lunedì, ottobre 23

Firenze: luci ed ombre del boom turistico

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Firenze: il  tutto esaurito di Ferragosto ha messo la sordina alle polemiche  e alle grida d’allarme del giugno scorso  contro il “turismo ciabattone” e l’invasione più o meno occulta degli Air Bnb. Polemiche e discussioni che riprenderanno, probabilmente a stagione finita. Ma ora no.  Stranieri e non solo  loro riempiono strade, hotel trattorie e musei del capoluogo toscano. E così sarà per tutto il mese di agosto.

Tutti contenti, dunque, grandi alberghi e piccole imprese, centri commerciali e botteghe? A giudicare dai dati dell’andamento turistico e dai commenti delle varie organizzazioni di categoria pare proprio di sì. Il boom  turistico che ha investito il Paese, sembra aver qui a Firenze ed in Toscana una rilevanza particolare: secondo i dati del centro studi turistici, l’aumento  è del 10% dal 2014 e del 2e 5% rispetto al 2016.

Una crescita costante, dovuta in parte alla situazione internazionale.  Secondo Federlberghi e Confesercenti alla base dell’affluenza nel capoluogo Toscano ci sarebbe, tra le altre cose, la paura del terrorismo, l’ Italia e Firenze sarebbero infatti percepite come mete sicure.  Dagli stranieri e dagli italiani.

Ma a beneficiare di questo grande ritorno turistico, sono state anche le località balneari che, complice il gran caldo, hanno registrato valori positivi con punte molto elevate nei week end, ma valori positivi si sono registrate anche nelle località montane e nelle città d’arte. Sono queste le indicazioni emerse dall’indagine del Centro Studi Turistici di Firenze presso un campione di 695 imprese ricettive regionali. E c’è poi un’offerta  che cerca di rispondere sempre più e meglio alla domanda turistica, alle esigenze e alle tasche di un turismo articolato e differenziato.

Qualche dato ci aiuta meglio a comprendere i flussi ( e quindi  le tendenze) di un turismo interno ed internazionale. Ad esempio, Firenze è  prediletta in particolare da francesi, tedeschi, cinesi, coreani, arabi, brasiliani. Ma nel capoluogo toscano Federalberghi ha segnalato un +2,2 per cento di prenotazioni in arrivo dall’Italia. Quest’anno anche boom di indiani.

In calo invece il numero di turisti proveniente dagli Stati Uniti, grandi assenti di questa stagione. Un  “segnale di ripresa”  dunque secondo gli albergatori, anche  se i soggiorni sono sempre “più brevi”. Ogni giorno a Firenze arrivano 280 pullman, la metà proveniente dall’estero, ma solo il 40% si ferma per più giorni. Andamento positivo anche per gli hotel di lusso. Qui, gli ospiti provengono in particolare da Medio Oriente, Usa, America Latina e Asia, ma si rileva una crescita anche della clientela proveniente dall’Europa in particolare da Svizzera, Spagna, Portogallo.

Bene anche  per gli agriturismi toscani preferiti da Inglesi e tedeschi. Da segnalare il fatto che Firenze è balzata al sesto posto nella speciale classifica riservata alle destinazioni ricercate dagli utenti Italiani su Trivago, due posizioni in più rispetto a quella dell’anno scorso. Le località di mare sono quelle con un tasso di occupazione delle camere che si aggira intorno al 96 per cento, ma anche le città d’arte fanno il pieno, Firenze, Siena e Pistoia in testa: qui il tasso si aggira tra l’80 e l’85 per cento.

Questa tendenza all’aumento è stata presa al volo dai negozianti, oltre la metà dei quali ha deciso di alzare il bandone: per Confesercenti Toscana la percentuale di attività aperte  si aggira intorno al  65 per cento nelle città e al 50 per cento nei centri più piccoli. Come dire che  gli anni ’80 e ’90, quando le città chiudevano per ferie, sono ormai solo un ricordo.

Anche in una  Firenze  nelle ore del giorno quasi deserta o priva di traffico, molti negozi del centro storico sono aperti, meno quelli nelle aree periferiche. Segno che il turismo si condensa  soprattutto nel centro, ove spesso è difficile andare a passeggio data l’invasione turistica. Anche i Musei statali e locali hanno cercato di soddisfare la strabiliante domanda  di questi giorni, testimoniata dalle lunghe code e ore di attesa per  poter visitare  gli  Uffizi  ( che hanno osservato per Ferragosto l’apertura anche nelle ore serali) e l’intero sistema museale:  Galleria dell’Accademia,  Giardini di Boboli, il Museo di Orsanmichele e il Museo di San Marco, le  Cappelle Medicee ( solo la mattina)  e,  tra i musei comunali, Palazzo Vecchio,  Forte Belvedere, Santa Maria Novella, il  Museo del 900, e quello del Bigallo, solo per citarne alcuni. La città è ormai  collaudata e sembra reggere bene l’urto  turistico.

Certo, non sono mancati episodi incresciosi, come l’arrivo in  piazza  del Duomo di un pullman carico di turisti: l’autista aveva superato tutti i divieti penetrando nella zona rigorosamente off limits. (se la caverà con una multa salata),  o come il fermo e il sequestro di alcuni risciò  i cui conducenti appartenenti ad un’agenzia turistica, svolgevano funzioni di taxi, a loro rigorosamente vietate, suscitando la reazione dei tassisti.

Ma questa tendenza generale più accentuata nel capoluogo toscano, che  ha i suoi riflessi economici ( ma non per tutti!) pone  alcune esigenze:  innanzitutto, si tratta di orientare la crescita in senso  sostenibile, quindi senza stravolgere identità e comunità locali. Un turismo che possa diventare non solo fattore per produrre ricchezza ma anche strumento per favorire il radicamento sul territorio. Così l’assessore regionale al turismo della Regione, Stefano Ciuoffo ha chiuso il convegno organizzato da Regione, Travelability e Federalberghi Firenze  che ha aperto ufficialmente l’Anno del Turismo Sostenibile in Toscana.Viviamo un momento molto positivo, siamo una delle mete maggiormente richieste: è il quinto anno consecutivo di crescita delle presenze,( un +15% dal 2012 al 2016) è importante la continuità di questo processo, del quale occorre essere  non soltanto spettatori ma protagonisti dell’indirizzo che preveda la tutela di determinati valori, la messa in gioco di alcune risorse, la creazione di nuove competenze. Dobbiamo capire come sfruttarlo, come distribuirlo nelle aree interne meno sotto pressione, come regolare i flussi impattanti nelle maggiori città d’arte”.

“In tema di sostenibilità, lo stravolgimento di intere comunità ed identità diventa il vero problema che la Toscana deve porsi. Molto lavoro è stato avviato ora è arrivato il momento di portarlo a sintesi, a sistema. Nel nuovo testo unico in materia di turismo l’articolo 1 contiene (a differenza della legge che ha sostituito) la dichiarazione degli obiettivi e indica nella sostenibilità e nell’accessibilità i suoi tratti distintivi. Sono stati individuati problemi e possibili soluzioni, ma non possiamo dirci soddisfatti. Ora si apre la partita vera, quella in cui istituzioni ed operatori del settore devono capire come questi obiettivi possono diventare patrimonio comune”.

L’obbiettivo sarebbe dunque quello di indirizzare i flussi turistici anche verso aree considerate minori o, comunque, fuori dagli itinerari del turismo di massa, valorizzando con adeguare iniziative questi centro  minori,  di allungare le stagioni  in modo da evitare la concentrazione dei flussi soltanto nel periodo primavera-estate e  di indicare con più chiarezza gli obbiettivi strategici. E qui ritorna il problema: qual è l’idea di  idea di città che sottende alle politiche si devono vogliono portare avanti?  Una riflessione, a livello istituzionale e con i cittadini, oltre che con le varie categorie, ancora non vi è stata. Ad esempio, il punto di vista della Confesercenti  toscana appare chiaro: secondo il suo Presidente Nico Gronchi, “si tratta di prendere atto che stiamo attraversando un periodo di forti cambiamenti, e gli imprenditori devono essere in grado di stare al passo e rispondere alle esigenze dei consumi.  Stiamo andando incontro ad una nuova concezione delle città: città aperte h24, con luci che non si spengono mai ed attività che non abbassano mai la saracinesca”.

 Ma, ecco il punto, si tratta soltanto di assecondare e favorire  le tendenze in atto oppure  proporre una propria visione del turismo sostenibile e della vita della città? I punti di vista, lo vediamo,   appaiono distanti. Sostenibilità e accessibilità sono i cardini su cui la Regione cerca di orientare le proprie scelte. Ma consentire la trasformazione delle nostre città d’arte – e, in particolare, Firenze – in un immenso Luna Park aperto 24 ore su 24, è sostenibilità? E perché l’Amministrazione Comunale non fa sentire la sua voce? Illustri studiosi (urbanisti, sociologi, sindacalisti, consumatori) hanno già rilevato come  la vocazione prettamente turistica della città stia prendendo il sopravvento, dettandone il cambiamento: che significa accaparramento dei piccoli alloggi da parte di agenzie private per la loro trasformazione in B&B, chiusura dei negozi di commercio e dei laboratori artigiani per una loro trasformazione in punti di ristoro di ogni tipo (minimarket, birrerie,  paninoteche, kebab): la Confcommercio ha stimato che negli ultimi 20 anni hanno chiuso più di 25 mila attività tradizionali e soltanto il 10% delle botteghe storiche hanno resistito; espulsione dei ceti popolari dalle aree centrali verso i comuni del contado,  ricaduta dei costi dei servizi (illuminazione pubblica, trasporti, rifiuti), sulle finanze pubbliche  e aumento del costo  della vita  dato il carattere prevalentemente turistico assunto di Firenze, che da questo punto di vista  sembra inseguire Venezia.

Davvero si vuole trasformare Firenze nella Disneyland del Rinascimento?  E’ chiaro che l’euforia di questi giorni  per il pieno turistico, dovrà lasciare presto lo spazio ad una attenta riflessione sulle tendenze in atto, sui pericoli di scelte irreparabili. Perché i problemi  incalzano e non potranno essere ignorati.

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