Economia Analisi

Economia: il punto

Eurogruppo-Grecia, aspettando lunedì

Decreto legge Milleproroghe, possibile rateazioni delle cartelle Equitalia per aziende

Eurogruppo - L'Indro
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Per una telefonata di troppo ed una parola di troppo, l’Eurogruppo e la Grecia non trovano l’accordo tanto voluto, rinviando il tutto alla riunione dell’Eurogruppo di lunedì.

Il giorno dopo è sempre il più difficile da gestire, soprattutto per i capi di Stato quando c’è Consiglio europeo in programma a Bruxelles.

Il mancato accordo tra l’Eurogruppo e la Grecia ha destato scalpore, perplessità e preoccupazione tra i vari Stati europei che temono il rischio Grexit.

Mantiene però al momento la sua posizione la Germania di Angela Merkel che, prima di entrare nel Consiglio europeo ha detto: «l’Ue cerca sempre il compromesso, questo è il suo successo. La Germania è pronta ma va detto che la credibilità dell’Ue dipende dal rispetto delle regole e dall’essere affidabili. Vedremo quali proposte farà Atene, saranno discusse all’eurogruppo lunedì quindi abbiamo ancora qualche giorno».

Leggermente meno duro nei confronti della Grecia è stato il premier italiano Matteo Renzi che poco prima di entrare in Consiglio ha detto: «il punto centrale non è cambiare la politica economica in Grecia ma fare una battaglia perché cambi la politica economica in Ue. Questa è la sfida più bella». Renzi ha voluto soffermarsi anche sul tema dell’immigrazione, problema che per l’Europa sta diventando sempre più ingombrante ed ingestibile: «non hanno senso le polemiche e le strumentalizzazioni di alcune forze politiche nelle ultime ore, dobbiamo risolvere il problema della Libia se si vuole evitare che il Mediterraneo diventi un cimitero».

Malgrado l’apprensione iniziale per un accordo mai trovato nella giornata di ieri, le dichiarazioni pre- Consiglio europeo hanno poi dimostrato a termine della giornata la disponibilità da ambedue le parti di raggiungere un accordo di massima.

L’accordo raggiunto tra il premier greco Alexis Tsipras e il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem  servirà per avviare un dialogo tra ‘tecnici’ Ue, Fmi, Bce e greci con l’obiettivo di limare le distanze che separano l’attuale accordo e le richieste greche. Una prima analisi sarà fatta entro l’Eurogruppo di lunedì.

In Europa a preoccupare gli Stati non è solo la questione relativa alla Grecia ma anche la continua guerra tra Russia e Ucraina. Intanto che si giunga all’ufficialità di un cessate il fuoco tra questi due paesi, Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, ha annunciato un pacchetto da 40 miliardi di dollari in quattro anni per salvare l’Ucraina che è sempre più vicina alla bancarotta. I contributi verranno dall’Fmi per 17,5 miliardi, dall’Unione Europea e da singoli Paesi anche se per l’accordo finale dovrà esserci il via libera del board del Fondo.

L’economia ucraina è in profonda crisi ed il prestito sostituisce un finanziamento da 17 miliardi di dollari accordato dall’Fmi meno di un anno fa ma poi abbandonato quando il conflitto con i separatisti filo-russi si è aggravato. Secondo recenti stime dell’Fmi,  l’Ucraina ha accumulato un gap di 15 miliardi di dollari da quando è iniziato il programma ed è proprio per tale motivo che si è deciso di aiutarla con un nuovo pacchetto.

Problemi del genere, almeno per il momento, non sembrerebbe invece averne l’Italia che, seppur a rilento, sta tentando di affrontare la crisi con nuove riforme strutturali. Intanto all’ordine del giorno c’è la richiesta di Bankitalia di una riforma che porti a velocizzare e migliorare il sistema BCC. A far emergere tale problematica è il capo vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo che,  intervenuto a Bolzano presso la Federazione delle Cooperative Raiffeisen, ha detto: «affinché il sistema della BCC possa competere in un mercato più integrato e concorrenziale, contribuendo validamente alla ripresa delle economie di riferimento, è necessario un riassetto più incisivo, che consenta di conseguire al più presto l’ammodernamento della gestione, il rafforzamento strutturale della redditività e la capacità, ove necessario, di reperire risorse patrimoniali anche consistenti in tempi brevi. Occorre dunque – spiega Barbagallo – procedere con rapidità a una riforma del sistema che elimini le inefficienze insite nell’attuale configurazione di rete, ponendo le premesse per ridurre i costi operativi, innalzare la professionalità di esponenti aziendali e addetti, accrescere la qualità e la gamma dell’offerta alla clientela, utilizzare al meglio la tecnologia, eliminare gli ostacoli alla raccolta di capitali sul mercato. La considerazione delle esperienze di altri Paesi europei può ispirare soluzioni volte a preservare il contributo che il sistema delle banche cooperative può continuare a offrire all’economia italiana; alcune potrebbero richiedere interventi normativi. La Banca d’Italia è disponibile, nel rispetto del proprio ruolo, a un confronto sulle diverse opzioni».

Sembra invece non trovare mai fine lo scontro tra Fiat Chrysler e i sindacati. Fca  ha deciso tre sabati di straordinario (14, 21 e 28 febbraio), comandati nello stabilimento di Pomigliano d’Arco per far fronte ad un aumento di richieste della Panda da consegnare entro fine mese. A tale richiesta, la Fiom ha risposto con otto ore di sciopero per il primo dei tre sabati di straordinario.

Secondo la Fiom i sabati di straordinario ‘non sono l’unica soluzione per fronteggiare l’impennata di richieste’, ed invitano l’azienda ad ‘istituire il terzo turno ed attivarlo quando lo richiede il mercato, permettendo anche a chi è in contratto di solidarietà di inserirsi nel ciclo produttivo. L’impennata di richieste di Panda è un elemento positivo che permette di revocare la cig, ma l’utilizzo dello straordinario con circa 2000 lavoratori ancora in CDS è ingiusto ed immorale.  La testardaggine a voler ricorrere al sabato di straordinario appare un ennesimo tentativo di contrapporre lavoratori contro lavoratori’.

In contrapposizione a quanto dichiarato dalla Fiom c’è la Uilm Campania che, tramite il suo segretario generale, Giovanni Sgambati, fa emergere un’opinione contrastante rispetto alla decisione presa dalla Fiom.

«Mi sembra un comportamento senza senso», afferma Sgambati, «è come se volessimo avvelenare i pozzi d’acqua nel deserto. C’è talmente poco lavoro in Italia, e nel Sud in particolare. Pensare di contrastare i picchi di produzione con relazioni sindacali più orientate al passato che al futuro vuol dire non sapere cogliere il tentativo di chi generosamente ha offerto alla Fiom una possibilità di riavvicinamento. Il modo migliore per recuperare i lavoratori, come stiamo chiedendo, è fare auto di qualità e continuare a chiedere produzioni aggiuntive per lo stabilimento di Pomigliano».

In attesa di capire chi vincerà lo scontro finale tra Fca e Fiom, le aziende ed i lavoratori italiani attendono con ansia le ultime novità del decreto legge Milleproroghe in merito alle rateazioni delle cartelle Equitalia. Stando agli ultimi aggiornamenti, all’interno di tale decreto ci dovrebbe essere la possibilità, per le imprese interessate ad un piano di rateazione che hanno perso il beneficio per un ritardo dei pagamenti per ragioni legati alla crisi, di chiedere un nuovo piano di rateazione con Equitalia di durata fino a un massimi di 72 rate mensili. Si prevede la proroga della possibilità di richiedere la concessione di un nuovo piano di rateazione, dal 31 luglio 2014 al 31 luglio 2015.

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