lunedì, novembre 20

Eutanasia e non solo: quando la politica legifera a metà

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Purtroppo la politica italiana molte volte si dimentica di legiferare a tutto tondo, soprattutto quando si parla di temi strettamente sociali. Basta citare l’iter faraginoso lungo e mancante delle Unioni Civili. Preferisce lasciare dei vuoti normativi o meglio girasi dall’altra parte e di conseguenza delegare in maniera indiretta ai giudici che si trovano di fronte a dei veri e propri crateri normativi che devono colmare loro stessi con le loro sentenze. Basta vedere il comportamento del nostro Parlamento qualche giorno fa quando si doveva discutere del testamento biologico: aula vuota. Però quando si tratta di non sfiduciare qualcuno sono tutti presenti e pronti a votare e combattere per la propria ‘dignità’. Naturalmente a buon intenditor poche parole.

L’ambito sociale è sicuramente il più bersagliato, e proprio per questo motivo abbiamo intervistato Alessio Liberati, giudice civile presso il Tribunale di Tivoli, che attualmente si occupa di volontaria giurisdizione (materia che attiene problematiche che non sono del tutto disciplinate dal legislatore), socio fondatore e presidente dell’Associazione Magistrati Italiani. Proprio a lui abbiamo chiesto come si può sopperire ad una legislazione volutamente assente.

 

Prendiamo come esempio la Legge sulle Unioni Civili. Non è stata introdotta la stepchild adoption eppure i giudici adesso si trovano ad attuare una norme che non esiste. Come compensate il vuoto normativo lasciato dalla politica?

Entro certi limiti è vera questa affermazione. C’è un vuoto normativo e quindi si applica, a mio avviso, la normativa precedente che non prevede l’adozione da parte di single o da parte di coppie non sposate, tranne in casi eccezionali che sono rappresentati da rapporti di familiarità pregressa, come ad esempio una zia che cresce un nipote perché non c’è il genitore, quindi il minore diventa adottabile e in questi casi si può far luogo ad un’applicazione della disciplina speciale. In questa ottica ci sono degli spazi per l’adozione da parte di coppie omosessuali, però si scontra con una scarsa dimestichezza e fiducia nella coppia omosessuale e questo diventa un grande problema.

Voi dovete sopperire alla mancanza di coraggio della politica?

Di fatto è così. Purtroppo per ragioni di consenso elettorale alcuni temi non vengono affrontati, ma il tema rimane. Quindi si scarica su di noi questo problema. Tornando al tema di prima, una donna omosessuale che decide di avere un figlio lo avrà sicuramente, e vivrà con la propria compagna. Il problema è che questa compagna non avrà diritti nei confronti del figlio per cui in caso di problemi di salute della madre biologica, o di morte o di decisioni da prendere nei confronti del minore, non ha nessun ruolo. In questo ci si può rivolgere ai giudici, e con una giurisprudenza creativa che non ha nessun appiglio normativo, si va a cercare di risolvere un problema.

Questo comporta un’assunzione di grande responsabilità da parte vostra…

Dipende da quello che ci chiedono. Tante parti, tante persone, sapendo che la legge non lo prevede, non chiedono. Coloro che decidono comunque di andare davanti al giudice ci mettono davanti ad una situazione di grande difficoltà perché dobbiamo assumerci delle decisioni ricavandole o dai principi generali o da precedenti della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che usiamo come canone interpretativo rispetto ad altre normative, oppure a volte è davvero complicato.

L’ambito sociale è sicuramente quello su cui è più difficile legiferare, e come ha dimostrato la politica, preferisce non farlo. Corretto?

Sicuramente sì. Pensiamo all’eredità del partner non sposato. Per le coppie eterosessuali è possibile sposarsi e diventare eredi, per le coppie dello stesso sesso non si ha una successione legittima ma solo per testamento, quindi entro limiti più ristretti e in questo casi l apolitica potrebbe agire, andare ad occuparsi delle singole problematiche. Anche i diritti di fine vita.

Quanto siete vessati politicamente in questo senso?

Personalmente non mi è mai capitato.

Davvero non ci sono delle vessazioni politiche su scelte di questo genere?

C’è un vuoto della politica, e noi ci troviamo di fronte ad alcune situazioni in cui siamo chiamati a decidere. Alcuni colleghi hanno dovuto prendere delle decisioni non facili in cui sostanzialmente ci è rimesso di delimitare il confine tra accanimento terapeutico, eutanasia, che sono due situazioni completamente diverse e addirittura andare ad elaborare quali sono le modalità con le quali questo si può esprimere, con il cosiddetto living will, il testamento biologico, che ad esempio potrebbe essere fatto tramite un registro. Per noi si pone il problema se c’è una registrazione, come un video, in cui so fanno delle affermazioni specifiche riguardo alla propria volontà, di riconoscerne la validità, di verificare a quale periodo corrispondeva. Ma in assenza di una normativa dobbiamo elaborare dei concetti, una ricostruzione per cercare di decidere cosa fare.

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