venerdì, aprile 20

Filippine e Indonesia in lotta contro l’ISIS: la paura del Modello Marawi

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Bangkok – Mentre si festeggia il ritorno di Mosul nelle mani dell’Esercito Governativo iracheno e delle forze della Coalizione, la guerra corpo a corpo con lo Stato Islamico prosegue nel resto del Mondo, anche quando si tratta di zone del Pianeta non propriamente al centro dell’attenzione del radar dei media internazionali. Una lotta senza quartiere, se si vuole intendere la cosa in modo letterale.

Un esempio, in tal senso, ci giunge dall’evoluzione più recente degli accadimenti non nel Medio Oriente che un tempo era chiamato Vicino Oriente, il teatro che comprende più nello specifico Iraq e Siria, quanto piuttosto dal cosiddetto Estremo Oriente, anche quando si tratta – più nello specifico – del Quadrante geopolitico del Sud Est Asia. Una zona del Pianeta dove coesistono Buddhismo, Islam, Cristianesimo ma dove lo Stato Islamico – declinandosi ed alleandosi con realtà terroristiche locali ed autoctone – si ‘leopardizza’ e si mimetizza in un meticciato estremista e terroristico parecchio pericoloso.

Indonesia e Filippine sono due Nazioni dove non si ha alcuna percezione di una guerra che volge al termine, come i media internazionali vorrebbero farci credere a proposito di Siria e Iraq. Anzi, nel caso dell’Indonesia si tratta di una guerra di lungo corso condotta su più livelli, da quello della sicurezza nazionale fino al linguaggio del dialogo culturale mentre nelle Filippine si parla solo oggi di una vera e propria ‘new entry’ ovvero lo sbarco dell’ISIS a Marawi, nel Mindanao, la regione dove nasce l’attuale Presidente Rodrigo Duterte (da alcuni chiamato ‘Il Castigatore’) e dove ci si affronta duramente e sul territorio filippino, proprio a causa dell’alleanza che l’ISIS ha stretto con fenomeni terroristici locali come il Fronte Moro e soprattutto il Gruppo Maute. Nel caso delle Filippine, insomma, si tratta della concretizzazione del peggior incubo a lungo temuto in quell’Arcipelago: lo sbarco dell’ISIS in casa propria. Il che è esattamente quel che poi è avvenuto.

Indonesia e Filippine, dunque, continuano la loro lotta contro l’ISIS in casa propria per strade differenti e per dimensioni specifiche. E’ questa la novità.

Filippine. La vera e propria guerra scatenata dal Presidente Rodrigo Duterte, ferro e fuoco su Marawi, l’epicentro dell’occupazione territoriale dell’ISIS in loco, oggi è ben rappresentata dai fotogrammi che ci giungono da quella zona, fatti di devastazione, palazzi semidiroccati a colpi di mortai, mitra da torretta, missili sparati da elicotteri e bombe lasciate cadere da aerei. Il tutto in modo quasi indistinto, il che vuol dire avere un gran numero di ‘danni collaterali’, vittime civili che si ritrovano sotto i bombardamenti dei governativi e il pugno durissimo dei terroristi che – si viene a sapere da recenti lanci di agenzia – si accaniscono contro i civili, essi vengono torturati e costretti dai miliziani dello Stato islamico a combattere a loro fianco, pena le torture o le uccisioni, sette cadaveri di civili sono stati infatti recuperati in questi giorni dalle Forze Militari filippine e si sta cercando di dipanare la matassa.

Si è concessa una tregua di otto ore, in modo che le più alte autorità locali riconosciute dell’Islam potessero dialogare con i miliziani e Abdullah Maute in persona, visto che diverse fonti affermano che tre dei sette fratelli Maute sono stati uccisi durante i combattimenti ed altri possono essere fuggiti per mettersi in salvo. Dopo i colloqui con gli Imam durante la tregua, forse lo stesso fratello Abdullah Maute s’è dato anch’egli alla macchia per sopravvivere. Lo scopo finale di quella finestra temporale era quella di dare respiro ai civili sotto assedio e usati come ‘scudi umani’ dai miliziani ISIS. Finora 246.000 sfollati e 350 morti costituiscono il bilancio momentaneo degli scontri a Marawi. Tra i morti si contano 69 soldati dell’esercito regolare e 26 civili, il resto (ovvero la maggior parte) è la sezione dei miliziani uccisi in combattimento. Alla fin fine Marawi delenda est, i governativi attaccano senza quartiere, i miliziani son ridotti a un centinaio arroccati dentro mura diventate ruderi, i civili sono del tutto atterriti.

Indonesia. Così come anche la Malaysia, altra Nazione dove l’Islam è predominante in quanto a credo religioso, ora il timore è che il ‘Modello Marawi’ possa essere esportato pure in Indonesia. Il tasso di ‘esposizione’ al rischio di diffusione dell’ISIS è dovuto non a paure immotivate ma su solide realtà, non solo in quanto al ritrovarsi in casa miliziani fuggiti da Marawi per mettersi in salvo ma per delle precondizioni di carattere culturale e strutturale, potremmo dire.

Nel caso dell’Indonesia, si tratta di una delle più grandi Democrazie del Mondo, certamente della Democrazia più grande nel contesto islamico a livello mondiale, visto che si tratta – appunto – della Nazione musulmana più popolosa al Mondo. E’ anche una delle potenze economiche asiatiche tra le maggiori sia nel quadrante asiatico sia in quello più globale. E questo significa che essere ‘esposti’ al rischio dei sequestri, della pirateria (che da lungo tempo infesta le acque del Sud Est asiatico nella sua interezza), del proselitismo e della presenza dell’ISIS in modo strisciante nella propria realtà quotidiana è materia di discussione e analisi in modo quasi ossessivo.

Si comincia già nella Scuola Primaria, l’agenzia di socializzazione tra le più importanti per i bambini: essa unitamente alla famiglia, è oggi argomento di estremo interesse per le Istituzioni e le agenzie governative. Ad eccezione della Provincia prevalentemente cattolica di Papuail resto del vasto territorio indonesiano è ritenuto “popolato” da numerose e parecchio diffuse cellule terroristiche, dormienti sì ma questo non fa affatto sentire più sicuri gli uomini che rappresentano la Sicurezza e le Istituzioni dell’intera Indonesia. Nessuno è esente da attacchi terroristici, anche l’Indonesia è stata attaccata. E questo rappresenta una ferita difficile da sanare per la Nazione islamica più popolosa al Mondo. Malaysia e Indonesia negli ultimi anni hanno arrestato grandi numeri di individui sospetti, ritenuti essere collusi o – in diverso modo – parte dell’ISIS sul proprio territorio. Jakarta è stata anche recentemente teatro di attacchi terroristici. Oggi la possibile fuga di miliziani da Marawi ed il loro sbarco in Indonesia, potrebbe dipingerli come ‘eroi’ dell’Islam duro e puro disegnato dall’ISIS. E aggiungere benzina sul fuoco del terrorismo anche in Indonesia.

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