza italiana, fu inaugurato il ‘segmento africano’ dei Vertici dei Capi di Stato e di Governo e fu presentato il Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa (NEPAD). Da quel momento in poi, anche le economie emergenti (Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa)ed i Paesi del Medio Oriente iniziarono a prender parte agli incontri.

La crisi economica e finanziaria del 2008 fu il motore che convinse l’ex Presidente USA George W. Bush a convocare il primo Vertice allargato di Capi di Stato e di Governo, il G20 (il G8 più Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sudafrica, Turchia e Unione europea, e al quale partecipano anche diversi paesi inviati).

Mel 2009, il vertice si tenne poi all’Aquila, anziché in Sardegna, con decisione del Governo, sia per motivi economici e quindi per la destinazione di una somma alla ricostruzione degli ingenti danni del terremoto dell’Aprile 2009, sia per opportunità politica poiché tra i temi in agenda, vi era quello delle catastrofi naturali.

Se guardiamo agli ultimi anni, nel 2015 la presidenza tedesca focalizzò l’attenzione sull’Ucraina, sull’espansione dello Stato Islamico in Iraq e Siria, e sul pericolo terrorismo in Europa. Altri temi presenti erano quello dei cambiamenti climatici e quello del sostegno ai piani dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per affrontare il problema della crescente resistenza batterica agli antibiotici. Il summit di Ise-Shima, nel 2016, vide la conferma dell’accordo per mantenere le sanzioni contro la Russia a causa della crisi in Ucraina e la condanna dei test missilistici nordcoreani. Si espresse anche sostegno alla richiesta di un cessate il fuoco in Siria rispetto a Russia e Iran e, nel campo dello sviluppo sostenibile, un importante traguardo fu il chiaro sostegno per le politiche attive sull’uguaglianza di genere, tese a eliminare le discriminazioni sia nell’accesso al mercato del lavoro, sia nella società̀. Ciò che non fecero i 7, invece, fu accordarsi in merito a misure di stimolo fiscale, tornando a ribadire il mantenimento del deficit e del debito pubblico sotto controllo.

Ora non resta che attendere cosa succederà.

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