venerdì, aprile 20

G7, lotta al terrorismo: ‘Sarà dura con un partner come l’Arabia Saudita’

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La lotta al terrorismo è al centro del G7 di Taormina, una centralità imposta dal Presidente statunitense Donald Trump, che dall’Arabia Saudita a Taormina, ha inteso fare della lotta all’ISIS il tema del suo primo viaggio all’estero, e in particolare dopo l’attacco a Manchester.
Proprio questa mattina, all’apertura del vertice, è stato confermato che la questione del terrorismo è tra i punti principali all’ordine del giorno. Sul tema, ha annunciato il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, sarà fatta una ‘dichiarazione importante‘.

Abbiamo cercato di capire quanta concretezza possa venire fuori da Taormina e quali strategie saranno messe in atto, con Carlo Biffani, fondatore ed il direttore generale di Security Consulting Group, da 20 anni si occupa di Risk Assessement e Risk mitigation in giro per il mondo, a cominciare dai Paesi più pericolosi al centro del terrorismo internazionale che poi colpisce in Occidente (dall’Algeria all’Iraq al Sudan alla Somalia), e collabora a ‘Gnosis’ la rivista dei nostri Servizi di Informazione.

 

La minaccia terroristica sarà una delle tematiche centrali del G7 di Taormina. Secondo i lavori preparatori, come si organizzeranno le grandi potenze partecipanti al G7 per contrastarla? 

Questo è un argomento su cui gravano due tipi di incognite. La prima è di tipo strategico-tattica, mi riferisco alla duttilità del fenomeno terroristico e alla sua capacità di intervenire in tempi perfetti rispetto alla capacità di sfruttare il momento la visibilità ed agganciarsi quindi alla cronaca. La seconda incognita è rappresentata dall’approccio che avrà il nuovo eletto Presidente Trump. Quindi, sono due aspetti rispetto ai quali bisogna ricalibrare tutto. Uno del quale teniamo conto troppo poco e del quale la stragrande maggioranza delle persone si ricorda unicamente quando poi la bomba esplode o il pazzo schiaccia gente con un camion o accoltella i soldati, ma è sempre presente nelle menti di chi deve provvedere ad aggirare il fenomeno. L’altro aspetto è, invece, un cambiamento radicale dopo 8 anni di politica, che piacesse o non piacesse ai più, portata avanti dl Presidente Obama e che comunque creava, nelle sue criticità, un elemento di stabilità rispetto a quello che ci si poteva aspettare.

 

Come può cambiare il modo di confrontarsi con tale minaccia in occasione del G7? 

E’ complicato, perché nel momento in cui il primo Paese con cui si relaziona e stabilisce degli accordi commerciali e di armi il Presidente Trump è l’Arabia Saudita, il Presidente statunitense sarebbe quanto meno partner ideologico di una serie di comportamenti e atteggiamenti che hanno favorito la nascita dello Stato Islamico, credo sia complicato aspettarsi cambiamenti sostanziali. E’ come se la palla si giocasse su tre campi, il primo è il campo di chi è a favore dei sunniti, il secondo è di chi è a favore degli sciiti, il terzo è il campo della NATO che è ancora legata a una serie di dogmi e protocolli che la spingono a vedere la Russia come unico nemico. Fin quando non si riuscirà ad uscire da questo schema, io credo che da convegni come quello del G7 di Taormina ci si possa aspettare ben poco.

 

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