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Discriminazioni

Essere rom in Val di Susa

La storia di Marco e Nina, 23 anni, che suonano la fisarmonica per rallegrare i mercati della valle

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Marco e Nina hanno 23 anni e suonano la fisarmonica per rallegrare i mercati della Val di Susa. Sono partiti in cerca di fortuna sette anni fa da Sato Mare, paesino a nord della Romania. Avevano qualche lontano parente che viveva nel torinese, allora ne approfittarono per cercare una vita più dignitosa. Come molti romeni e rom, hanno scelto l’Italia per la facilità di comprensione della lingua, grazie alle origini latine che accomunano l’italiano e il romeno. La fortuna che si aspettavano non è mai arrivata: vivono alla giornata racimolando qualche soldo grazie alla fisarmonica.

Giriamo per i mercati rallegrando le giornate alla gente. E’ una cosa che ci piace molto, ma fatichiamo a vivere. Purtroppo per colpa di qualcuno che si comporta male, noi veniamo discriminati a priori” racconta Marco, riferendosi alla forte discriminazione unilaterale contro i rom presente in Italia.

Secondo una ricerca del PEW Research Center, in Europa sono la minoranza etnica più numerosa e più discriminata, con l’Italia in testa alla classifica (l’85% delle persone intervistate hanno un’opinione negativa riguardo i rom). Oggi come nel passato, sono associati alla povertà e all’alto tasso di crimine, e con essa l’alta discriminazione che perdura da secoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale furono anch’essi vittime dell’Olocausto – chiamato Porjamos in lingua romanés -, dove si stimano tra 220 mila e 500 mila vittime durante il periodo nazista.

A differenza di altre minoranze, i rom non hanno mai migliorato la loro condizione, soffrendo tutt’ora di preconcetti ‘duri a morire’. “Non bisogna dare la colpa a tutti perché qualcuno si comporta male. Noi chiediamo solo questo, di essere rispettati come persone. Quando la gente ci conosce non ci discrimina più.  Non siamo noi l’eccezione, sono i criminali ad esserlo”, ribadisce Nina.

La cattiva reputazione che esistono sui rom chiudono le porte ancor prima di conoscere le storie e la vita di queste persone. “Anche gli italiani erano visti come mafiosi negli Stati Uniti, ma non è che tutti lo fossero”, afferma Marco, riferendosi alle discriminazioni che vivevano i nostri emigranti del secolo scorso. Si dice che i popoli non imparano mai dal proprio passato, questo è proprio il caso italiano, da popolo discriminato a popolo che discrimina.

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