lunedì, gennaio 22

Ecco i conflitti da tenere d’occhio nel 2018 – Parte I Il report del Crisis Group sulla pericolosità delle 10 crisi del mondo odierno

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Mentre pubblicamente il Governo del Bangladesh sta cercando di convincere il Myanmar a riportare i rifugiati a casa, in realtà, non ha definito politiche, né adottato decisioni su come gestire, nel lungo periodo, più di un milione di Rohingya nel suo sud-est, lungo il confine con il Myanmar. La presenza stessa di una vasta popolazione di rifugiati apolidi, crea enormi pericoli per il Bangladesh:  un possibile aumento dei prezzi, salari in calo e la presenza dei rifugiati potrebbe anche essere strumentalizzata per alimentare il conflitto comunitario o aggravare le divisioni politiche prima delle elezioni previste per la fine del 2018.

 

Yemen

Con 8 milioni di persone sull’orlo della carestia, 1 milione di casi di colera dichiarati e oltre 3 milioni di sfollati interni, la guerra nello Yemen potrebbe degenerare ulteriormente nel 2018. Dopo un periodo di crescenti tensioni, duelli e assalti armati, l’ex Presidente Ali Abdullah Saleh ha annunciato a dicembre che il Congresso generale del popolo stava abbandonando la sua partnership con gli Houthi a favore della coalizione guidata dai sauditi. Saleh pagò con la sua stessa vita e fu ucciso immediatamente dai suoi ex soci. L’Arabia Saudita ed i suoi alleati, credono che il Congresso Houthi porti a nuove opportunità e sono convinti che esista una soluzione militare. Per questa ragione, intensificano la loro campagna militare ad un costo enorme per i civili ed i negoziati sono già una prospettiva lontana. Gli Houthi, allo stesso tempo, sentendosi incoraggiati dagli alleati potrebbero adottare una posizione più intransigente. Il General People’s Congress, un partito pragmatico centrista, potrebbe frammentarsi ulteriormente. Inoltre, il sud è diviso a causa della crescente spaccatura tra le forze fedeli al presidente yemenita Abed Rabbo Mansour Hadi e dei separatisti meridionali sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti.

 

Afghanistan

La guerra in Afghanistan sembra destinata ad intensificarsi nel 2018. La nuova strategia degli Stati Uniti in Afghanistan aumenta le tempistiche delle operazioni contro l’insurrezione talebana, con più forza da parte degli Stati Uniti, feroci attacchi aerei e offensive più aggressive da parte delle forze afghane. L’obiettivo, secondo gli alti funzionari statunitensi, è di fermare l‘attacco dei talebani e, infine, costringerli ad una soluzione politica. Per ora, però, la strategia è quasi esclusivamente militare e presenta diversi ostacoli. I talebani, infatti, dal 2001 controllano una porzione di territorio enorme, sono molto bene equipaggiati ed hanno la capacità di organizzare attacchi armati spettacolari. Godono ora anche di legami con l’Iran e la Russia. Il sostegno degli Stati Uniti potrebbe rafforzare il morale dell’esercito afghano, ma al contrario, un ritiro precipitoso degli aiuti potrebbe innescare il caos. Gli alleati statunitensi in Afghanistan dovrebbero spingere per una maggiore componente politica diplomatica; se così non sarà, i civili afghani ne pagheranno il prezzo.

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