lunedì, ottobre 23

Elezioni anticipate in GB: vittoria scontata di Theresa May?

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Ieri, 18 aprile 2017, il Primo Ministro inglese Theresa May ha dato le sue dimissioni, decidendo di scogliere le Camere per andare ad elezioni anticipate l’8 giugno. Tale presa di posizione è stata una mossa del tutto inaspettata sia per l’UE che per i britannici stessi: infatti, sin dall’inizio del suo mandato, May aveva sempre scartato l’ipotesi di elezioni anticipate, troppo rischiose per un Paese spaccato a metà dopo il Referendum su Brexit. Ovviamente, per portare avanti la sua iniziativa, May ha dovuto chiedere il sostegno delle opposizioni, poiché per sciogliere le Camere ci vuole il consenso di due terzi dei parlamentari.

A quanto pare, dunque, le elezioni anticipate sono state accolte benevolmente sia dal leader laburista Jeremy Corbyn  che  da Tim Farron, esponente dell’ala Liberal Democratica (LibDem). Entrambi i leader delle opposizioni sono stati d’accordo con l’idea delle elezioni anticipate e hanno votato per lo scioglimento delle Camere, forse nella speranza di scalfire la popolarità del partito conservatore, ad oggi in testa in tutti i sondaggi.

Per comprendere meglio le ragioni che hanno portato May a questa scelta improvvisa abbiamo intervistato Edoardo Bressanelli, professore di Scienze politiche presso il King’s College London. Secondo Bressanelli questa mossa è scaturita per una semplice ragione, ovvero nel tentativo di aumentare il potere del Partito conservatore in Parlamento, in vista delle trattative per l’ ʹhardʹ Brexit. Pare che May abbia saputo cogliere il momento giusto per sciogliere le Camere, infatti è conscia del vantaggio che ha sul partito laburista, che al momento non riesce a creare una strategia coesa e unita sul tema dominante della Brexit. La campagna elettorale del partito conservatore, dunque, verterà su toni abbastanza nazionalistici, poiché ora più che mai i britannici avranno bisogno di essere coesi per affrontare le trattative con l’UE.

Bressanelli ci spiega in dettaglio come si è voluta la decisione di May e in quale modo le elezioni dell’8 giugno potrebbero influenzare le trattative sulla Brexit. Sicuramente la vincitrice scontata della elezioni inglesi sarà la leader conservatrice, anche se il puntonon è tanto che Theresa May possa perdere, ma piuttosto con quale margine la leader dei conservatori possa vincere. Al momento, con i dati che abbiamo a disposizione, non è messa in dubbio la vittoria dei conservatori”.

 

Oggi Theresa May ha annunciato le proprie dimissioni, spiegando di voler andare al voto anticipato per rendere più stabile il Governo. Questa secondo lei è l’unica ragione per cui si è dimessa, o ci sono altre questioni politiche da valutare?

Io non credo che ci siano molte altre questioni di politica interna che abbiano spinto Theresa May a optare per le elezioni anticipate. C’è una ragione molto semplice che spiega le dimissioni della May: il suo partito aveva una maggioranza risicata nella Camera dei Comuni – si parla di poco più di dieci seggi – e l’approssimarsi delle trattative della Brexit ha spaventato il Primo Ministro, che sa di aver bisogno di un Governo stabile per portare avanti il processo di allontanamento dall’UE. Ovviamente, ad oggi, con i sondaggi che danno il partito conservatore della May favorito con
una differenza di ben venti punti rispetto al partito laburista, la May ha inteso capitalizzare questo vantaggio: se questa capitalizzazione di voti andrà in porto Theresa May avrà una concentrazione di potere molto forte sulla propria persona, una legittimità consistente che le arriva direttamente dall’elettorato. La situazione all’interno del partito conservatore, ad oggi, si è rivelata essere più sicura di come si riteneva potesse esserlo all’inizio del post Brexit: nei voti parlamentari che ci sono stati tra Gennaio e Febbraio – sulla legge che autorizzava l’avvio delle negoziazioni con l’attivazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona – il Partito conservatore si è mostrato coeso sul tema europeo, molto più del partito laburista.

Al momento il Governo inglese è così instabile da aver bisogno delle elezioni anticipate?

La strategia della May è stata di limitare quanto più possibile il rischio di non avere una maggioranza capace di sostenerla nel delicato processo dell’uscita dall’Europa. Il Primo Ministro e i suoi consiglieri si sono accorti che, per riuscire a minimizzare gli effetti negativi della Brexit, la May deve avere una legittimità piena. Inoltre, questa è stata una mossa anche per la singola personalità politica: in un certo senso è come se la leader conservatrice scommettesse tutto nella sua riuscita elettorale. La May spera che la popolazione si unisca sotto la propria figura, permettendole di arrivare a governare con un’ampia maggioranza per salvare il Paese, che fino a poco tempo, per il Referendum, era rimasto spaccato a metà.

Su questa decisione hanno pesato i sentimenti secessionisti scozzesi? Questa divisione rischia di frammentare il Regno Unito?

Io credo che sulla decisione di questa mattina poco abbiano influenzato le idee secessioniste che riguardano la Scozia e l’Irlanda del Nord. Per il Primo Ministro queste sono questioni che verranno affrontate solo quando l’Inghilterra avrà superato il processo di separazione dall’UE. Stamani, prima che la May facesse il suo discorso, molti temevano che l’annuncio importante in programma vertesse sulla proposta di un Governo diretto sull’Irlanda del Nord, poiché al momento nella Regione vi è una forte crisi politica. D’altra parte questa opzione è stata immediatamente scartata perché Theresa May sull’Irlanda del Nord è sempre stata molto chiara: il Primo Ministro, da quando ricopre tale carica, non si è mai occupata direttamente della questione Irlandese, delegando la questione ai vari Ministri incaricati. Lo stesso vale per la Scozia, che è il caso di cui si parla di più per il possibile Referendum su cui il Parlamento di Edimburgo ha già votato. In questo caso l’opzione dell’elezioni anticipate è un’azione che potrebbe ulteriormente fomentare il nazionalismo scozzese: si avrebbe un Governo conservatore molto forte che verte sulla figura della May, ma, dall’altra parte, potrebbe rinsaldarsi il partito dei nazionalisti scozzesi, anche se pur raggiungendo il risultato del 2015 difficilmente potranno incidere a Westminster. Il Primo Ministro scozzese ha già detto che va rifiutata l’opzione di avere un governo che si identifica con l’ala più dura del Partito conservatore: con questa scelta il nazionalismo scozzese, dunque, trova ulteriore linfa.

Questo voto anticipato rischia di frammentare ancora di più il Regno Unito?

Il rischio di frammentazione esiste ma sarà a breve termine: quando Nicola Sturgeon ha proposto il secondo Referendum sull’indipendenza scozzese la risposta di Theresa May è stata chiarissima: ha accettato di prendere in considerazione il voto, ma solo dopo che l’Inghilterra avrà superato la fase di contrattazione con l’UE e sarà uscita indenne da questa posizione critica. Per il Primo Ministro tutte le forze inglesi, in buona sostanza, devono essere coese per affrontare la Brexit, perciò ancora il Governo inglese non prende in considerazione la proposta referendaria scozzese. La tattica della May consiste nel rafforzare il più possibile il potere interno dell’Inghilterra, affinché sia l’Irlanda del Nord sia la Scozia capiscano che rimanere uniti sarà un vantaggio per tutti, sia nel presente sia in un futuro più prossimo.

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