venerdì, aprile 20

Qual è la politica dei movimenti fiamminghi, amici di Puigdemont? Il movimento separatista fiammingo appoggia i membri del partito catalano

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Oggi, l’ex Presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont, durante la conferenza stampa tenutasi presso il Press Club Brussels Europe, ha spiegato il motivo del suo viaggio in Belgio, respingendo ogni accusa di fuga dalle proprie responsabilità. «Non sono qui per chiedere asilo politico. Sono a Bruxelles per portare i problemi catalani nel cuore dell’Europa, rendendo evidente al mondo il grave deficit democratico spagnolo e la sua volontà di perseguire le sue idee» .

Puigdemont è arrivato a Bruxelles, dunque, perché ha sentito la necessità di confrontarsi con i vari esponenti del Governo belga e la sua scelta è stata appoggiata anche dai movimenti separatisti fiamminghi. Fra i movimenti indipendentisti che sono sparsi per tutta Europa, oltre alla Catalogna, che è il caso più emblematico di queste settimane, vi è appunto il movimento separatista fiammingo, che non è affatto un fenomeno recente; ma al contrario ha una storia molto lunga da raccontare.

Il nazionalismo fiammingo è storicamente la costola più radicale del movimento fiammingo. Con ‘movimento fiammingo’ ci si riferisce al movimento ‘storico’ e plurale che si è battuto per la parità linguistica del fiammingo – ufficialmente ‘olandese’ – nel Belgio. Con un passato di estrema destra e collaborazione col Nazismo, dopo la Seconda guerra mondiale, si è ricostruito come un partito democratico, il Volksunie (Unione popolare), che difendeva il federalismo, piuttosto che l’indipendenza. Il Volksunie si è inserito nella ‘European Free Alliance’, e come tale ha una tradizione di contatti abbastanza stretti con altri partiti etnoregionalisti, indipendentisti e non. Il Volksunie ha subìto una prima scissione nel 1978, con il distaccamento dell’ala di destra, che ha poi formato il Vlaams Blok, ora Vlaams Belang, un partito della destra radicale. Nel 2001, dopo un lungo declino elettorale, anche perché la sua domanda principale, il federalismo, è stata realizzata con la riforma costituzionale del 1993, il partito si è dissolto, e l’ala più a destra e più nazionalista ha formato la Nieuw-Vlaamse Alliantie, di destra ma democratica, e a favore dell’indipendenza delle Fiandre“, ci dice Michel Huysseune, docente dell’Università di Bruxelles ed esperto della questione fiamminga.

Il Belgio è uno Stato diviso in tre parti (Vallonia, Fiandre e Regione di Bruxelles) e gli autonomisti fiamminghi del N-Va, sono diventati la prima forza del Paese, in seguito alle ultime elezioni avvenute nel 2014, accanto agli indipendentisti fiamminghi di destra del Vlaams Belang, fautori della separazione dei valloni, e deterranno il potere fino al 2019.

La debolezza del Governo federale ha contribuito a rafforzare il movimento fiammingo N-VA che ha, inoltre, acquisito il controllo di Anversa, la seconda città più grande del Paese.

I risultati delle elezioni federali del 2014 mostrano che in Belgio esiste un profondo divario tra il Sud francofono (Vallonia) e il Nord olandese (Fiandre) difficilmente colmabile. La N-VA fiamminga, guidata da Bart De Wever, quando ha vinto le elezioni nel 2014, invece di insistere sulle sue richieste secessioniste, ha deciso di coalizzarsi con il Governo federale belga. La condizione era quella di non proporre nuove riforme fino al 2019.

Ma all’inizio di quest’anno, il dibattito secessionista si è riattivato. Il partito, oltre a perseguire il suo principale obiettivo che è, appunto, l’indipendenza delle Fiandre, cerca in ogni modo di rendere l’olandese la lingua ufficiale, non solo nei rapporti con le agenzie governative, ma anche nell’uso quotidiano.

Inoltre, il movimento promuove l’economia di un mercato libero, puntando sulla riduzione delle tasse, sul rafforzamento dei legami con l’Unione Europea, sull’energia rinnovabile, sull’aiuto per i Paesi in via di sviluppo ed anche su misure restrittive per far sì che gli immigrati imparino l’olandese.

Nel portare avanti gli ideali indipendentisti, i Fiamminghi non sono soli, anzi si può peraltro aggiungere che “i Governi fiamminghi hanno sempre avuto ottimi rapporti con le autorità catalane e basche, e sono attivi nella paradiplomazia a Bruxelles”, continua Huysseune, anche se per il momento non c’è urgenza da parte della N-Va di raggiungere l’indipendenza a tutti i costi per due ragioni sostanziali.

La N-VA è più interessata a realizzare il suo programma economico tramite il Governo federale e la domanda di indipendenza, per ora, gode di scarsa popolarità nelle Fiandre (il consenso pro-indipendenza sarebbe ancora indebolito e sotto il 10%), e gli indipendentisti sanno bene che un referendum, peraltro non previsto dalla Costituzione belga, porterebbe a una disfatta“, quindi l’effetto domino non si verificherà nell’immediato.

Attualmente, i rapporti fra i fiamminghi e i catalani sono alquanto formali, perché hanno due ideologie politiche opposte. Il fiammingo è connaturato a destra, mentre il catalano a sinistra. Quando al Governo della Catalogna c’era Convergenzia Unio, che è un partito fortemente federalista, all’interno della coalizione che guidava le Fiandre, c’erano dei rapporti di vicinanza, solo che poi i fiamminghi sono diventati di destra e la Catalogna ha smesso di avere rapporti con il movimento separatista“, ci dice Carlo Pala, Docente dell’Università di Sassari ed esperto dei movimenti indipendentisti sardi.

Il processo di indipendenza della Catalogna ha influenzato, come è ovvio che sia, il movimento fiammingo, che si lamenta di essere in ritardo nella realizzazione dei suoi obiettivi, ma «i leader del N-VA, però, non hanno nè proposto un referendum unilaterale, nè hanno deciso di trasformare le prossime elezioni regionali in un referendum per l’indipendenza», ha messo in evidenza Devos. «L’influenza è quindi estremamente limitata e inesistente», conclude.

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