martedì, agosto 21

Fratelli d’Italia contro la cannabis light, da equiparare agli stupefacenti Cosa prevede la proposta di legge di FdI per mettere fuori legge la cannabis ce lo spiega in questa intervista il primo firmatario Fabio Rampelli

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Sono tempi confusi per il mondo della cannabis light, che continua a subire attacchi politici dai partiti schierati da sempre su posizioni proibizioniste in materia di lotta alla droga e alle dipendenze. Dopo il parere negativo del CSS (Consiglio Superiore di Sanità) sulla commercializzazione delle infiorescenze di cannabis con tenori di Thc nei limiti della legge n. 242 sulla filiera della canapa, Fratelli d’Italia è entrato prepotentemente nel dibattito, lanciando la propria crociata proibizionista.

Il 10 luglio, Fabio Rampelli, vice presidente della Camera, ha dichiarato alle agenzie di aver depositato una proposta di legge per bloccare il mercato della cannabis light e chiudere i negozi che la commercializzano, i grow-shop.

«Mi auguro che il ministro Salvini sia politicamente e culturalmente orientato a chiudere i greenshop’ che commercializzano l’uso ricreativo della cannabis e faccia sentire la voce del suo sottosegretario alla Sanità, che oggi in commissione ha assecondato la linea attendista e irresponsabile del Ministro Grillo», ha dichiarato Rampelli lo scorso 10 luglio, «Diversamente dovremmo legittimamente pensare che il Governo penta-leghista favorisce la crescita di un fenomeno che danneggia la salute dei nostri giovani, come asseriscono tutte le istituzioni sanitarie. Per questo ci auguriamo che la nostra proposta di legge venga presto assegnata in commissione per iniziare l’iter legislativo e arrivi in aula nei giusti tempi. Fermo restando che se venisse emanato un decreto legge per la loro chiusura, saremmo disponibili a votarlo».

In realtà, la proposta di legge, firmata da Fabio Rampelli, Maria Teresa Bellucci, Alessandro Butti, Luca De Carlo e Marco Silvestroni, punta a vietare la vendita delle infiorescenze di canapa per uso ricreativo, andando a modificare, con due interventi, la legge n. 242 del 2 dicembre 2016.  Non si parla, infatti, di grow-shop o canapai, i negozi che, presenti sul territorio nazionale da molti anni, vendono una vasta gamma di articoli legati al mondo del giardinaggio e della canapa. La proposta, chiamata appunto ‘Modifiche alla Legge 2 dicembre 2016, n. 242’, intende escludere dalle nuove disposizioni in materia di canapa industriale l’importazione e la commercializzazione delle infiorescenze per uso ricreativo, punendo le violazioni con l’applicazione del Testo unico sugli stupefacenti, legge n. 309 del 9 ottobre 1990.

Il testo di legge si compone di due soli articoli, sotto il titolo ‘Modifiche alla Legge 2 dicembre 2016, n. 242’. «Alla Legge 2 dicembre 2016, n. 242 sono apportate le seguenti modificazioni: 1)    all’articolo 1, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma: «3-bis. Le disposizioni di cui alla presente legge non si applicano alla importazione e commercializzazione delle infiorescenze della canapa per uso ricreativo. 2)    all’articolo 4, dopo il comma 7 è aggiunto il seguente comma: «In caso di violazione delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3-bis della presente legge si applicano le disposizioni di cui al D.P.R. 09/10/1990, n. 309».

Per capire meglio le intenzioni di Fratelli d’Italia e i contenuti particolari della proposta, abbiamo intervistato il primo firmatario, l’Onorevole Fabio Rampelli.

 

Onorevole Rampelli, da quali elementi concreti e da quali considerazioni tecnico-scientifiche siete partiti per elaborare la proposta di legge per vietare la cannabis light?

Intanto è necessario capire il quadro legislativo nel quale ci siamo mossi.  Nella scorsa legislatura, con la Legge 2 dicembre 2016, n. 242, Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, sono state dettate norme precise circa la liceità della coltivazione della canapa che risulta condizionata solo dal tenore di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) nelle infiorescenze. Una legge contro la quale noi ci siamo battuti perché avevamo intravisto la possibilità di aprire un grimaldello per la commercializzazione della cannabis. E così è stato. Se da un lato il provvedimento ha rilanciato la produzione italiana di canapa, una pianta dalle numerose potenzialità nei più disparati settori di utilizzo; dall’altro, ha avuto l’effetto collaterale di aprire il varco alla cannabis ‘leggera’ legale.

Negli ultimi 7 anni, i Governi di sinistra non hanno fatto alcuna politica sulle tossicodipendenze, tant’è che l’Italia è addirittura seconda in Europa per consumo di cannabinoidi e quarta per consumo di cocaina. Ma è bene scandagliare qualche dato, in particolare l’uso di sostanze psicoattive coinvolge una percentuale sempre maggiore di studenti: il 26% degli ragazzi tra i 15 e i 19 anni, pari a 650.000, ha riferito di aver assunto sostanze psicoattive illegali; 90.000 fanno uso 10 o più volte al mese di cannabis e 17.000 di cocaina (Dati Relazione al Parlamento 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia).

La tragedia dell’uso delle droghe, qualunque esse siano, è addirittura sparita dai giornali, tranne quando qualche giovane ci lascia la vita durante un rave party. Dal periodo dello ‘Zoo di Berlino’ a oggi, abbiamo assistito a una parabola discendente. Non se ne parla più anche se i giovani continuano a farne uso iniziando con il classico spinello o canna i cui principi attivi però sono decine e decine di volte superiori a quelli di qualche decennio fa.  

La nostra proposta nasce anche alla luce delle raccomandazioni del Consiglio Superiore di Sanità sull’introduzione di misure atte al blocco della vendita di prodotti con cannabis a basso contenuto di principio attivo, come i ‘green shop’ che utilizzano proprio la foglia di marijuana come pubblicità. Più del 10% della popolazione, con picchi del 25% fra i giovani, utilizzano droghe, passando velocemente dal consumo delle cosiddette ‘droghe leggere’ – che di leggero non hanno nulla – alle ‘droghe pesanti’, come l’eroina.
L’Osservatorio Nazionale per le Tossicodipendenze ha mostrato come la cannabis sia sempre in maggiore diffusione. Da parte nostra, massima preoccupazione. Alla cultura della morte e dello sballo, preferiamo la cultura della vita.

Cosa prevede la legge nel dettaglio?

La legge, quella attuale, fissa alcune destinazioni d’uso: alimenti e cosmetici, semilavorati per applicazioni industriali, prodotti per la bio-edilizia, e così via. Manca però alcuna menzione alla possibilità di commercializzare le infiorescenze per uso ricreativo. Tra le pieghe della legge qualche furbacchione ha quindi immediatamente intravisto la possibilità di commercializzare liberamente le infiorescenze ottenute dalle coltivazioni legali: se il prodotto venduto espressamente per essere fumato violerebbe diverse normative sanitarie, non ci sono invece norme esplicite che vietino la commercializzazione come deodorante per ambienti o articolo da collezione. Intanto, a causa di questo nuovo business, sono molte le persone che si ‘avvicinano alla marijuana’. E se c’è differenza a livello di effetto, non c’è differenza a livello di utilizzo. Se fumata, questa cannabis leggera, avvertono gli esperti, è comunque dannosa per la salute. Inoltre, se è pur vero che il limite previsto dalla legge per il principio del Thc è di circa lo 0,5%, tale percentuale potrebbe produrre ugualmente effetti psicotropi, semplicemente aumentando la dose dei prodotti consumati. Negli ultimi mesi, in Italia, sono oltre 600 i punti vendita aperti, che espongono in vendita vari prodotti a base di cannabis, dagli olii alle tisane, alle bevande energetiche fino ai biscottini.

Con questa proposta di legge Fratelli d’Italia vuole quindi colmare tale vuoto normativo, introducendo il divieto di importazione e commercializzazione della canapa leggera a fini ricreativi ed equiparando la fattispecie al reato di ‘produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope’ disciplinato dal Testo Unico Stupefacenti di cui al D.P.R. n. 309/1990.

La proposta di legge nasce dunque sulla scia del parere del Comitato Superiore della Sanità (CSS)?

Bisogna contrastare fermamente qualsiasi dipendenza, sia essa causata da cannabis oppure dalla più mortale cocaina. Il parere del CSS ci trova d’accordo. La diffusione della cannabis light e la sua commercializzazione devono essere combattute per evitare l’espansione della cultura dello sballo e distruttiva del proprio corpo e della propria mente: l’unica ‘droga’ che ci piace è l’endorfina, quella che il nostro corpo produce nei momenti di felicità, facendo sport, aiutando il prossimo. Fratelli d’Italia è per la cultura della vita e dell’educazione alla salute.

I due partiti del nuovo Governo, Lega Nord e M5s, sembrano avere posizioni diverse in materia di cannabis e droghe leggere, tanto che il Movimento 5 Stelle nella scorsa legislatura aveva appoggiato il gruppo interparlamentare Cannabis Legale che voleva legalizzare l’intero mercato della cannabis. Pensa che la vostra proposta di legge possa andare avanti? Ci sono davvero i numeri per approvarla?

Mi auguro che gli amici della Lega siano orientati ad appoggiare la nostra proposta di legge e facciano sentire la loro voce nei confronti degli alleati grillini, che sul tema droghe sono pericolosamente vicini alla linea dei centri sociali.
Il sottosegretario alla Salute Fugatti, in commissione Affari Sociali, sembra voler ritardare la decisione, lavandosene le mani. Vuole approfondire la questione con altri Dicasteri e altri pareri, mettendo in discussione la giusta indicazione del Consiglio Superiore di Sanità sulla chiusura dei greenshop.
Mentre il Governo prende tempo non si tutela la salute degli italiani che assumono tali prodotti con conseguenze dannose per sé stessi e per gli altri.
Mi aspetto che il Ministro alla Salute rompa con la tradizione del suo gruppo che vede come linea politica sulla droga la scelta della completa liberalizzazione e commercializzazione.
Diversamente dovremmo legittimamente pensare che il Governo grilloleghista favorisce la crescita di un fenomeno che danneggia la salute dei nostri giovani.
Spero che la nostra proposta di legge possa essere presto assegnata ai lavori di commissione per approdare velocemente in aula. Fermo restando che se venisse emanato un decreto legge per la loro chiusura, saremmo disponibili a votarlo.
Fratelli d’Italia è impegnata nella tutela della salute degli Italiani, come abbiamo ribadito durante la Giornata Mondiale di lotta alla droga, e favorirà qualsiasi iniziativa diretta a questo obiettivo.

Per quanto riguarda la politica sulla lotta alla droga è stata assegnata la delega al Ministro Lorenzo Fontana, che ha riassunto le sue posizioni nelle formule ‘tolleranza zero’ e ‘nessuna distinzione tra droghe pesanti e leggere’. Si riconosce in questa linea?

E’ una nostra posizione storica. La destra italiana ha sempre portato avanti, nei governi in cui ha partecipato, politiche di contrasto al commercio illegale delle droghe, allo spaccio e alla diffusione della cultura legata all’assunzione.
La legalizzazione delle droghe leggere è uno ‘spaccaghiaccio’ per arrivare alla libera commercializzazione delle droghe pesanti, che dilaniano e smembrano il tessuto sociale, come l’eroina o la cocaina, o peggio ancora le nuove droghe create in laboratorio.
Fratelli d’Italia chiede che sia istituito il reato per tentato omicidio a chi spaccia nei dintorni di una scuola. La pdl è stata depositata. Vedremo se dopo l’estate, quando le Camere ricominceranno a lavorare speriamo a pieno regime si potrà ottenere l’assegnazione in commissione e una rapida calendarizzazione in aula.

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