martedì, agosto 21

FederPetroli: politica energetica italiana cercasi ntervista a Michele Marsiglia: fatti i Sottosegretari ora si guarda alle nomine nelle aziende partecipate, baricentro di traino per l’economia energetica di quel Paese

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Ieri  il Consiglio dei Ministri ha nominato i 45  Sottosegretari di Stato che chiudono la squadra del Governo di Giuseppe Conte. Nelle prossime settimane il Governo procederà a definire 83 incarichi in scadenza nelle aziende partecipate.

Quelle di ieri, così come quelle dei vertici delle partecipazioni statali, sono nomine che preoccupano molto il mondo degli operatori  dell’indotto energetico italiano, un settore che, come afferma il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, in Italia, come in Europa, “verte in una fase di stallo”, ha una serie di criticità che la politica deve saper ‘ascoltare’. L’auspicio di Marsiglia è che «l’Esecutivo porti in agenda una priorità sulle politiche energetiche italiane»  e per farlo serve «un’attenta valutazione in merito al rinnovo dei vertici delle Aziende partecipate da Cassa Depositi e Prestiti, fondamentali per l’indotto energetico italiano», come recita una nota ufficiale FederPetroli. «Abbiamo bisogno di un interlocutore Istituzionale che capisca la nostra industria e focalizzi l’attenzione sul perché in Italia la Bolletta Energetica è così alta», prosegue Marsiglia nella nota. «Il Ministero dello Sviluppo Economico sarà il nostro interlocutore più diretto e confidiamo sulle parole del Ministro Di Maio in merito alla vicinanza alle aziende italiane» e che «al posto giusto, vadano persone giuste e competenti. In passato qualche leggerezza è stata commessa».  Oggi hanno giurato come Sottosegretari allo Sviluppo Economico Andrea Cioffi e Davide Crippa -in quota al Movimento 5 Stelle-, Dario Galli (Viceministro) e Michele Geraci -entrambi in quota Lega. Le deleghe saranno definite tra qualche giorno, e solo allora si capirà a chi l’indotto energetico italiano farà riferimento.

 

Presidente Marsiglia, dunque il settore è in difficoltà, se non proprio in crisi, e in attesa di capire quale sarà la politica energetica di questo Paese.

Ormai la parola crisi possiamo abbandonarla ma l’indotto, principalmente in Italia ed in Europa verte in una fase di stallo. I progetti che stanno portando business continuativo alle aziende del nostro settore sono focalizzati in altri Paesi, Medio Oriente in primis, a seguire Africa ed altri ma non l’Italia. In Italia esiste una situazione di mancata conoscenza di cosa è l’Energia in tutte le sue forme, ovvero quell’insieme che compone il Mix Energetico. La non conoscenza negli anni ha portato a Leggi e Decreti errati e non funzionali, Divisioni Ministeriali che non hanno motivo di esistere, questo ha prodotto uno stallo che ad oggi si identifica in una inesistente Politica Energetica Nazionale.

Sappiamo che voi siete preoccupati dalle nomine ai vertici delle Aziende partecipate, come attendete di capire come il Ministero dello Sviluppo Economico e gli uomini nominati gestiranno l’azione politica. Ci spieghi perché tali aziende sono importanti per il vostro settore, e perché è un problema che dovrebbe riguardare il Paese nel suo insieme.

FederPetroli Italia è preoccupata delle nomine nelle aziende energetiche partecipate, che è ben diverso. La nostra preoccupazione è incentrata sul fatto che molte volte la politica gestisce le poltrone senza competenze, questo non è indice di produttività, ma porta ad un degrado industriale. Le aziende energetiche di uno Stato, non solo in Italia, sono baricentro di traino per l’economia energetica di quel Paese. Mi spiego meglio: in Italia abbiamo l’ENI, un nostro gioiello a livello mondiale. ENI come azienda energetica è la madrina che traghetta l’indotto a livello italiano e mondiale, per questo non può permettersi errori. Cosi come ENI la riteniamo petrolifera, ENEL è fondamentale per il mercato elettrico, e poi ce ne sono altre non meno importanti. Deve esistere il binomio Competenza/Ramo d’Azienda, altrimenti si riduce il tutto a poltrone momentanee che bene non fanno.

Cosa vi aspettate da questo Governo in termini di politica energetica e perché definite ‘erronea’ la Strategia Energetica Nazionale licenziata lo scorso anno, quali sono gli elementi che ritenete negativi?

Perché esista una Strategia Energetica Nazionale trasparente e ben delineata è necessario che vengano analizzate tutte le componenti di una filiera energetica: estrazione mineraria, trasporto, raffinazione, commercializzazione sulla rete carburanti, energie alternative, eco-sostenibilità, nuove forme di tutela dell’ambiente, ecc.. Se una SEN, come quella del 2017, manca anche di solo una di questi punti, sballa tutto. In Italia non è stato mai analizzato da un Governo in carica l’Energia, i vantaggi, i risvolti occupazionali, i pro ed i contro e, questo si è sempre tradotto in mancati investimenti, diminuzione del PIL legato alla nostra industria, aziende che hanno chiuso o sono emigrate in altri Paesi, fino a comportare alla fine un grande costo della Bolletta Energetica delle famiglie italiane e della Benzina. Il Governo Conte, facciamolo partire, quello che ci aspettiamo è che venga aperta una consultazione ed una fase di ascolto seria. Solo in questo modo sarà possibile definire una Strategia Energetica Nazionale valida.

C’è preoccupazione per il TAP, definito ‘inutile’ dal Governo. Possiamo spiegare ai non addetti ai lavori perché il TAP dovrebbe far bene al Paese?

Come abbiamo già detto, le parole del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ci hanno dato un po’ di preoccupazione e, speriamo che il Ministro possa rivalutare le sue posizioni in merito. Il Trans Adriatic Pipeline è un progetto di elevate dimensioni, definito di rilevanza strategica. Si parla di migliaia di chilometri di gasdotto che dall’Azerbaijan (Mar Caspio), attraversando Turchia, Grecia, Albania,  ha definito come entry point finale l’Italia, in Puglia. Trasporterà oltre 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno che parte arriveranno in Europa (rif. TANAP e TAP). Vuol dire trasporto di gas attraverso un tubo evitando navi, minor inquinamento, tratte di elevati chilometri e tempi, ovviamente con costi vantaggiosi per il gas naturale che servirà al consumo interno in Italia. Il ridicolo di questa ormai ‘telenovela’ è che a livello internazionale tutti i Paesi coinvolti del Progetto hanno stretto Agreement strategici, ma il TAP continua ad avere problemi per poche decine di chilometri, perché l’Italia sta facendo i capricci sul punto di attracco finale: la Puglia. Con questo è ben chiara che figura sta facendo l’Italia con i Paesi sopra citati.

Quanto costerebbe all’Italia uscire dal TAP?

Uscire dal TAP lo definisco impensabile, ma comunque vorrebbe dire, penali di miliardi, aziende che già hanno vinto le gare per la costruzione sarebbero costrette a chiudere, contrattisti italiani ed esteri danneggiati enormemente, un nuovo punto di destinazione finale del gasdotto (non è facile stravolgere un Progetto di tali dimensioni). Impensabile. Non continuo perché forse non si ha idea su cosa alcuni gruppi di persone stanno giocando con le opposizioni, l’ambiente questa volta non c’entra niente, sono solo capricci che vanno come va il vento. L’Italia e la Puglia sanno benissimo che togliere 50 ulivi da un suolo che ne possiede migliaia, non è un danno.  A me dispiace anche quando sul mio terrazzo cade un fiore, ma non dobbiamo esagerare! L’Energia è fatta di compromessi, specialmente quella petrolifera.

C’è un capitolo della politica estera italiana che vi riguarda molto da vicino: la Libia. Quale il bilancio del Governo precedente e cosa vi aspettate dall’attuale Governo?

La parola Libia adesso, vuol dire ripresa, vuol dire mercato, vuol dire enormi giacimenti petroliferi.

Sto curando personalmente dei giacimenti libici ed oggi sono tra quelli che ci danno più soddisfazione. Certo la situazione del Paese libico è ancora delicata: le prossime elezioni, la candidatura del figlio di Gheddafi (Saif al Islam), la mancanza di un interlocutore unico, un Paese ancora traballante. Ma il rovescio di questo traballare è il Petrolio, la Libia vive su un mare di idrocarburo tra Olio e Gas, prodotto di elevata qualità per la lavorazione e consumo. Dal 2011 ad oggi gran parte dei pozzi è ritornato produttivo o in fase di completamento, abbiamo riportato aziende nuovamente ad operare che per questioni belliche avevano fermato i lavori e, sono ripartiti gli investimenti non solo delle aziende italiane ma dell’indotto internazionale. Il Governo precedente non possiamo fare bilanci, perché niente ha fatto con la Libia, per quello attuale, ‘scarico il barile’ e Le chiedo di riformularmi la domanda tra qualche mese, sperando di poterLe dare una risposta positiva!

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