mercoledì, febbraio 21

Elezioni e migrazione: programmi e numeri reali I programmi sull'immigrazione dei principali partiti e i numeri del fenomeno

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Il prossimo 4 marzo si voterà in Italia. Il clima infuocato che precede un’elezione politica è qualcosa di comune, soprattutto da alcuni anni a questa parte: le elezioni del 2018, non solo non fanno eccezione, ma registrano toni estremamente caldi, quando non apertamente violenti.

Molti sono i temi che infiammano il confronto, dall’economia ai costi della politica, dalla lotta alla corruzione al sostegno ai cittadini in difficoltà. In particolare, però, tutte le forze politiche hanno posto fortemente l’accento sulla questione migratoria e, di conseguenza, sul rapporto con l’Unione Europea. La congiuntura storica attuale è caratterizzata da imponenti movimenti di massa, resi possibili dalla ‘diminuzione delle distanze’ e desiderabili dalla diffusione delle informazioni: la situazione stabile, l’economia relativamente ricca e l’applicazione di uno Stato di Diritto, veicolata attraverso internet, fa sì che i Paesi europei siano visti come un miraggio da parte di persone che vivono in situazioni di povertà, quando non di guerra e persecuzione. Il forte flusso migratorio in atto, però, sta mettendo in crisi le economie, in realtà non così fiorenti, dei Paesi UE: già provate dalla delocalizzazione, che a partire dagli anni ’80 ha distrutto il tessuto industriale del Vecchio Continente, le economie europee hanno visto un impoverimento generale della classe media, un forte aumento della disoccupazione e una drastica riduzione dello Stato Sociale. La reazione è stata una generale sfiducia nella classe dirigente e nel progetto dell’Unione Europea; specularmente si è avuto un proliferare di movimenti populisti e di nostalgie nazionaliste.

In questo clima, è chiaro come il tema dell’ immigrazione sia entrato con tanto peso nella campagna elettorale italiana, anche in relazione alla posizione geografica dell’Italia che, in quanto Paese al confine esterno dell’ UE, subisce una pressione migratoria molto pesante. Inoltre, l’applicazione degli Accordi di Dublino, che obbligano il Paese di arrivo del richiedente asilo a prendersi carico del migrante, ha fatto sì che la popolazione italiana sentisse la questione migratoria come fortemente legata al rapporto con l’UE.

Per tentare di fare il punto su questo aspetto di fondamentale importanza per il futuro dell’Italia e dell’intera Unione Europea, sarà utile confrontare i programmi elettorali dei vari partiti in tema di immigrazione ed analizzare, al contempo, i numeri ufficiali sugli arrivi nel Paese.

Partendo da Sinistra, c’è la nuova formazione politica dell’attuale Presidente del Senato, Pietro Grasso: Liberi e Uguali. La posizione di LeU non vede l’immigrazione come un problema di nessun tipo: la priorità del movimento è quella umanitaria. È quindi necessario, secondo LeU, continuare e potenziare la politica di accoglienza e soccorso dei migranti, attuando corridoi umanitari e collaborando ancora più strettamente con le Organizzazioni Non Governative. Oltre a questo, la nuova formazione politica vuole che sia potenziato il sistema di accoglienza integrato sul territorio (SPRAR), che siano introdotti permessi di soggiorno temporanei per la ricerca di lavoro e, in fine, che venga approvato lo Ius Soli. In Europa, LeU chiede l’abolizione degli Accordi di Dublino firmati dal Governo Berlusconi: in sostanza si chiede che i migranti che arrivano in Italia vengano redistribuiti tra i vari Paesi UE. Allo stato attuale, però, a Bruxelles, si discute di redistribuzione dei soli richiedenti asilo e non dei migranti economici.

Il Partito Democratico, in sostanza, rivendica i risultati raggiunti in questa Legislatura dal Ministro degli Esteri Marco Minniti. L’analisi del PD considera l’immigrazione come un fenomeno complesso e ne prende in esame diversi aspetti: dalle questioni umanitarie ai costi sociali. Di conseguenza, la posizione del PD prevede, da un lato la prosecuzione dell’impegno italiano sul fronte dei salvataggi in mare, dall’altro la revisione degli Accordi di Dublino e la redistribuzione dei richiedenti asilo tra tutti i Paesi UE. Favorevole da sempre all’introduzione dello Ius Soli, il PD propone di continuare sulla linea attuata fin’ora: accordi, possibilmente sottoscritti da tutti i Paesi UE, con i Governi locali (come nel caso della Libia), corridoi umanitari nei casi più gravi, lotta alle organizzazioni di trafficanti, controlli del flusso migratorio, sia alle frontiere (anche attraverso un maggior controllo sull’operato delle ONG e attraverso il sostegno economico ai Governi e militare alle Forze dell’Ordine dei Paesi di origine, come nel caso di Libia e Niger), sia sul territorio tramite l’introduzione delle quote per l’immigrazione economica.

Le due principali posizioni interne al cartello elettorale di Centro-Destra, sono espresse da Forza Italia e dalla Lega Nord. Nonostante l’immigrazione sia vissuta da tutti i partecipanti all’alleanza come un problema di ordine pubblico e sia il terreno su cui gli alleati sono più vicini tra loro, infatti, anche su questo tema le posizioni non sono esattamente coincidenti.

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