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Egitto: l’opposizione si riorganizza?

Riunione a Istanbul di alcuni dei gruppi di opposizione, il cartello 'Gennaio ci unisce' alla prova dei fatti

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Alla vigilia dell’anniversario del 25 gennaio 2011, che ha portato alla destituzione del Presidente Hosni Mubarak, l’Egitto è nuovamente sotto attacco, mentre l’opposizione nei giorni scorsi ha dato segni di ricomposizione.

Oggi un attacco kamikaze nel Sinai ha causato 9 morti e 12 feriti a un posto di blocco della sicurezza ad al-Arish, capoluogo della penisola del Sinai, nel nord dell’Egitto.
Un gruppo armato ha aperto il fuoco contro il check-point. Successivamente un attentatore suicida si è fatto saltare in aria a bordo di un camion della spazzatura.

Le condizioni di sicurezza nel Sinai si sono progressivamente deteriorate dopo la destituzione, nel 2013, del Presidente islamista Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli Musulmani. Da allora, la provincia è stata teatro di numerosi attentati eseguiti da gruppi jihadisti contro le forze di sicurezza.

Nei giorni scorsi, alcuni gruppi dell’opposizione egiziana si sono riuniti a Istanbul con l’obiettivo di organizzarsi per l’anniversario della rivoluzione del 25 gennaio. I partecipanti hanno inaugurato una campagna chiamata ‘Gennaio ci unisce’, ribadendo che le condizioni del Paese «necessitano di lavorare insieme al fine di raggiungere gli obiettivi della rivoluzione di gennaio».

Per altro, nei giorni scorsi, l’attivista Ahmed Maher, uno dei leader della rivoluzione del 2011, era stato liberato dopo avere scontato una pena di tre anni di prigione. Maher, 36 anni, è stato il fondatore e portavoce del Movimento del 6 Aprile, uno dei gruppi giovanili più attivi durante la rivolta del 2011. Secondo il suo avvocato, sarà posto in libertà vigilata per tre anni, nell’ambito della pena comminatagli. Maher era stato arrestato con altri attivisti nel novembre del 2013 durante una manifestazione al Cairo contro una nuova legge che vietava ogni assembramento pubblico non espressamente autorizzato dalle autorità del Cairo.

La spaccatura nell’ambito delle forze di opposizione che si è registrata nel corso degli ultimi tre anni suscita, negli analisti e osservatori dell’area, non poche perplessità sulla molte capacità di ritrovare lo spirito unitario della rivoluzione di gennaio da parte dei ‘superstiti’ di allora.

Abu Bakr Khilaf, Coordinatore dell’Osservatorio Arabo per la Libertà dei Media, guarda a quello che definisce ‘riallineamento’ delle forze di opposizione mettendo in guardia dagli errori del passato: «Compiremo il percorso con questo riallineamento al fine di creare un’alternativa rassicurante per il popolo egiziano».
Majdi Hamdane, ex leader nel ‘Fronte di salvezza’ afferma che le forze rivoluzionarie «hanno capito la truffa di questi tre anni», la divisione che ha condotto alloscioglimentodi fatto dell’opposizione. Hamdane parla della Fratellanza musulmana del Movimento 6 aprile e afferma che l’opposizione è stata decodificata come un demone, immagine che ha condotto l’opposizione a ritirarsi lasciando la scena al regime. «Opposizione che ora deve ritrovare la capacità di respingere le controversie e riconquistare i principi e lo spirito della rivoluzione».

Hamdane sottolinea che la corrente liberale che rappresenta rifiuta l’idea di un ritorno del Presidente deposto Mohamed Mursi, ma questo non deve comportare l’ennesimo conflitto all’interno dell’opposizione. La situazione economico-sociale del Paese  -è di qualche settimana fa la tensione che sembrò esplodere in una sorta di ‘rivoluzione’, definita ‘rivoluzione dei poveri’- depone a favore di un gennaio nel corso del quale si ritrovi lo spirito rivoluzionario.

L’analista politico Ossama al-Hotaimi afferma: «Parlare di un nuovo movimento rivoluzionario egiziano significa ignorare la realtà». Secondo Al-Hotaimi: «Il problema non è solo nel riallineamento delle componenti rivoluzionarie, ma anche nell’entità di reazione della strada», nella capacità di attrazione delle forze di opposizione. L’anniversario del 25 gennaio secondo l’analista trascorrerà senza incidere sulla realtà, malgrado i tentativi di reazione che si sono visti anche di recente, per esempio lo scorso 11 novembre, quando vi fu una sorta di prova generale di quella che venne definita ‘rivoluzione dei poveri’.

Nabil al-Fouly, ricercatore egiziano presso il Dipartimento di religione e filosofia all’Università Internazionale Islamica, a Islamabad, Pakistan, analista di  ‘Al Jazeera’, ci spiega che le istanze dalla maggioranza della popolazione si appuntano sulla risoluzione della crisi economicala creazione di opportunità di lavoro, e la garanzia di sicurezza, mentre vi è una grande fetta di egiziani, che non rappresenta la maggioranza, ma che si caratterizza per un buon livello di coscienza, le cui richieste si riassumono nel ritorno alla rivoluzione del 25 Gennaio, i cui obiettivi erano la libertà, la democrazia e l”indipendenza della politica estera dell’Egitto. Quelli che richiedono pane sono sicuramente in maggioranza rispetto ai secondi, che da soli sarebbero incapaci di sconfiggere il regime nella battaglia”.

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