mercoledì, settembre 19

Francia – Italia: destinazione ‘ Trattato del Quirinale ‘ Dopo il vertice Med-7, l' incontro a Roma tra Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni. L' intervista a Jean Pierre Darnis

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«Beaucoup» («molto») ha risposto il Presidente francese Emmanuel Macron ad un giornalista che, durante la visita alla Domus Aurea, in compagnia del Premier Paolo Gentiloni e del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, dopo un breve incontro al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Una risposta molto intonata a quanto è stato annunciato, al termine di un vertice bilaterale, in una conferenza stampa congiunta, dal capo di Stato francese e il capo di governo italiano.

E’ stato rilanciato il progetto di un ‘Trattato del Quirinale’ tra Italia e Francia, simile a quello dell’ ‘Eliseo‘, firmato il 22 gennaio 1963 dal Generale De Gaulle e da Konrad Adenauer, tra Germania e Francia, e la cui stesura si dovrebbe concludere dopo la fine dell’ estate, quando verrà sottoscritto. Una cooperazione rafforzata che testimonia una rivoluzione in atto: il motore franco-tedesco potrebbe non essere più il solo a muovere l’ Unione Europea. «Quel rapporto non è esclusivo» ha sostenuto Macron. Potrebbe diventare un bimotore. «Con la Francia abbiamo rapporti importanti, storici e straordinari» ha detto Paolo Gentiloni che ha aggiunto «Credo sia molto importante che alle relazioni storiche tra Italia e Francia abbiamo deciso di dare una cornice più stabile e più ambiziosa con l’idea, già emersa nel vertice di Lione e che in questo incontro abbiamo messo a fuoco, di mettere al lavoro un gruppo di persone per un Trattato bilaterale italo-francese». L’ Italia potrebbe divenire sempre più protagonista della politica europea, anche per affrontare alcune sfide importanti come l’ immigrazione di cui si è discusso nel corso del vertice Med-7 di Villa Madama a Roma tra i sette Paesi del Sud europeo (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro).

Della visita di Macron a Roma, del rilancio dell’ idea del ‘Trattato del Quirinale’ e delle conseguenze che questo potrebbe avere sia nelle relazioni tra i due Paesi sia a livello europeo, abbiamo parlato con il Professor Jean Pierre Darnis, esperto di politica francese oltre che direttore del Programma Sicurezza e Difesa dello IAI (Istituto Affari Internazionali) e professore associato all’ Università di Nizza Sophia-Antipolis.

«Con la Francia abbiamo rapporti importanti, storici e straordinari» ha detto Paolo Gentiloni che ha aggiunto «Credo sia molto importante che alle relazioni storiche tra Italia e Francia abbiamo deciso di dare una cornice più stabile e più ambiziosa con l’idea, già emersa nel vertice di Lione e che in questo incontro abbiamo messo a fuoco, di mettere al lavoro un gruppo di persone per un Trattato bilaterale italo-francese. Cooperiamo da sempre in modo straordinario ma siamo convinti che possa rendere ancora più forti e sistematiche le nostre relazioni». In cosa potrebbe esplicarsi questo Tratto bilaterale italo-francese, in quale contenuto?

L’ oggetto del Trattato dell’ Eliseo fra Francia e Germania, nei contorni della ricerca di una cooperazione rafforzata nel quadro europeo, definisce un metodo intergovernativo bilaterale con scambi ed incontri ministeriali frequenti, con bilaterali settoriali sui diversi temi come la difesa, con scambi di funzionari. E lo stesso si intende fare con il Trattato del Quirinale che introduce un meccanismo. Tra l’ altro, Gentiloni ha affermato come, quando era Ministro degli Esteri, guardasse con invidia questo trattato che prevedeva scambi di funzionari tra Francia e Germania perché aveva capito che la cosa fondamentale sta nell’ istituzione del meccanismo che crea delle condizioni di cooperazione e comunicazione costanti maggiori. Dopodiché è ovvio che l’ agenda politica europea è un’ agenda per cui la Francia sta aspettando che la Germania abbia un nuovo governo per spingere su riforme comuni e che se l’ Italia si affaccia a questo negoziato entra a far parte di questo ‘trilateralismo europeo’, venendo trattata, potremmo dire, allo stesso livello della Germania. Successivamente, il focus si concentra sulle varie politiche settoriali. Ma non è importante che queste siano iscritte nel trattato quanto piuttosto definire un metodo di intensificazione dei luoghi di decisione e degli scambi di personale che creano un vero ambiente cooperativo tra Francia e Italia che permetterà anche di evitare le incomprensioni che spesso si sono avute negli ultimi anni.

Su quale versante, sono avvenute in maniera più cospicua?

Sappiamo bene che dal 2011 ci sono state dei forti contrasti sugli investimenti diretti francesi in Italia o sul rifiuto francese rispetto ad investimenti italiani in patria, come su Stx-Fincantieri. Ci sono state delle incomprensioni molto forti in politica estera e di difesa perché ci sono delle divergenze, anche legittime. Sulla Libia, ad esempio. Se è vero che queste cose restano, è altrettanto vero che già la decisione italiana in merito alla missione in Niger, molto legata, secondo me, all’ interesse nazionale italiano che deve tentare di contrastare l’ immigrazione proveniente dal Sud della Libia cercando la stabilità e, per farlo, viene ad incrociare la preoccupazione francese di stabilità in Sahel e di contrasto al terrorismo. In questo modo, abbiamo finalmente una convergenza di tipo politico-militare tra Francia e Italia in Africa che non si vedeva dal 2006, quando ci fu l’ intervento in Libano. Questo è stato sicuramente un elemento importante nelle ultime settimane. L’ ulteriore affermazione di un trattato bilaterale consentirà un passo politico estremamente importate non soltanto per eventuali aggettivi che possono essere affiancati al termine ‘cooperazione’, quindi in riferimento a questo o quel tema, ma, soprattutto, stabilire una cinghia di trasmissione permanente, non solo a livelli alti, ma anche più bassi, che crea una convergenza e una comunicazione anche nei momenti in cui si vengono a creare delle tensioni perché dei legittimi interessi fanno assumere degli interessi più distanti. In questo maniera, si vengono a creare dei modi di capirsi e di parlarsi che evitano dei fraintendimenti come quelli che ci sono stati in passato. Già sbaragliare il campo da queste percezioni che non erano, a volte, giuste, è un enorme progresso nei rapporti tra i due Paesi.

«C’è un rapporto franco-tedesco strutturale e all’origine dell’Europa. Quando Francia e Germania non riescono a mettersi d’accordo l’Europa non può andare avanti. Ma quel rapporto non è esclusivo».In questo senso, l’ Italia ha reali possibilità di entrare nel ‘gruppo di testa’ dell’ Europa?

C’ è una necessità per la Francia di poter contare su un nocciolo europeo molto più forte e, dall’ elezione di Macron, ci ha messo veramente poco a fare dei passi molto positivi nei confronti dell’ Italia e quindi poter contare sul terzo Paese sul terzo grosso Paese continentale, fondatore dell’ Unione Europea, e sul quale contare per fare il rilancio riformista dell’ Europa. Questo significa che la Francia sta prendendo in considerazione l’ Italia per quello che è e che l’ Italia, così, può maggiormente iscriversi in un motore europeo che potrebbe avere due cilindri, invece che uno solo, quello franco-tedesco. Poi, in un futuro, non è escluso che migliorino anche i rapporti tra Italia e Germania. Per l’Italia è un’ opportunità considerata, inoltre, la questione BREXIT che ha lasciato un vuoto: se Roma sa giocare bene questa partita, c’ è un ruolo che può assumere, sempre nei limiti della Costituzione che l’ Italia ha, meno decisionista, meno centralista, molto diversa da quella francese. Questo non toglie, però, l’ immenso patrimonio culturale, giuridico, multilaterale italiano che non è secondo a nessuno nel mondo.

«Rendo omaggio all’ annuncio dell’ Italia di un dispiegamento militare sostanziale in Niger nell’ ambito degli impegni già assunti. So che ci sono state discussioni ma è importante perché è coerente con la politica migratoria di sicurezza comune» ha detto Macron rispetto al dossier nigerino. Romano Prodi ha messo in guardia l’ Italia dall’ assumere un ruolo politico di secondo ordine rispetto alla Francia, che ha, peraltro, molti interessi economici in quell’ area, affermando come «al nostro doveroso aiuto alla Francia nel Sahel deve perciò corrispondere un nostro ruolo politico, finalmente nel quadro di una comune politica europea». L’ Italia, da questo punto di vista, è sulla stessa lunghezza d’ onda della Francia sul dossier nigerino?

Che l’ Italia si affacci politicamente e militarmente all’ Africa è vero anche perché nella storia africana recente non si hanno tracce italiane. L’ Italia ha però una grossa presa sull’ Africa tramite il terzo settore, tramite lo sviluppo, tramite le associazioni cattoliche, tramite la rete dei missionari comboniani, tramite la Comunità di Sant’ Egidio e questo è un enorme patrimonio, oltre a quello commerciale di un’ azienda come l’ ENI, o, per esempio, la Cremonini. Ma, fino ad oggi, questo patrimonio non veniva portato al livello politico militare perché la stabilizzazione e la sicurezza richiedono anche delle collaborazioni che non sono soltanto aiuti allo sviluppo. La Francia, invece, aveva un modello molto più orientato a quello. Se l’ Italia cresce, secondo me, la Francia lo vede in modo positivo perché non ce la fa da sola, le aspettative sono enormi e non siamo più ai vecchi tempi post-coloniali. Macron, tra l’ altro, è stato molto più incisivo su questo punto, nel suo recente viaggio in Africa, rispetto ai suoi predecessori ed esprime una concezione molto diversa. Al contempo, però, la Francia, con tremila uomini in tutta la zona del Sahel, per combattere contro le varie emanazione dell’ ISIS, di Daesh o di Boko Haram, si trova, comunque, di fronte ad un lavoro più grosso di lei. Quindi vedere, anche se in funzioni di training, una capacità militare italiana, apprezzata dai militari francesi perché sanno quello che l’ Italia fa in altri teatri e ricordano anche quel che si faceva insieme in Kosovo o nell’ ex Iugoslavia, dove, negli anni ’90, ci fu una stagione di forte collaborazione cooperazionale tra i due Paesi. I francesi, dunque, sanno che l’ Italia dispone di capacità importanti e si sentono sinceramente felici e soddisfatti di vedere italiani, anche in forma di solidarietà, al proprio fianco in Africa. Non dimentichiamo che nel 2015, dopo l’ attentato al Bataclan, la Francia attivò la clausola di solidarietà europea per chiedere aiuto e sostegno militare ai suoi alleati europei perché voleva riportare dei militari impegnati all’ estero sul territorio francese nella chiave di un’ operazione anti-terrorismo sul territorio. Berlino rispose in modo positivo, inviando, più di mille uomini, un contingente importante per un Paese pacifista come la Germania. L’ Italia, all’ epoca, rispose che aveva già impegnato delle forze in Iraq nella ‘Coalizione anti-terrorismo’ e che il suo impegno si fermava lì. Risposta certamente educata, ma che non dava quel tipo di messaggio che la Francia avrebbe apprezzato ricevere. Adesso, questo contigente in Niger è di natura diversa e certamente crea un ulteriore credito politico in Africa, ma anche nei confronti di un alleato come la Francia.

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