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Dopo il voto USA

Elezione Trump: l’Europa si interroga e invita al dialogo

Tanti dubbi, ma l’Europa ha subito aperto le braccia al nuovo presidente degli Stati Uniti

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E’ il commercio, stupido!

Chi volesse riassumere la ‘sfida del secolo’ di questi ultimi mesi e giorni negli Usa da una prospettiva europea potrebbe ricorrere a queste tre parole senza sbagliare.  La ‘sfida’ tra Hillary Clinton e Donald Trump si è infatti basata su due punti fondamentali: quello che accadrà al commercio tra i due blocchi e il ruolo della Cina.

Finché non si giungerà ad un accordo che regoli gli scambi commerciali con tutti i corollari delle norme di sicurezza alimentare, di origine, garanzie sul made-in, e di un chiarimento definitivo sul sistema di regolamento delle dispute commerciali, come potrebbe essere la conclusione del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership),  i rapporti commerciali Ue-Usa rischiano ora di subire una svolta radicale dopo la vittoria del candidato repubblicano. Commercio sì ma di che tipo? Un’altra svolta radicale potrà essere quello della Cina nel commercio mondiale. Una Cina che  il Parlamento europeo si è rifiutato di recente di riconoscere come economia di mercato ma che gli Usa di Trump forse potrebbero rivalutare.  O forse no. Come non e’ ancora chiaro ma il rullo di tamburi si avvicina.

Poca preoccupazione desta invece il futuro dell’Alleanza Atlantica dove gli Usa attualmente sopportano il peso economico maggiore. Il ‘peso’ della Nato sul bilancio statunitense non è comunque una novità scoperta da Trump anche se il candidato repubblicano ha forzato la mano durante la sua infuocata campagna elettorale affermando che gli Usa dovrebbero abbandonare l’Europa al suo destino.

Appena i risultati definitivi delle elezioni americane sono diventati ufficiali, l’Europa ha invece aperto le braccia al nuovo presidente degli Stati Uniti. «L’elettorato statunitense si è espresso» ha detto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz aggiungendo che «la vittoria di Trump è inequivocabile e va rispettata. I miei complimenti a lui e al partito repubblicano per questa vittoria». Certo, «questa campagna al vetriolo e molto polarizzata non verrà ricordata come esemplare per l’America» ha aggiunto Schulz secondo cui ora a Trump spetta il non facile compito di rimettere insieme i pezzi di un Paese diviso. «Dalla Siria all’Iraq, dall’Ucraina alla Libia, il ruolo di Trump in campo diplomatico verrà messo alla prova a partire da subito e richiederà la giusta quantità di responsabilità, autocontrollo e guida sicura». E ha concluso: «L’Ue si è impegnata a mantenere questa relazione. Speriamo che la stessa cosa sia vera anche per il presidente degli Stati Uniti».

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