mercoledì, settembre 19

Europa: «la sovranità appartiene al popolo», e il popolo non è solo Salvini I problemi, i rischi e gli interrogativi sull’Italia del Governo giallo-verde e la UE

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Una buona notizia, una buonissima notizia: il Governo Giallo-Verde di Matteo Salvini e Luigi Di Maio ha scoperto come funziona l’Europa. Beh, adesso non esageriamo, non che abbia scoperto proprio tutto, ma insomma comincia. Ha, per esempio, scoperto, anche se non lo dice secondo la solita ottima abitudine dei nostri politicanti, che l’Europa siamo noi, che non esiste l’Europa brutta e cattiva che ci impone strane cose, a cominciare dalla lunghezza delle vongole, che in Europa si può votare contro, anzi, nella terminologia del Governo di Salvini, si puòmettere il veto’. Però, siccome da buon politicante all’italiana deve sempre cercare una scusa, meglio se preventiva, per giustificare eventuali insuccessi, ora dice, e con lui tuonano i vari Ministri o sedicenti tali, che è la Merkel che deve cambiare musica, o magari Emmanuel Macron, o entrambi, di recente salutati entusiasticamente da un certo dottor Giuseppe Conte, che non si capisce a nome di chi parli e che funzione abbia.

Come, però, spesso accade ai neofiti -lo ricordo dai miei studenti all’Università i cui entusiasmi dovevo talvolta tarpare a lezione-  non è proprio così, un veto’. Insomma, certo, l’Italia può puntare i piedi su varie cose, può votare contro, rendere la vita difficile agli altri, ecc., ma ilvetoesattamente no. Anche perché potrebbe servire a poco: l’Europa si finanzia in gran parte con risorse proprie (dazi, IVA, ecc.) e quindi anche se l’Italia rendesse operativa la minaccia di non pagare l’Europa, questa andrebbe avanti lo stesso, anche senza un maggior contributo degli altri.  

Ma attenzione, non è tutto così semplice. Per almeno due motivi. Il primo che solo apparentemente è il più importante: noi, cioè l’Italia, abbiamo assunto degli impegni sottoscritti, e quindi, a farla breve, l’UE ci può, per dirla in maniera gergale, ‘fare causa’. È vero, come dice sbarazzinamente l’ex Ministro Carlo Calenda, ci fa poco più di un baffo, ma alla fine se poi dobbiamo pagare anche i danni forse non ci conviene, a parte il fatto che a trattare così i nostri partner, poi si rischia di essere trattati a nostra volta maluccio.

E qui, mi permetto di suggerire al Signor Salvini, e al suo Governo, un minimo di maggiore riflessione. Noi, l’Italia, dall’UE, tenga o meno il cappello in mano, ci aspettiamo molte cose, a cominciare dalla più importante: che tenga ancora chiusi gli occhi (ormai entrambi) sul nostro debito immenso.

Può darsi benissimo che i criteri europei siano sbagliati, eccessivi, casuali, quello che si vuole, ma ci sono e noi li abbiamo sottoscritti a Maastricht, ratificati, e poi abbiamo anche sottoscritto il cosiddetto Fiscal Compact e ne abbiamo messo in Costituzione il succo.

I problemi, quindi, sono due, uno giuridico e uno politico.

Quello politico è molto evidente. Ma è una scelta libera e legittima del Governo Salvini se andare a uno scontro o no e in che termini. Certo è che appare evidente che Salvini vuole fare una politica non solo di rivendicazione degli interessi nazionali (sui quali, peraltro, ci sarebbe molto da discutere) ma vuole fare una politica anti-europea, vuole forse addirittura uscire dall’Europa o tentare di fare come i Paesi dell’Europa orientale. In quest’ultimo caso, però, il rischio è altissimo.
Quei Paesi (relativamente piccoli) finora possono, e hanno potuto, prendere i vantaggi (e i finanziamenti, in parte italiani, Signor Salvini!) e dare poco o nulla in cambio, date le loro svantaggiate condizioni economiche e il relativamente recente accesso all’UE. Ma l’Italia è troppo grossa, e a quel punto agli altri (Germania, Francia, Olanda, ecc., che sono i più ricchi e che pagano di più) potrebbe convenire fare a meno di quei Paesi edel nostro. Io, ci farei un pensierino, perché il bluff è molto, molto azzardato, a parte che non conviene una situazione di conflitto permanente.

Il problema giuridico ha molte facce, molto complesse. Una internazionale e una interna.

Quella internazionale, richiamata sopra: l’UE ha molti mezzi per agire contro lo Stato inadempiente, ma anche contro le imprese, ecc., per ottenere che si adegui alle regole. Le sentenze della Corte di Giustizia dell’UE sono obbligatorie, non diversamente da una qualunque sentenza italiana, ed esistono molti mezzi per renderle esecutive in maniera forzosa. Inoltre, se è vero che l’Italia può non versare le proprie quote (ripeto una parte dei finanziamenti UE) è anche vero che l’UE può non darci i finanziamenti che ci offre oggi, e può renderci la vita molto difficile sul piano economico. Inoltre, se può anche essere suscettibile di discussione il fatto che l’Europa non protegga adeguatamente i nostri prodotti (specie agricoli) è anche vero che potrebbe proteggerli ancora di meno … come dire ‘à la guerre comme à la guerre’. Alla politica decidere se e come rischiare, queste sono solo alcune delle conseguenze tecniche.

Quella interna è forse ancora più complessa. Torno a ricordare che noi facciamo parte della UE a seguito di una serie di trattati (‘contratti’, una parola familiare al Governo Salvini) internazionali, che sono vincolanti e di natura costituzionale a seguito degli articoli 10, 11, 81 e 117 della Costituzione. In altre parole, non solo violare i trattati potrebbe essere incostituzionale, ma anche i privati potrebbero chiedere conto, nei tribunali italiani, del mancato rispetto dei trattati, ove andasse a loro danno, e magari anche chiedere come mai abbiamo un Governo Salvini e non un Governo ‘X’?

È vero, dicono dal Governo Salvini, ma ‘noi potremmo uscire dalla UE’. Gran Bretagna docet, sui guai che stanno avendo, ma per poterlo anche solo proporre, bisognerebbe prima modificare norme importanti della Costituzione e deliberare in Parlamento ladenunciadei trattati, ratificati con leggi del Parlamento. Il rischio di non riuscirci è altissimo, ma, specialmente, si tratterebbe di un processo lungo e travagliato. E nel frattempo l’economia italiana che fine fa? Per non parlare dei costi, di nuovo Gran Bretagna docet.

Ciò posto, che l’Italia faccia valere, anche a muso duro, le sue esigenze e gli interessi del popolo italiano, ma nell’ambito dell’interesse del popolo europeo, va benissimo, ma attenti a non perdere di vista che l’obiettivo deve essere un rafforzamento dell’Europa (e quindi non solo della Germania o della Francia, ma anche dell’Italia) oppure … oppure il Governo Salvini deve, e lo dico tecnicamente, ‘deveinformare adeguatamente gli italiani di cosa sta facendo e di cosa intende fare. Lo dice la Costituzione italiana:  «la sovranità appartiene al popolo»,  e il popolo non è solo Salvini.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.