mercoledì, settembre 19

Francesco Pazienza: ‘Io lavoro ancora’ field_506ffbaa4a8d4

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E’ bagnata dal sole la passeggiata del lungo mare di Lerici mentre la percorriamo per arrivare al luogo stabilito per l’incontro. Lui è puntuale, ci aspetta in un bar affacciato sul pontile, con una sigaretta tra le dita e lo sguardo immutato dall’età. Non è cambiato di una virgola Francesco Pazienza. Il sorriso, le espressioni e il volto sono di allora, quando era uno dei protagonisti della inquietante stagione degli anni ’80, tra Servizi Segreti, Banco Ambrosiano, attentati, rapimenti, massonerie.

Ci accoglie educatamente e ci fa accomodare ad un tavolo vista mare, un elemento, quello acquatico, che ha sempre caratterizzato la sua vita, e una Lerici che oramai è diventata il suo ‘posto felice’.
Ci chiede se può fumare, se non è di disturbo, e con l’aplomb da gentiluomo ci fa una battuta accattivante che sembra voler rompere il ghiaccio – o, forse, ‘studiare’ il suo interlocutore. Glielo precisiamo: vogliamo parlare del passato, anche, sì, ma non certo nella speranza di scoprire chissà che, piuttosto nel tentativo di acquisire elementi per decifrare l’oggi, e, forse, ipotizzare qualcosa del futuro. “Vogliamo carpire le Sue ‘competenze’, Pazienza”, gli dichiariamo. Accendiamo il registratore. E’ l’inizio di un colloquio a più riprese che si susseguirà per quasi una settimana.

Quello che pubblichiamo è il resoconto di questo colloquio, tagliato delle affermazioni che riferiscono di fatti da noi non verificabili, e dunque provabili, che potrebbero essere ambiguamente interpretati o utilizzati contro personaggi pubblici – magari di questo Pazienza scriverà nel suo prossimo libro, ‘Così è se vi pare (Ma non è Pirandello)’, edito da Koinè. Su tutto aleggia quella che noi riteniamo la fondamentale affermazione con la quale Pazienza suggella il finale di questo colloquio: “Io lavoro ancora”. Questa la prima delle due puntate di resoconto.

 

La ‘seconda vita’ di Francesco Pazienza, inizia con il volontariato.

Bellissima esperienza. Ne ho avute cinquantamila, ma quella del volontario non l’avevo mai fatta, soprattutto quella del terremoto dell’Aquila. Ho un bellissimo certificato rilasciatomi dal Prefetto Franco Gabrielli, che adesso è a capo della Polizia. Mi hanno chiamato dalla Pubblica assistenza – io non chiedo mai niente –  e mi hanno detto: “Guarda, è arrivato da Roma!”. All’epoca Gabrielli era capo del Dipartimento della Protezione Civile. “E’ arrivato un diploma per te!”. L’ho fatto fare tutto bello inquadrettato. Anche i cattivi a volte sono buoni.

Lei è laureato in medicina.

Con 110 e lode.

Come mai non ha intrapreso la carriera medica, decidendo di dedicarsi ad altro?

A parte mio padre che era ingegnere in famiglia erano tutti medici. Essendo andato a scuola a cinque anni avevo finito le superiori a meno di diciotto e non sapevo, non avevo alcuna idea, quindi mi dissero “Farai quello che faceva tuo nonno”. Ho fatto la Tesi sulle grandi profondità. Sono andato a lavorare con Cousteau, il grande oceanografo, l’inventore dell’immersione moderna. … Lei è troppo giovane per …

Si, Jacques Cousteau.

I grandi film di Cousteau… Per quasi 20 anni ha fatto documentari sottomarini che sono finiti in tutto il mondo. E’ l’unico che vinse la palma d’oro a Cannes non con un film, bensì con un documentario, si chiamava ‘Il mondo del silenzio’

Rimpianti per non avere fatto effettivamente il medico?

No, assolutamente. Ho svolto due mesi di assistenza a un medico condotto. In affari chi non mi paga mi fa arrabbiare come una belva. E lì non riuscivo a farmi pagare dalla gente, mi vergognavo, capisce?

Poi, tra fine del 1980 e metà del 1981, entra nel Sismi, il più importante tra i Servizi segreti italiani, quello militare. E da qui nasce il ‘personaggio’ Pazienza, che diventerà protagonista negativo di quella ‘Prima Repubblica’. Quella di oggi è definita Seconda, forse ormai Terza, Repubblica. Lei quanto ci ha a che fare?

Almeno abbiamo qualcheduno che cerca di fare qualche cosa. Perché, con rispetto parlando, Berlusconi è stato su vent’anni e ha fatto soli i fatti suoi. Monti è stato il più grande bluff degli ultimi 25 anni. ‘Letta stai sereno’ è stato ‘sereno’ molto poco. Renzi è uno che comunque sta cercando di fare delle cose, si può essere d’accordo o si può non esserlo, però ci sta provando, e soprattutto ha ammodernato la sinistra, sta facendo quello che ha fatto Tony Blair trent’anni fa. Il problema è che il mondo è cambiato. Purtroppo il mondo è cambiato, è cambiato ed è quello che è.

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