mercoledì, agosto 22

G7 e G20 sul piatto della bilancia

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Il 2017 sarà l’anno dei due vertici internazionali. Il 26 e 27 maggio si terrà a Taormina il G7; il 7 e l’8 luglio, ad Amburgo, avrà luogo il G20. Entrambi i vertici, che avranno luogo a poco più di un mese di distanza l’uno dall’altro, si terranno in un Paese membro dell’Unione Europea: il primo sarà presieduto dall’Italia, il secondo dalla Germania.

Qui finiscono le similitudini. Le stesse città scelte per accogliere i vertici, poste agli estremi sud e nord del continente europeo, sembrano marcare la differenze tra i due eventi. In effetti si è molto discusso sulla capacità del G7 di rappresentare ancora il reale potere economico mondiale: secondo alcuni studiosi, la realtà globale sarebbe cambiata al punto da rendere obsoleto questo vertice. L’economia globale, ideata dai Paesi del blocco occidentale e sviluppata negli anni ’90, avrebbe finito per favorire i Paesi emergenti in cui le grandi potenze hanno delocalizzato la propria produzione: questi Paesi emergenti sono così divenuti, da esportatori di materie prime, esportatori di prodotti finiti.

L’afflusso di beni prodotti in Paesi in via di sviluppo, caratterizzati da prezzi molto più bassi di quelli prodotti nei Paesi industrializzati, ha accentuato la crisi delle industrie nei Paesi G7 favorendo, tra l’altro, la crescita di movimenti populisti che gridano al complotto internazionale e sognano nuove barriere di filo spinato sui propri confini. La crisi economica ha dunque favorito fenomeni politici inattesi nei Paesi G7: da un lato l’ascesa alla Presidenza degli Stati Uniti del protezionista Donald Trump, dopo anni di politica liberista da parte delle amministrazioni USA; dall’altro la Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dal progetto di Unione Europea, che ha rischiato di mettere in crisi la costituzione stessa delle istituzioni comunitarie e di riportare il continente indietro di cento anni.

Tutto questo si riflette, a livello internazionale, con la perdita di peso delle potenze G7 che, ormai, non rappresentano più il centro del mondo: i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) hanno raggiunto un peso decisamente maggiore negli equilibri mondiali e rappresentano, all’interno del G20, un blocco di interesse abbastanza compatto.

Con un G7 che perde peso, oltre a presentare segni di frattura al proprio interno, e un G20 in cui il blocco BRICS acquista potere, gli equilibri internazionali a cui eravamo abituati sembrano destinati a mutare in tempi piuttosto rapidi.

Per tentare di capire quale sia il peso effettivo dei due vertici internazionali del 2017, ci siamo avvalsi di uno studio svolto dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) per conto del Parlamento della Repubblica Italiana.

Secondo lo studio ISPI, negli anni ’90, i Paesi del G7 rappresentavano da soli circa il 70% dell’economia globale: oggi sono scesi sotto il 50%. A questa discesa del PIL dei G7, è corrisposta una crescita dei Paesi BRICS: la quota di economia rappresentata dal G20, infatti, si è mantenuta attorno all’80% del PIL mondiale. Se il PIL G20 resta stabile ma, al suo interno la quota rappresentata dai G7 diminuisce, ciò significa che sono state le potenze emergenti a trarre vantaggio dalla perdita di peso dei grandi.

Questo risulta abbastanza chiaro osservando i primi quindici posti nella classifica dei Paesi con il miglior ranking mondiale. Nel 2000 il PIL per Parità di Potere d’Acquisto dei Paesi G7 era in larga misura il più alto: i Paesi BRICS erano in buone posizioni ma molto distanziati dai principali G7. Al primo posto c’erano gli USA con 10,285 miliardi di dollari PPA (PIL a Parità di Potere d’Acquisto); la Cina era seconda ma la distanza rispetto agli USA era enorme (3,661 miliardi di PPA). I dati del 2015 mostrano come, non solo la Cina abbia saputo colmare il divario, ma abbia anche sorpassato gli Stati Uniti: Cina 19,392 miliardi; USA 17, 947 miliardi. Un andamento simile riguarda tutti i Paesi G7 e BRICS, con Giappone e Germania superate dall’India, la Francia superata dalla Russia, l’Italia dal Brasile, la GB dall’Indonesia, il Canada dalla Corea del Sud.

Altri aspetti possono parlarci del sempre maggiore peso che le economie emergenti avranno in futuro. Se è vero che, dal punto di vista finanziario, le economie dei G7 restano forti, è anche vero che, dal punto di vista delle risorse naturali e della demografia, il peso è nettamente a favore dei BRICS. Escludendo Stati Uniti e Canada, che hanno un territorio vasto e piuttosto ricco di materie prime, gli altri Paesi del G7 sono piuttosto piccoli territorialmente e poveri di risorse naturali. Al contrario, tutti i Paesi BRICS sono molto vasti e abbastanza ricchi di risorse (il più piccolo di questi, il Sudafrica, misura quasi quanto Italia, Germania e Francia messe assieme).

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