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Ecuador e l’eredità rivoluzionaria di Correa

I pareri opposti dell'economista Pablo Lucio Paredes e del vice ministro Adolfo Salcedo

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QuitoDomenica 19 febbraio l’Ecuador sceglierà il suo nuovo Presidente; tuttavia, vada come vada nel Paese si parlerà ancora a lungo dell’attuale Presidente Rafael Correa, pronto a un periodo sabbatico in Belgio. Il quale si è reso protagonista anche di questa campagna elettorale che, formalmente, lo vede fuori dai giochi. Otto i candidati, il favorito è Lenin Moreno, vice Presidente di Rafael Correa dal 2007 al 2013. Alle sue spalle c’è Guillermo Lasso, ex banchiere e che già nelle ultime elezioni del 2013 era arrivato secondo dietro Correa. Solo outsider gli altri: Cynthia Viteri, l’unica candidata donna rappresentante di un partito tradizionale di destra, l’ex Sindaco della capitale (Quito) Paco Moncayo, il figlio del polemico e controverso ex Presidente della Repubblica Abdalà BucaramIvan Espinel, Patricio Zuquilanda e Washington Pesantez.

Al momento la situazione è nebulosa, con Moreno che sebbene sia considerato il favorito, potrebbe non riuscire a raggiungere la soglia del 40% che gli consentirebbe di evitare il ballottaggio. Inoltre ci si mettono anche i candidati stessi a rendere le cose complicate, visto che impostano la loro campagna su demagogia e retorica, che non fanno che confondere ed estenuare un elettorato abituato alla fermezza e alla chiarezza di Correa. Il clima poi è avvelenato dalle ultime vicende di cronaca. Diversi i pacchi bomba recapitati nei giorni scorsi, in particolare a giornalisti e al Presidente del Parlamento, Gabriela Rivadeneira. Secondo il Ministero dell’Interno «le caratteristiche dei dispositivi e il tipo di busta permettono di indicare che gli oggetti provengono dallo stesso mittente». Correa ha commentato la vicenda bollandola come ‘molto grave’ e ha affermato che si tratta di «persone che cercano di alterare le elezioni di domenica».

Ora parte il silenzio elettorale e per l’Ecuador c’è tanto da riflettere. Lenin Moreno ha presieduto una grande manifestazione a Guayaquil, ma diversi, tra cui la Viteri, hanno invitato gli elettori a monitorare il voto, segno di un clima che si sta avvelenando nel Paese. E a confermarlo è stato lo stesso Correa, che in una conferenza stampa ha accusato i due ex-banchieri William e Roberto Isaias fratelli, ora negli Stati Uniti e la cui estradizione è richiesta dal governo affinchè rispondano dei propri crimini finanziari, di cercare di influenzare il voto. «Credo però che non possano farlo, la decisione il popolo l’ha già presa», ha detto il presidente, aggiungendo che la campagna elettorale è stata ‘mediocre’ e che si è assistito al ‘Festival della menzogna’, con candidati che hanno portato avanti proposte ‘ridicole': «C’è stata una campagna davvero di basso livello», ha confermato Correa, secondo cui non ha suscitato passione ed entusiasmo, se non per il duo Lenin Moreno-Jorge Glas.

Sta di fatto che queste elezioni mettono fine a 10 anni di presidenza Correa, che di fatto ha rivoluzionato il Paese e che si è inserita nella lunga scia socialista dell’America Latina. E’ stato colui che ha stravolto il panorama sociale, politico ed economico della nazione con scelte coraggiose e spesso controverse che gli hanno fatto guadagnare non pochi nemici ma anche tanto appoggio e sostegno popolare. Un popolo che l’ha rieletto per ben tre volte e gli ha concesso moltissimi trionfi politici a dispetto di una tradizione, quella dell’Ecuador, contrassegnata da colpi di stato e defenestrazioni più o meno rocambolesche e che sono riuscite a mandare a casa o in esilio forzato più di un Presidente.

Ma per Correa il popolo ha sempre nutrito ben altri sentimenti, palesatisi il 30 settembre del 2010 quando il colpo di stato, stavolta, era toccato a lui e la gente scese in piazza per andare a difenderlo a costo della propria vita ed impedendo, di fatto, la sua destituzione. Ma ormai siamo giunti al tramonto del suo ultimo mandato; e noi de LINDRO siamo andati a chiedere a due personaggi di spicco del Paese come valutano l’operato di Correa e quale sia l’eredità che lascia al suo successore.

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