lunedì, gennaio 22

Europa nel mirino dei missili della Corea del Nord Putin: ok a contingente di peacekeeper dell'Onu nel Donbass. Siria: esercito penetrato a Dayr az Zor

0
1 2


I missili della Corea del Nord potrebbero essere in grado di raggiungere l’Europa prima del previsto. L’allarme è stato lanciato dalla ministra francese della Difesa, Florence Parly. «Lo scenario di una escalation verso un grande conflitto non può essere scartato. L’Europa rischia di essere alla portata dei missili di Kim Jong Un prima del previsto».

Intanto non si ferma la Corea del Sud, che continua il ciclo di manovre militari, stavolta via mare. «Le esercitazioni hanno lo scopo di migliorare la nostra capacità di risposta immediata contro le provocazioni navali da parte di nemici», ha spiegato il capitano Choi Young-chan, comandante del 13/mo Gruppo navale, che poi ha ribadito: «Se il nemico provoca ovunque, sull’acqua o sotto, reagiremo in maniera pronta annientandolo in mare». La Marina darà il via domani ad altre operazioni nelle acque meridionali con oltre 10 unità. Giovedì e venerdì invece manovre congiunte nel mar del Giappone con gli Usa che avranno come target i sottomarini nemici.

E si muove anche la Cina, che ha abbattuto un missile in arrivo nelle prime ore del mattino, in un ciclo di manovre militari nelle acque che la separano dalla penisola coreana.

Nel frattempo, citando una fonte anonima, secondo l’Asia Business Daily, la Corea del Nord sta trasportando verso la costa occidentale un razzo che sembrerebbe essere un missile balistico intercontinentale (Icbm).

A parlare oggi il presidente russo Vladimir Putin, che ha ribadito il concetto: nuove sanzioni contro la Corea del Nord sarebbero «futili e inefficaci» e visto che Pyongyang «ha armi atomiche, un conflitto potrebbe portare a una catastrofe globale»: «Incrementare l’isteria militare in tali condizioninon ha senso, è una strada senza uscita. Potrebbe portare a una catastrofe globale, planetaria e a un’enorme perdita di vite umane. Per risolvere la questione nucleare nordcoreana non c’è altra via se non quella del dialogo pacifico». Anche Angela Merkel ha detto in tal senso: «L’Europa ha una voce importante nel mondo, deve usarla. Ci può essere solo una soluzione diplomatica e pacifica per la quale ci si deve impegnare con tutte le forze».

Tornando a Putin, ha dato il suo parere positivo all’idea d’inviare un contingente di peacekeeper dell’Onu nel Donbass, in Ucraina. Putin, parlando al summit dei Brics, ha quindi dato ordine al ministro degli Esteri Serghiei Lavrov di presentare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza. Le forze dovranno essere schierate sulla linea di demarcazione nel Donbass e garantire la sicurezza della missione Osce.

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha parlato della morte del giovane ricercatore Giulio Regeni: «L’Egitto è un partner ineludibile dell’Italia, così come l’Italia è imprescindibile per l’Egitto. Nonostante questo, il giorno del ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni i rapporti bilaterali hanno subito un duro colpo, l’omicidio Regeni è una grave ferita per le nostre coscienze, per tutti noi e per un intero Paese», ha detto alle commissioni riunite di Camera e Senato. Poi ha aggiunto che l’Italia continuerà a sostenere la ricerca della verità su Giulio Regeni in tutte le sedi, «compresa l’istituzione britannica per la quale Giulio stava compiendo la sua ricerca». Mentre sulle indagini ha rivelato: «I magistrati egiziani hanno soddisfatto in modo ancora parziale ma crescente le richieste contenute nelle rogatorie. Un nuovo incontro tra le due procure dovrebbe svolgersi a settembre».

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha discusso in una telefonata con la leader birmana e premio Nobel Aung San Suu Kyi della crisi della minoranza etnica islamica dei Rohingya, in fuga dalle violenze nel Rakhine, nella Birmania occidentale. Erdogan in particolare ha sollecitato la soluzione della crisi, invitando le autorità birmane a evitare un uso eccessivo della forza e proteggere i civili. Nella conversazione il leader turco ha condannato sia le azioni terroristiche contro i civili che la repressione nei confronti dei Rohingya. Un appello è giunto anche dalla premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai: «Negli ultimi anni ho più volte condannato questo tragico e vergognoso trattamento e mi aspetto che la mia collega Premio Nobel Aung San Suu Kyi faccia lo stesso. Il mondo aspetta e i musulmani Rohingya stanno aspettando. Altri Paesi, incluso il mio Pakistan dovrebbero seguire l’esempio del Bangladesh e dare cibo, rifugio e accesso all’istruzione alle famiglie Rohingya fuggite dalla violenza e dal terrore».

Commenti

Condividi.

Sull'autore

it_ITItalian
it_ITItalian